A mio parere, i cinque principi formulati nella pagina precedente, costituiscono la struttura portante per trasformare la nazione - stato di diritto in popolo - nazione di libertà.
Oggi, le nazioni dell'Occidente che si sono costituite in democrazie compiute, per vari motivi che appariranno nelle pagine successive a questo capitolo, sono fondate sulla concessione di diritti sotto un principio di uguaglianza che considero falso. Infatti, non è vero che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; è vero, invece, che la legge rende uguali i cittadini in un contesto sociale assistito e governato da élites che gestiscono poteri frammentati.
Una società del genere è il risultato di varie e contraddittorie teorie prodotte dal secolo dei lumi in poi: tutte da considerare utopie perchè il principio di uguaglianza è ingiusto e velleitario. Infatti la concessione di libertà a cittadini ridotti ad essere uguali è una violazione all'individualità e causa un livellamento inaccettabile specie nei raggruppamenti sociali poco integrati; infatti, in un'epoca di globalizzazione come la nostra, la concessione di libertà a diseguali crea contrasti insanabili che inevitabilmente possono causare rivolte, sfociare in disordini politici ed innescare moti rivoluzionari.
E di questi contrasti abbiamo già dei signficativi esempi in Francia con i moti nelle banlieues iniziati nel mese di novembre 2005 e non ancora sopiti e con la preoccupante emulazione che eminenti uomini politici della maggioranza (al governo Berlusconi è succeduto quello di Prodi) che auspicano la Rivoluzione francese anche in Italia.
A me appare chiaro che qualsiasi intervento diverso da quello di far rivivere il senso di libertà quale insito nella natura umana possa costituire il crearsi di nuove tirannie e potenziare il Leviatano che sentiamo inesorabilmente avvicinare sino a ghermirci dal concepimento alla morte. Al riguardo i segnali sono preoccupanti: basti richiamare l'attenzione che il mondo politico occidentale pone su temi che, prima di essere svolti sul piano economico-sociale, dovrebbero ottenere una risposta sul piano etico, come, ad esempio, la manipolazione delle cellule staminali, la socializzazione della privacy, e l'eutanasia.
Per ora, non scendo in altri particolari; ritengo invece sottolineare il fatto che, per fermare questo nefasto progresso, occorre che i cittadini riprendano coscienza di sè stessi abbandonando l'utopia di un paese che non c'è nè ci sarà mai, perchè libertà e dovere sono incognugabili, come, invece, libertà e coscienza lo sono.
Coscienza significa saper distinguere il bene dal male; identità significa avere e farsi riconoscere la propria coscienza; integrazione significa rendere possibile la condivisione di una coscienza comune.
La condivisione ha un grado che parte da un valore negativo minimo che si chiama intolleranza passa per un valore nullo che si chiama reciproca ignoranza o indifferenza e giunge ad un valore massimo che si chiama amore transitando per le varie forme di solidarietà: affettiva, collaborativa, economica, assistenziale, previdenziale ecc.
E' possibile che si rendano necessari aggiornamenti, modifiche ed integrazioni ai principi di libertà così definiti e al caso ritengo opportuno contrassegnarli con un numero di versione per lasciare intatto il procedimento nella formulazione della proposta di un modello di ordinamento sociale condiviso che forma oggetto di trattazione nelle prossime pagine.
Principi per una proposta di un modello di
ordinamento sociale condiviso
(Versione 1)
- Tutti hanno coscienza che l'uomo è re nella natura e la natura è asservita all'uomo per i propri bisogni;
- Tutti possono comportarsi liberamente in modo da non portare nocumento ad alcuno;
- Tutti agiscono in modo trasparente e nel rispetto di sè stessi e del prossimo;
- Tutti possono scegliere l'occupazione più gradita alla propria indole volta ad operare sui quattro fattori primari di produzione economica (terra, capitale, impresa e lavoro);
- Tutti possono associarsi per la tutela della propria identità e dei propri interessi.
I principi, così come sono formulati, trovano fondamento sulla libertà individuale; non sui diritti, come usualamente si ritiene di fondare gli atti costitutivi degli organismi sociali. La libertà appartiene ad un ordine superiore al diritto in quanto alla libertà si contrappone l'annientamento della possibilità di scelta, al diritto quello del dovere che è il quanto necessario per l'esercizio del diritto.
La questione è molto importante nei riguardi della progettazione del sistema di regolamentazione dei poteri necessari a realizzare l'equilibrio sociale ed il dovere non deve nascere per l'equilibrio stesso, ma dal danno emergente dallo sconfinamento della libertà in atti dannosi al prossimo e alle risorse naturali disponibili.
Il riconoscimento di un diritto è limitativo rispetto a quello di godere una libertà. Infatti dire che ho diritto di fondare un'impresa è diverso dal dire che sono libero di creare un'impresa. Nel primo caso fondare presuppone l'osservanza di precetti che potrebbero vincolare inutilmente l'azione operativa; nel secondo, creare presuppone agire superando i soli ostacoli che realmente si succedono nel crearla e nell'esercirla.
Queste sono mie convinzioni personali che nascono dalle osservazioni sulla vita politica del paese nel quale vivo come semplice libero elettore svincolato da qualsiasi ideologia, ma sicuro dell'importanza delle manifestazioni elettorali per gli effetti sociali che ne derivano ai fini della mia collocazione nella comunità nella quale avrei voluto, ancora oggi voglio e, in futuro vorrò essere integrato condividendone appieno l'identità.
Sin dal 25 maggio 1958, giorno in cui, per la prima volta, espressi il mio voto per un partito di centro orientato alla costruzione dell'Europa così come era stata concepita dal Trattato di Roma.
In seguito, fui sostenitore per la nascita in Italia di una socialdemocrazia sul modello nord-europeo.
Ora, sono ancora in attesa che si realizzino le condizioni minimali perchè si diffonda con profusione una coscienza civile europea che superi, per sempre, il conflitto popolo-nazione.
A tal fine tenterò di far apparire come verosimile e non utopistico, nell'orizzonte della società in cui viviamo, lo schiudersi di un'apertura che, attraverso ostacoli residuali legati alla persistenza degli aggregati espressi dai poteri forti, consenta alla politica di uniformarsi ai cinque principi paradigmatici più sopra menzionati.
Ciò non vuol dire formulare un credo e farne oggetto di una fede fondante: significa solo che la coscienza della metà più uno, che rappresenta la maggioranza degli aventi diritto al voto nelle democrazie compiute, li faccia propri e sappia orientarsi verso proposte politiche coerenti che non possono essere altre che quelle ispirate agli anzidetti principi.
La mia tesi è, come già detto, che gli uomini hanno la reale possibilità di affrancarsi dal bisogno stante le risorse di cui dispone, ma, ancora oggi, giocano poteri forti che si oppongono ad ogni iniziativa di aggiornamento costituzionale, sviano ogni sviluppo in senso liberale, operano ai limiti della legalità con la connivenza di strutture parassitarie diffuse in ogni organismo istituzionale e cercano di strappare il consenso inventandosi una cultura autoreferenziata dominando i media, la scuola ed ogni altra istituzione; il tutto in palese, sfacciato e insolente contrasto con qualunque iniziativa che si realizzi contro tali loro fini affatto trasparenti.
In questa pagina, come nelle altre che seguono, riproduco i fatti salienti, come quelli appena sopra accennati, che si oppongono ad un aggiornamento del nostro sistema sociale, oggi particolarmente perturbato dai problemi di integrazione prodotti dalla globalizzazione, verso il raggiungimento di un nuovo equilibrio sostanzialmente pacificato dai contrasti ideologici ancora persistenti.
Queste perturbazioni sono attizzate dai tuttologi di turno e soprattutto da chi appone ostacoli sulla via della libertà dal bisogno che è il presupposto essenziale per formulare una proposta politica ispirata ai suddetti cinque principi da offrire a tutte le nazioni per l'inserimento nei loro atti costitutivi.
Dopo questa lunga premessa che serve a delineare il contenuto delle pagine che da ora in poi (per successione di date, non di pagine) appariranno sul mio sito Argomenti del passato, al presente, vengo a trattare il tema proposto dal titolo di questa con lo scambio di commenti tra me e il blogghista di www.vortexmind.net. relativi ad un post intitolato: Manuale di storia franco-tedesco che trascrivo qui di seguito:
Come si sa, spesso la ricerca storica si scontra con pregiudizi nazionali e di parte, che tendono ad esaltare molti tratti relativi alle imprese della propria nazione a danno di quelle compiute dalle altre, se non addirittura a sfociare in mistificazioni e informazioni totalmente errate volte a dipingere interi eventi in maniera faziosa.
Da questo punto di vista fa piacere sapere che il progetto franco-tedesco di rilasciare un manuale di storia comune per i licei è finalmente arrivato in porto. Stando a quanto riportato qui, è stato pubblicato il libro “Histoire-Geschichte“, edito in lingua francese e tedesca e riguardante tutti gli eventi storici dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.
Esso è parte di una serie di tre libri, che copriranno anche i periodi storici precedenti fino all’antichità e che verranno rilasciati nei prossimi anni. Il progetto fu annunciato nel 2003 sotto la spinta del presidente francese J.Chirac e del cancelliere tedesco G.Schroeder, in seguito ad un incontro con studenti di entrambi i paesi. Il libro è il risultato del lavoro di equipe di 10 storici francesi e tedeschi.
Che dire? Un’ottimo esempio direi, finalmente si cercano di superare le barriere nazionali per essere quanto più obiettivi possibile in un’ottica europea. E anche un segnale per il nostro paese dove non solo non si ha ancora il distacco necessario per parlare del nostro passato in un’ottica globale, ma non si riesce nemmeno a trovare un accordo interno relativo alle vicende che hanno riguardato la nostra storia recente, con continui revisionismi, omissioni ed esagerazioni da tutte le parti.
I commenti possono essere letti direttamente QUI.
Dopo il mio ultimo intervento il mio simpatico amico appena laureato alla Bocconi ha cassato il post dalla sua home-page senza offrire altre occasioni per concludere il dibattito.
Non che gli faccia torto, anzi è un giovane che ama rilevare fatti interessanti e contemporaneamente divertirsi, come faccio io, da meno giovane, nella rete ma, per la questione in esame, credo che sia opportuno approfondirlo e trasferire il tutto in questo mio spazio, proponendo un tema di discussione riguardo al modo di rappresentare la storia.
Ritengo che la questione sia fondamentale perchè, come più sopra ho scritto la coscienza della popolazione europea risolva, per sempre, il conflitto popolo-nazione.
Roma, 10 giugno 2006
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