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Parla il Dottore in filosofia islamica
 
 
Califfato: abolito nel 1924, a seguito di una conferenza tenutasi a Dehli il 26 settembre cui hanno partecipato i rappresentanti di tutte le religioni: hindù, musulmani e altre minoranze religiose (parsi, sikh e cristiani). Attualmente le comunità islamiche sono inserite in nazioni-stato indipendenti. La Turchia, erede dell’impero ottomano, si era già costituita nazione-stato nel 1922.
Corano è la rivelazione della Parola o del Verbo di Dio: questo è il fondamento dell’Islam. Il Corano non può essere tradotto in nessun’altra lingua; può essere solo parafrasato o interpretato. L’insegnamento è impartito ai bambini sin dalla più tenera età, da un maestro che li indirizza a recitare a memoria il testo sacro.
Egira vuol dire emigrazione e si riferisce all’episodio della cacciata di Maometto con la sua piccola comunità di seguaci dalla Mecca da dove si recò a Medina nel 622 d.C. che segna l’inizio dell’era islamica.
Espansione islamica: L’impero islamico dalla Spagna all’India si frammentò dall’inizio del secolo IX in poi. I regnanti locali (sultani, emiri, califfi e re) rimpiazzarono il Califfo supremo.
I mongoli posero fine al Califfato di Bagdad nel 1258. Nel 1453 i turchi ottomani presero Costantinopoli e divennero la più grande potenza islamica fuori dell’India, governata dai moghul. Gli shiiti si impadronirono del potere in Persia. Nel secolo XIX l’espansione europea minacciava l’indipendenza islamica che si era stabilmente riaffermata.
Grande Jihad: è la guerra santa contro i nemici di Dio, cioè i pagani che rifiutano la conversione, mentre le "genti del libro" (ebrei, cristiani, zoroastriani, possessori di un libro sacro) non devono essere costretti a convertirsi.
Piccola Jihad significa guerra santa ed è la lotta che ogni musulmano abile deve ingaggiare quando l’Islam viene attaccato.
di Pietro Bondanini     

Da una tavola rotonda interreligiosa ho tratto la conferma su ciò che è stata sempre una mia convinzione: la religione non è l’oppio dei popoli. La religione deve essere inserita nella costituzione di tutti gli Stati – Nazione.

Il Dottore in filosofia islamica parlò per ultimo e concluse il primo giro degli interventi.

Ho raccolto le mie impressioni sul suo dire con grande difficoltà perché le differenze culturali tra il nostro mondo e quello islamico segnato da contrasti secolari sfociati in continue lotte di conquista e di riconquista territoriale, fa sì che per realizzare la piena comprensione, occorre assimilare il significato che l’interlocutore intende dare ad ogni parola che pronuncia.

Da ciò si comprende realmente che è necessario seguire il consiglio del Rabbino nel mostrare se stessi come si è, inducendo l’interlocutore a comportarsi allo stesso modo: il Dottore mostrò se stesso ed io, ascoltatore, mi sono premurato di capire e di documentarmi prima di esprimermi. Ecco qui a fianco, il significato dei termini usati nel suo discorso.

Il Dottore iniziò col mettere in chiara luce i pregiudizi diffusi in occidente che compromettono i rapporti con l’Islam: qui sono ragruppati in due insiemi: l'uno storico e l'altro religioso .

  1. La storia. L’Islam che, dal primo secolo di vita, si è espanso dalla Mecca verso occidente sino all’Oceano Atlantico e, ad oriente, sino all’India ed ai confini della Cina, va considerato soprattutto sotto il profilo della diffusione di una religione lungo le vie carovaniere percorse dai beduini e marittime arrivando a toccare tutti i porti del Mediterraneo.
    L’impero persiano per primo e, subito dopo, ciò che restava dell’impero romano decaduto e scisso tra quello di oriente a Bisanzio e quello di occidente a Ravenna, erano allo stremo della loro decadenza rispettivamente consumati dalle invasioni barbariche e da continue e dilanianti dispute religiose, senza parlare poi della situazione nel nord Africa dominato dall’Egitto ed in preda a dispute che gli imperi non riuscivano a sedare.
    Solo nei secoli successivi vi fu un più evidente contrasto da parte dell’Europa occidentale, con alterne vicende militari, la prima a Poitiers, nel mese di ottobre del 732, dove Carlo Martello attacca le truppe del generale ‘Abd ar-Rahman che viene sconfitto e ucciso, poi con le crociate intervallate dall’invasione dei mongoli ed infine con la fondazione dell’impero ottomano che ha avuto il suo massimo splendore con Solimano il magnifico (1520-1566).
    L’espansione, dopo cruente lotte, si attenuò sino a fermarsi ad iniziare dal 1697 nella grande battaglia di Zenta vinta dal Principe Eugenio di Savoia, feld maresciallo dell’Impero Austro-Ungarico e a concludersi nel 1717 quando le truppe dello stesso Principe occuparono Belgrado e sconfissero i turchi che perdettero il controllo dell’intera Ungheria.
    Da quel momento iniziò la disgregazione dell’impero ottomano che si completò nel 1922 con la nascita della Turchia come nazione moderna di tipo occidentale, ad opera di Kamal Ataturk che, in quell’anno, proclamò l’abolizione del Sultanato.
  2. Il Corano è la rivelazione della parola di Dio, al quale il legislatore deve ispirarsi. La legge non è scritta nel Corano, ma è la Shari’a che è compilata da esperti secondo metodi e scuole religiose. Il Califfo, che corrisponde al Capo dello stato, è il garante della Shari’a ed ha quindi poteri limitati perché non può derogare dalla legge formulata dalle scuole.
    I movimenti fondamentalisti islamici così temuti in occidente, ma anche in tutti paesi islamici dove la vita si svolge pacificamente, non trovano spazio nel Corano.
    Questi movimenti sono guidati da maestri che, nell’intento di ritornare alla purezza originaria dell’islamismo, formulano una falsa interpretazione del Corano dal quale pensano di trarre la giustificazione per costruire una Shari’a tutta loro che nega all’uomo ogni pur piccolo diritto alla libertà.
    Tali movimenti che si ritengono oggi tutti collegati ad Al Qaida sostengono il terrorismo combattendo ovunque nel mondo come se tutti i non musulmani fossero peccatori.
    Pertanto, la loro Jihad sembra compiersi non solo per difendersi quando vengono attaccati, ma per eliminare gli “infedeli” ovunque essi siano ed installarsi al loro posto: nell’ordine, gli ebrei, i cristiani, gli induisti, i buddisti, gli animalisti e, per ultimo, gli stessi musulmani non rispettosi della “loro Shari’a”.
    La questione palestinese è tutt’altra cosa. E’ la tragedia di due popoli che devono spartirsi un territorio comune.
    Il fondamentalismo islamico, qui, trova quel tanto spazio che basta per fomentare il terrorismo solo nei confronti degli ebrei d’Israele.
  3. Per il Corano, la base della società civile è la famiglia.
    L’uomo ha l’obbligo morale di sposarsi. La poligamia è ammissibile solo nel caso di società tribali dove vi sia un eccesso di donne sugli uomini e si manifesti la necessità di ripopolamento a seguito di eventi bellici, oppure nel caso di conquiste territoriali.
    Una nazione moderna non può consentirlo e deve prevedere il solo matrimonio civile separato da quello religioso come in atto già in tutti i paesi occidentali. Uno sguardo alla fonte del diritto naturale, che oltre nel Corano trova un fortissimo radicamento nella Bibbia, dovrebbe indurre il legislatore a non percorrere vie diverse da quelle di regolamentare i rapporti umani in modo da non allontanarli dal concetto di famiglia tradizionale che costituisce la base di ogni società civile.
    Anche le parole del Papa, al riguardo, sono un monito da ascoltare. Libertà sì; libertarismo no, perché è contro natura!

Questi i principali pregiudizi che ostacolano la comprensione degli occidentali nei confronti dell’Islam.

I pregiudizi correnti dei musulmani nei confronti degli occidentali sono invece legati a tre aspetti fondamentali:

  • la politica coloniale iniziata dagli inglesi in India, gestita dalla famosa Compagnia delle Indie, proseguita da tutti i paesi europei che chi più e chi meno ha investito per costituire nelle colonie le strutture base per il loro sviluppo in senso occidentale;
  • l’intervento degli USA negli stati arabi che sembrano esclusivamente tesi a soddisfare la loro politica commerciale e petrolifera, in particolare;
  • la licenziosità del comportamento della popolazione dei paesi occidentali che traspare evidente dai giornali, dalla televisione e genericamente da tutti i media. La formulazione di certe leggi come quella della regolarizzazione delle coppie omosessuali in alcuni paesi dell’Europa, non contribuiscono certo all’instaurazione di buoni rapporti con l’Islam. 

Il Dottore terminò il suo intervento mostrandosi alquanto ottimista sulla pacifica convivenza delle tre religioni che, a suo parere, si potrà peraltro realizzare a queste condizioni essenziali:

  • quella di abbattere tutti i regimi instaurati nei paesi aderenti all’ONU non osservanti i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ;
  • quella che si attui ovunque ed in particolare in tutti i paesi islamici, specie quelli ove vige tuttora la forma di Stato “teocratico”, la costituzione dello Stato democratico laico sul modello occidentale, quali già esistono in Turchia ed in Tunisia.
  • quella che, in tutte le costituzioni dei paesi del mondo intero, sia prevista una forma di concordato tra stati e forme religiose, distinguendole tra quelle riconosciute e le altre da considerarsi come semplici movimenti culturali, in modo che ognuna possa esercitare un’efficace autorità morale nei confronti dei propri fedeli ed evitare che i comportamenti licenziosi illegali offendano i cittadini di qualsiasi religione. L’autorità religiosa per i musulmani potrebbe essere un Muftì con poteri consultivi in materia esclusivamente religiosa (festività religiose, catechismo, fabbricati religiosi, finanziamento ecc.), nei confronti delle autorità locali, così come vige nei paesi islamici.

 

20 novembre 2003

 


<<---  Parla il Prete
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Tavola rotonda: 2° giro; concl.  --->>


Islam vuol dire sottomissione ma le tre lettere slm che vi sono incluse sono analoghe al termine ebraico di shalom, il saluto di pace. Ne deriva che Islam significa “entrare in uno stato di pace e sicurezza con Dio attraverso la sottomissione e la resa a Lui”.
I cinque pilastri dell’Islam:
  1. Shahada: è la professione di fede: “Non c’è Dio tranne Iddio e Maometto è il Messaggero di Dio”.
  2. Salat: le cinque fasi al giorno per l’invito alla preghiera.
  3. Sawm: il digiuno osservato nel mese del Ramadam. I musulmani usano un calendario che comprende dodici mesi lunari. L’anno risulta essere di 354 giorni.
  4. Zakat: l’elemosina che è una tassa volontaria sui guadagni annuali del 25%
  5. Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca nel dodicesimo mese islamico, dove è eretta la Ka’ba.

Ka’ba: i fedeli credono che sia stata ricostruita per comando di Dio da Abramo e da Ismaele, il figlio avuto da Agar. E’ situata nello stesso luogo ove si dice fosse il santuario fondato da Adamo per custodire la “Pietra nera”. Nel periodo preislamico era il luogo ove si veneravano 360 divinità arabe. Nel 630 Maometto abbatté gli idoli e riconsacrò il luogo. Attualmente la Ka’ba è il luogo dove i musulmani si recano in pellegrinaggio e dove hanno sede le scuole religiose e giuridiche alle quali gli Imam traggono la base della loro conoscenza e tutti i fedeli l’ispirazione al loro retto agire.
Moschea: significa luogo di prostrazione. E’ il luogo dove i musulmani si radunano per prostrarsi in preghiera specie il venerdì giorno dell’assemblea. I personaggi principali della Moschea sono l’Imam che guida la preghiera, il muadhdhin (muezzino), che invita alla pre-ghiera e il Khatip, il predicatore.
Radici dell'integralismo
di Pietro M. Trivelli (*)
ROMA -
«Obbedienza assoluta agli ordini del capo, cioè l’imam. Un murida deve obbedire all’imam, senza discutere, senza ragionare, anche se l’imam gli ordinasse l’assassinio o esigesse il suicidio». Così annotava Alexandre Dumas nel 1859, descrivendo la spietata "dottrina" del muridismo, uno dei movimenti più fanatici dell’islamismo, lo stesso cui sembra essersi ispirato Osama bin Laden. Dumas padre aveva appena viaggiato per due anni in Russia e nel Caucaso, dove si ritrovò "inviato" assai speciale durante una delle ricorrenti rivolte antirusse in terra di Cecenia. La guerriglia di cui fu testimone durava da più di trent’anni (dal 1824), nel perpetuarsi di ribellioni che da almeno tre secoli oppongono i ceceni ai russi, per rivendicare piena autonomia, prima contro lo Zar, poi contro Stalin ed ora contro Putin; in una plaga afflitta da inestinguibili conflitti etnici, inaspriti da ostili tradizioni, con più di cento lingue diverse (134 interpreti occorsero ai Romani, alle prese con i gruppi caucasici, nella testimonianza di Plinio). Dumas seppe subito cogliere l’atavico odio che impediva alle donne cecene di sposare chi non avesse ucciso un russo. Ma osservò, soprattutto, quanto questo odio fosse cementato dal fanatismo religioso. Indagò sul fondatore del muridismo, Kasi-Mullah, e sul suo pupillo Shamil, che guidava la rivolta. Lo stesso autore dei Tre Moschettieri, del resto, era stato protagonista di gesta rivoluzionarie: figlio di un generale e nipote di una schiava negra, Alexandre Dumas partecipò ai moti del 1848, prima di diventare compagno di battaglia di Garibaldi, che raggiunse a Palermo e seguì a Napoli dove divenne direttore dei musei. «Il muridismo è all’islamismo ciò che il protestantesimo è alla religione cristiana», scriveva Dumas dalla Cecenia, riferendosi all’intransigenza di Shamil e dei suoi seguaci (ai quali, per esempio, era proibito radersi la barba e vietato fumare), un secolo e mezzo fa, prima che il fanatismo religioso s’insaguinasse del terrorismo globalizzato. Per restare in tema truculento, Dumas comincia il suo "reportage ceceno" (che sta per essere pubblicato dall’editore Rubbettino col titolo La guerra santa, a cura di Antonio Coltellaro), ricordando che Shamil - quasi un presagio - nacque quando fu assassinato il figlio della zarina Caterina II, a San Pietroburgo, nel Palazzo Rosso. Scudiero e discepolo di Kasi-Mullah (che sceso dalle montagne nel 1831, prese il potere dopo aver tagliato seimila teste), Shamil si assicurò la successione con un’astuzia per niente ortodossa. Allorché il capo fu finalmente ucciso in un’ennesima battaglia contro i russi, anche lui si finse morto. E poi: «Appena i Russi ebbero lasciato il campo - racconta Dumas - al calar della notte, egli si alzò, cercò il corpo del suo signore, lo ritrovò e lo mise seduto nella posizione di un uomo che prega anche dopo la morte». Così fece credere di aver assistito Kasi-Mullah fino all’ultimo istante, ottenendone l’inoppugnabile prova di essere designato alla successione, nella mira di realizzare uno Stato teocratico islamico. Ma la messinscena non bastò. Altre vicende di sangue, altri ostacoli, fra intrighi e cospirazioni, si opponevano a Shamil da parte di rivali altrettanto fanatici. I quali - come narra Dumas con asciuttezza di reporter - predicavano: «Chi ucciderà un russo, cioè un nemico della nostra santa religione, godrà della felicità eterna».
(*)da "Il Messaggero" del 26 ottobre 2002
Muftì: dottore esperto nella legge religiosa islamica autorizzato dalle autorità civili a emettere pareri autorevoli.
Shari’a: è la legge del Corano compilata da esperti di religione e da giureconsulti che comprende tutte le attività personali e comunitarie. Metodi e scuole si svilupparono col tempo.
Shiiti: sono i seguaci del partito di Alì. Sono credenti che differiscono dagli altri, per il fatto che seguono anche gli insegnamenti del loro Imam che sono i discendenti di Alì, cugino e genero del Profeta, ispirati da Dio per dirigere la comunità. Dal secolo IX in poi, la discendenza degli Imam si interruppe e gli shiiti, da allora, sono guidati da pensatori individuali. I più grandi esperti sono gli ayatullàh o “segni di Dio”. Nel 1295, in Persia sale al trono dell’Ilkhanato Gazhan Mahamud, sovrano di notevoli capacità politiche e protettore dei commerci, sotto il quale l’Islam a tendenza shiita diventa religione di Stato.
Sunna: è la messa in atto della rivelazione da parte della comunità islamica dopo la morte di Maometto nel 632. E’ la tradizione tratta dal comportamento del Profeta in tutte le sue azioni. Fu stabilito un governo e delle leggi in armonia col Corano.
Lo stato tradizionale islamico: in origine il garante della Sunna era il Califfo, il successore del Profeta in terra della comunità islamica, cioè, il capo religioso (imamato) e laico (emirato). Nei seguenti 30 anni dalla morte del Profeta, si succedettero Abu Bakr (632-4), Omar (634-44), Uthman (644-56) e Alì (656-61).
Sunniti: alla morte di Alì, il suo rivale Muawiya, fondatore della dinastia Omniade (671-750) s’impadronì del potere. Dopo, la dinastia Abasside (750-1258) prevalse e spostò la capitale da Damasco a Bagdad, dove l’Islam raggiunse il massimo del suo splendore nei secoli VIII e IX con il califfo sunnita Harun al-Rashid.
Umma: è la comunità universale dei “credenti”. Nei paesi nei quali vige la religione musulmana la Umma segue pedissequamente la Shari’a e, assumendo il potere, si organizza in Stato “teocratico".
Wahabiti: movimento arabo, nato alla metà del secolo XVIII e proclamante la necessità del ritorno alla purezza originaria dell'islamismo.
Tale movimento occupò La Mecca nel 1803 e Medina nel 1805 ed iniziò a minacciare il potere ottomano in Siria.
Nel 1818 questa questa lotta trasformatasi in lunga guerra si concluse con la vittoria dell'Egitto.
Nel 1924 i wahhabiti conquistarono Ta'if, nello Hegiaz, costrinsero ad abdicare il re Husayn e riconquistarono La Mecca e poi Mediana.
L'8 gennaio 1926 ibn Sa'ud fu proclamato re di Hegiaz e Neged, ricevendo il riconoscimento della Gran Bretagna.
Nell'Arabia centrale, nel 1930, fu costituito il regno dell'Arabia Saudita (Su'udi), che fece propri i principi wahhbiti e tentò di fare in modo che i suoi sudditi vivessero in accordo col vero Islam.
Nel 1934, il re Abd al-Aziz III ibn Sa'ud concluse un trattato di amicizia con la Gran Bretagna e poco dopo intraprese una campagna militare contro lo Yemen, tradizionale avversario della dinastia Wahhabita.
Gli yemeniti furono duramente sconfitti, ma grazie la mediazione britannica riuscirono a conservare la loro indipendenza pur subendo perdite territoriali.
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