“La storia passa sulle nostre
teste senza che nulla si possa fare per modificarla o
arrestarla!"
Così ho scritto nella presentazione di questa
sezione: "... nulla si possa fare ...".
Impersonalmente la frase regge, ma se si ammettesse l'esistenza
di un soggetto capace di tanta potenza, chi potrebbe essere?
Con riferimento all'episodio della scheggia che non ha
colpito papà mio e dell'altra scheggia che ha colpito
un signore sconosciuto forse pure lui padre di altrettanta
prole, cosa è successo?
C'è una prole più fortunata di un'altra?
L'artigliere che ha sparato il colpo di cannone non entra
nel gioco?
Quale obiettivo costui doveva centrare nella direzione
indicata dal comando?
L'obiettivo era anche la tesa di un cappello?
Prima del suo verificarsi, questo episodio, doveva succedere
o poteva succedere?
Per una situazione analoga rinvio alla lettura di un episodio
in "Favole e raccontini brevi/Tempo di aratura" riguardante Giaruul che,
durante un operazione di pattugliamento col suo amico Gigiola,
al tempo dell'occupazione militare italiana in Grecia,
si trovarono nella necessità di sparare il primo
colpo di fucile.
Episodi del genere se ne potrebbero citare a migliaia,
anche non ricercandoli necessariamente in tempo di guerra,
ma termino qui gli interrogativi perché non voglio
emulare Italo Calvino che è un mito nel rappresentare
l'attimo fatale: nel tutto, l'evento si esaurisce in un
crescendo verso una situazione di inesauribile tenzone
tra casuale e causale; tra dimensioni temporali e spaziali
dall'infinito al nulla!
Non
scriverei queste cose, oppure le scriverei in modo diverso,
se non avessi appena letto "Il futuro è già determinato?" di Ilya
Prigogine, appena uscito da Di Renzo Editore.
Già il titolo ed il volto dei due filosofi greci
sulla copertina ha esercitato su di me un effetto calamita:
il mio entusiasmo è salito alle stelle quando ho
letto, a pagina 32, la dichiarazione dell'autore di non
sapere "quale sarà la posizione della luna
tra un milione di anni" ma che "l'esistenza
di milioni di insetti che osserviamo è una prova
di quella che potremmo chiamare la creatività della
natura."
L'autore, nel contesto del periodo nel quale è inserita
la breve frase qui riportata, richiama il pensiero di due
grandi filosofi: Parmenide ed Eraclito.
Parmenide insisteva che
non c'è niente di nuovo, che ogni cosa esiste ed
esisterà per sempre.
Eraclito insisteva sull'idea
del cambiamento.
Un dilemma che ha interessato i filosofi sino ad oggi
e che non ha trovato soluzione: ha ragione Parmenide, oppure
Eraclito?
Prigogine in poche pagine vuole dimostrare che il dilemma può essere
inserito in una cornice matematica esatta.
Non voglio riassumere lo svolgimento del tema dal punto
di vista matematico e per questo, chi ha interesse faccia
come me: spenda € 8,50 comprando il libro presso:
www.internetbookshop.it e si convinca, sempre come me,
che, le sue argomentazioni sono decisamente efficaci nel
confutare certe tendenze di pensiero che, con caparbia
pervicacia, vogliono sopravvivere.
Tento di rappresentare, a modo mio, le conseguenze di
quanto espone!
Innanzi tutto, sembra che il dilemma Parmenide - Eraclito
non sussista. Entrambi hanno ragione: l'unico a rimetterci
un po' le penne, a mio parere, è Platone che pasticcia
le cose tentando di risolvere il dilemma con "l'essere" e "il
non essere" per dire che il cambiamento è insito
in ciò che è e che non appare. Platone sostanzialmente
dice che bianco non è nero; bontà non è cattiveria
e da tutto ciò che è preesistente, nasce
il cambiamento dopo uno squilibrio ovvero una lotta insita
in tutte le cose create.
Le due concezioni sono vere nell'ambito di ciò che
si vuole osservare.
La natura si manifesta sotto varie forme ed ognuna di queste ha caratteristiche
sue peculiari nell'ambito delle dimensioni che si prendono a base dell'osservazione.
Siccome non sono un fisico, né un matematico, ma un modestissimo
speculatore nell'osservazione di fenomeni naturali, cerco di chiarirmi
le idee esaminando, sull'onda del pensiero di Ilya Prigogine, se quei fenomeni,
oggetto di studio della sociologia e della psicologia abbiano, nel fondo,
un comportamento affine.
Mi pongo una domanda: tutti i fenomeni compresi nelle
scienze citate, sono integrabili? Ovvero stabilito un principio
scientifico come quelli osservati nella fisica classica,
esiste per il tempo una direzione privilegiata sulla quale
fare previsioni esatte anche per l'economia?
Se fosse così la risposta alla domanda fatta dall'autore nel titolo
della propria opera sarebbe: il futuro è determinato nella misura
in cui si possa prevedere la data della scomparsa universale della povertà,
ad esempio.
Ilya Prigogine ci ricorda che, "per la fisica
classica, il futuro ed il passato giocano lo stesso ruolo e tutto procede
in modo predeterminato e che, per la termodinamica, tutto va verso la morte:
la morte termica".
Così si prevede anche la morte fisica di una persona, aggiungo io,
con tutto l'ausilio della scienze medica (causalità) e statistica
(causalità) che, dai tempi dei nostri antichi e celebri filosofi,
hanno progredito all'inverosimile.
Quindi, anche il benessere universale?
Nel modo classico con cui gli eventi si susseguono con
regolare continuità si arriva solo a sintetizzare
la storia universale in: nacque, visse e morì.
Ovvero nel senso pessimistico come in un processo di
termodinamica.
Il succedersi delle civiltà dimostrano che una
certa concezione deterministica della storia ha un fondamento
logico, ammesso però che ogni storia sia fine a
se stessa.
In realtà le regolarità storiche sono interrotte
da perturbazioni, da flussi provocati dai sistemi esterni
a quelli osservati e che creano nuovi cicli di fenomeni
la cui evoluzione è imprevedibile in relazione all'esperienza
passata.
Ogni fenomeno vive all'interno di un sistema che non
può essere spiegato dentro il sistema stesso: ad
esempio la relazione 1+1=2 non può essere dimostrata
dall'aritmetica (ricordate l'episodio di Achille e la tartaruga?),
come l'esistenza di Dio non può essere spiegata
né dalla teologia né dalla filosofia perchè trattasi di verità autoreferenti non dimostrabili come dice Goedel nel suo teorema.
Nell'ambito dei rispettivi sistemi, queste identità sono
atti di fede. Il fatto che la prima relazione sia stata
dimostrata in matematica analitica non comporta il fatto
che si debba anche dimostrare che per credere in Dio debba
esserci una dimostrazione.
La lezione di S. Tommaso apostolo c'insegna qualcosa
al riguardo: vedendo il costato ferito del Cristo ha creduto,
e quando ha creduto avrebbe anche potuto (come facoltà -
libertà - libero arbitrio) continuare a non credere.
Gli egiziani hanno costruito le piramidi prima che Pitagora
facesse la dimostrazione del suo famoso teorema!
Quindi occhio ai flussi, alle discontinuità, alle
tendenze che si susseguono nelle fasi di regolarità.
Sono i fatti
entelechiani, da me rinominati “follie”,
che possono darci potenti segnali degli andamenti futuri.
Ricordo che dai tempi del Trattato di Yalta, si diceva
che l'impero sovietico era un colosso dai piedi d'argilla.
Ci sono voluti quasi cinquanta anni perché crollasse il muro di
Berlino e chi sopravvisse da allora con questa convinzione, ebbe la soddisfazione
di dire che aveva ragione.
Ilya Prigogine sembra convinto che si possa arrivare
alla integrazione, ma, per ora, siamo fermi alla biologia
e tra la sociologia e la psicologia. Forse nuove
scoperte nel campo della fisica, porteranno nuovi elementi
per fare previsioni temporali. Per ora contentiamoci
di ciò che sappiamo già del futuro che
vedo in una sua evoluzione in senso ottimistico.
Quale futuro?
Non quello della costruzione di un nuovo muro di Berlino!
Ilya Prigogine dà preziose indicazioni,
al riguardo e riporto, per intero quanto dice nelle conclusioni a pagina
45 del suo libro più volte qui ricordato.
"Arriviamo così ad una diversa concezione
della realtà.
Laplace e Einstein credevano che l'uomo fosse una macchina all'interno
della macchina cosmica.
Spinoza affermava che senza saperlo siamo tutti macchine, cosa che non
sembra particolarmente soddisfacente. Tuttavia, nel descrivere il nostro
universo evoluzionistico, abbiamo fatto solo i primissimi passi. La scienza
e la fisica sono ben lontane dall'essere complete, come invece qualche
fisico teorico vuole farci credere.
Al contrario, ritengo che i vari concetti, che ho cercato di descrivere
in questo mio intervento, dimostrano che siamo solo all'inizio. Non sappiamo
esattamente cosa corrisponde al Big Bang, non sappiamo cosa determina
le famiglie delle particelle, non sappiamo in che direzione si muove
l' evoluzione biologica.
Posso concludere il mio intervento con qualche osservazione generale.
La fisica del non equilibrio ci ha fornito una migliore comprensione
del meccanismo della comparsa degli eventi. Gli eventi vengono associati
alle biforcazioni. "Il futuro è già determinato?".
Soprattutto in quest'epoca di globalizzazione e di rivoluzione basata
sulle reti, il comportamento a livello individuale è il fattore
chiave nel plasmare l'evoluzione dell'intera specie umana, proprio
come poche particelle possono alterare l'organizzazione macroscopica
della natura e dar luogo alla comparsa o scomparsa di strutture dissipative.
Il ruolo degli individui è più importante che mai e questo
ci porta a credere che alcune delle nostre conclusioni rimangano valide
nelle società umane.
Una famosa affermazione di Einstein dice che il tempo è "un'illusione".
Einstein aveva ragione per i sistemi integrabili ma il mondo intorno
a noi è essenzialmente formato da sistemi non integrabili. Il
tempo è la nostra dimensione esistenziale. I risultati qui riportati
dimostrano che il conflitto tra Parmenide e Eraclito può essere
estrapolato dal contesto metafisico e formulato nei termini della moderna
teoria dei sistemi dinamici."
Con quanto precede concludo col dire che nell’ambito
dei rapporti umani non è tanto importante il fattore
deterministico, quanto, invece l’evolversi degli
eventi con tutto il loro intrecciarsi di correlazioni e
di discontinuità:
- le prime, sottoposte ad attento esame danno traccia
alle tendenze,
- le seconde con tutto il loro carico di indeterminazione
hanno bisogno di essere inquadrate in studi specifici
per accertare quanta parte deriva dall’immanente
e quanta parte dal trascendente.
Il problema è da sempre lo stesso, ma l’approccio,
seguendo la metodologia proposta, potrebbe dare interessanti
risultati.
Roma 23 aprile 2003
Revisione 6 maggio 2004
Revisione del 18 novembre 2009 |