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La prima follia: Babele
 
 
In questa sottosezione:
 
01-Introduzione
02-Complicazioni
03-La Torre civica
04-Potenza
05-Follia
06-La prima follia:      Babele
  Van Coppenol, il calligrafo
07-Via Vilfredo       Pareto
08-Le azioni degli       uomini
09-Derivate, residui e       derivazioni
10-Follie e reattività      sociale
11-Noi ed il nostro      futuro
12-Da una boa      all'altra
13-Le Frecce      Tricolori
14-La Matrioska
15-Il Fantolino
16-Tre pilastri per un'      idea
17-Idee circolanti
18-Circolazione      delle Elette
19-Tsunami
20-Sapienza e      scienza
   di Pietro Bondanini

Parleremo tutti un’unica lingua, oppure ogni cittadino di questo mondo potrà continuare a parlare la propria e l’interlocutore parlante un’altra lingua sarà in grado di capire come se ascoltasse la propria?

Le guerre, gli sconvolgimenti naturali quali i terremoti, le alluvioni, le carestie ecc. non necessariamente li considero follie e ciò perché questi sconvolgimenti portano i superstiti ricostruire quanto andato distrutto.

Sarei portato a considerare che anche la guerra mondiale non sia una follia: due guerre mondiali hanno distrutto la Germania; Ulm 1954: monumento tra le macerie oggi la Germania ha ricostruito tutto e riconquistato la propria identità territoriale. Inoltre, da tempo, è tornata ad essere tra le prime potenze mondiali. Le differenze tra la Germania di oggi e quella dell’inizio del secolo scorso non sono state prodotte dalle guerre che ha combattuto perdendo, ma da altro e le potenze vincitrici non hanno avuto, nel frattempo, sorte migliore.
Si produce una follia, quando, anche a seguito di qualche sconvolgimento naturale, un fatto esterno spinge la società ad organizzarsi in modo diverso. L'effetto originato dalle scoperte e dalle nuove applicazioni di carattere tecnologico, dalla seconda metà dello scorso millennio, ha originato un processo che lentamente si è esteso e continua ad estendersi su tutto il mondo. Questo processo è denominato rivoluzione industriale.

Mentre la navigazione oltre le colonne d'Ercole portava i mercanti a toccare gli estremi confini della terra rafforzando la borghesia, le nuove tecnologie conseguenti alle scoperte, alle invenzioni e all'innovazione dei cicli produttivi applicate all'agricoltura, come anche all'industria, hanno creato il cosiddetto proletariato, cioè la classe di chi vive nell'impresa col salario prodotto dal suo lavoro.

Se a lavorare in fabbrica si guadagna di più che faticare sulla terra, il contadino abbandona la terra e va in fabbrica con la prospettiva di migliorare le sue condizioni di vita ma col rischio di rimanere disoccupato nei momenti di crisi. Se, all'opposto, in fabbrica le catene di montaggio vengono sostituite dai robot si crea un fenomeno di disoccupazione endemico che comunque non induce l'operaio a tornare sui campi sui quali, peraltro, troverà la stessa tecnologia della fabbrica che l’ha licenziato.

Questo fenomeno di industrializzazione si è sviluppato in poco più di mezzo millennio tra l'invenzione del telaio meccanico e la robotizzazione delle catene di montaggio ed ora urge dotare di nuove energie per l'orientamento verso altre opportunità di guadagno chi, per effetto dello sviluppo di nuove tecnologie, vede azzerare il potenziale del proprio lavoro.

Dalla scoperta del fuoco alla pila atomica; dall'abaco al personal computer; dalla comunicazione vocale al telefonino cellulare a larga banda; dalla ruota alla navicella spaziale; dalla biblioteca d’Ebla ai server dove sono conservate le banche dati: questo è il ciclo continuo di scoperte, invenzioni, innovazioni che dalle origini della civiltà ha spinto perennemente gli uomini ad adattarsi al cambiamento; molti l'hanno originato: i più l'hanno subito.


Da sempre, in economia, la domanda di beni ha ecceduto sull'offerta. Oggi è l'offerta che si adatta alla domanda: ovvero non sono più i consumi che vengono distribuiti in base alla disponibilità dei beni, ma è la produzione dei beni che crea il consumo.

Questa la ritengo essere la più grande follia di tutti i tempi che si conclude con il creare la nuova civiltà nella quale viviamo da qualche tempo: quella dei consumi! Non è più il tempo della distribuzione dei beni disponibili, ma quello di realizzare una produttività tale da mantenere i consumi nella misura più alta possibile compatibilmente con le risorse disponibili che non sono illimitate.

Quindici anni fa nessuno aveva bisogno del telefonino. Avere il radiomobile installato sulla propria auto era lo status symbol di allora!
Tutti i contatti avvengono in tempo reale e oggi abbiamo inventato di vivere nel villaggio globale.Rembrandt van Rijn: Lieven Wilmesz van Coppenol

Da una parte, sembra che lo sviluppo possa avvenire senza che più nessuno abbia la necessità di lavorare se non per l'arte o per il proprio piacere, dall'altra, occorre che tutti imparino come si deve vivere la globalizzazione che in effetti esiste anche per chi non la vuole.

Un fatto è certo: lo schiavo non serve più, ma sostenere che l'umanità vivrà tra breve e per sempre nella "aurea mediocritas" del patrizio romano, sembra incredibile.

In origine gli uomini parlavano una lingua sola, ma quando vollero costruire la torre di Babele, il buon Dio fece in modo che non si capissero più e nacquero tante lingue. A prescindere dalla storicità di questo evento biblico, ma seguendo il suggerimento che ha formato il titolo del celebre libro di Keller Werner, “La bibbia aveva ragione”, ritengo che l’evento che ha interessato la Torre di Babele possa ben comprendersi tra le prime grandi follie che hanno complicato la vita dell’umanità. Gli effetti di questa follia li viviamo ancora!
Quante lingue sono parlate nell'Europa che prossimamente unirà venticinque nazioni? Ecco una grossa complicazione che grava sull’umanità dai tempi della Torre di Babele.
Con la creazione di tutte queste unioni, federazioni, organismi plurilaterali sotto l’egida dell’ONU viviamo forse la fase di completamento della Torre di Babele?

Parleremo un'unica lingua come sudditi del Leviatano, oppure ogni cittadino di questo mondo potrà continuare a parlare la propria e l’interlocutore parlante un’altra lingua sarà in grado di capire come se ascoltasse la propria?

Ma qui ci avviciniamo troppo al presente e, pertanto rinvio il visitatore agli argomenti degli “Eventi di oggi visti ieri”.

°°°

Le complicazioni semplici sono interpretabili dai singoli secondo la convenienza di ciascuno: la pioggia è gradita in primavera, non piace al tempo di mietitura. In piazza, un evviva o un abbasso indica lo stato d'animo dell’assemblea popolare e la frase “lavoro per tutti” è gradita, mentre disoccupazione provoca malumore. L’oratore comunica all’assemblea argomenti che ritiene veri e su tutto ciò che dice difficilmente si trovano argomenti tali da metterne in dubbio la verità.
Anche il maestro di scuola elementare comunica ai propri alunni argomenti universalmente veri.

Ad esempio:

A = B; B = C; A = C.

L’espressione è vera ma è una astrazione teorica. Nella sua applicazione, si troverà sempre qualcuno che metterà in dubbio che realmente l'oggetto A sia uguale all'oggetto B ... e da qui nascono i problemi per sapere se, in effetti, l'oggetto C sia uguale all'oggetto A.

Si va a tentoni ed ognuno pensa alla propria convenienza!

Si fa un'ipotesi di verità che si vuole dimostrare vagando tra tendenze, quantità scarsamente misurabili e non misurabili; infine si decide d'autorità con motivazioni fideistiche o fantasiosamente affascinanti per ricercare un vasto consenso. E così nascono gli "Evviva!" e gli "Abbassi" e tutte le affermazioni come: "Piove: governo ladro".

A questo punto, per fare chiarezza in questa confusa materia ritengo utile collegarmi al pensiero del grande economista e sociologo Vilfredo Pareto del quale offro subito un saggio riguardo al modo corretto di esaminare i fenomeni nei suoi vari passaggi dalla teoria al concreto. Il brano è tratto dall'edizione critica a cura di Giovanni Busino del Trattato dsi sociologia generale di Vilfredo Pareto (Utet - 1988) §§ 32-36

 

Nell'economia politica devonsi aggiungere, non sostituire, le teorie dell'economia applicata alle teorie dell'economia pura o applicata!

Questo ritengo essere il colpo di genio di Pareto.

Aggiungere non sostituire !!

Ecco l'errore che ancora comunemente viene compiuto non solo da pseudo-scienziati qualcuno dei quali si fregia anche di un premio Nobel, ma soprattutto dai governanti che si lasciano irretire da sindacalisti impazziti che pensano di creare un equilibrio economico e tutelare il lavoro su basi false come quella del salario è una variabile indipendente o peggio, della riduzione dell'orario di lavoro che aumenta l'occupazione.

C'è anche chi pensa di tutelare il capitale e stimolare gli investimenti aumentando la liquidità delle banche perché concedano prestiti al consumo e mutui per la casa anche a chi non è in grado di pagarli.

 

Roma, 7 aprile 2003
Aggiornamento del 28 aprile 2006
Aggiornamento dell'11 agosto 2007

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Via Vilfredo Pareto  --->>

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