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Casualmente
mi é pervenuto un ritaglio di giornale (forse Panorama?) intitolato "Biennale
senza testa" firmato
da Germano Celant.In
esso si critica la sezione storica della Biennale 2003
al museo Correr intitolata "Pittura/painting: da Rauschenberg
a Murakami 1964-2003".
Per
Celant mancano selezioni qualitative delle opere, prospettiva
storica, insomma il curatore Francesco Bonami non ha saputo
svolgere il
suo ruolo di regista.
E' l'ennesima conferma del mio articolo
pubblicato sul numero 43 di Arte Incontro in Libreria (distribuito
dalla Libreria Bocca di Milano in Galleria) dove constatavo
come invariabilmente l'ultima Biennale (questa volta quella
del 2003) é la peggiore.
Sostenevo
invece nell'articolo che l'attuale Biennale almeno allo
stesso livello delle precedenti, e che comunque le Biennali
Veneziane viste nella prospettiva storica del secolo compiuto
hanno illustrato bene l'arte contemporanea.
Certo
sui più che quindicimila artisti espositori nel
suo primo secolo di vita, della Biennale a malapena un
migliaio compariranno si e no nei testi di storia dell'arte.
Tuttavia non ci sono state dimenticanze significative,
al pùi qualche
qualche ritardo, compensato con una retrospettiva.
Allora che si vuole?
Si dimentica che lo scopo della Biennale
non
sia di selezionare artisti da vendere sempre meglio sul mercato,
ma
quello di testare che cosa si fa, come si opera nel mondo dei
facitori d'arte che vogliono guardare al divenire
del mondo e vogliono parteciparvi consapevolmente, senza
escludere né il mercato, né i dissidenti, né i
leccaculo che esistono in qualunque settore dell'operare
umano.
Che questo mondo di facitori dialoghi con gli utenti
e i loro tramiti, critici e storici, è evidente, come è evidente
che taluni vogliano prevaricare sugli altri.Ma il quadro
della Biennale è vivo e vegeto per questo, e temo
che la Biennale morirà il giorno in cui l'ultima
non sarà più la
peggiore.
Ma veniamo al nostro critico Celant.Perché avrebbe
fatto meglio di tacere? Ma
semplicemente per la banalità della critica. E'
assolutamente evidente che una cinquantina di quadri non
possono essere l'immagine di un quarantennio d'arte mondiale,
né attraverso
la selezione degli artisti né per la qualità delle
opere la cui scelta è soggettiva. Certamente
Celant avrebbe fatto una selezione diversa ma altrettanto
criticabile.
D'altronde la Biennale non è una retrospettiva, è giusto
limitare la sezione storica (siamo invasi ora in Italia
da mostre storiche - talune valide ma altre insensate).
I
quadri della Biennale al Museo Correr vogliono essere solo
un piacevole momento di riepilogo storico nella prospettiva
del divenire dell'arte.
Talune opere sono molto valide (il
Rauschenberg è bellissimo
come il Basquiat), altre meno.Semmai
andava chiarita l'intenzione di Bonami, ossia il voler
ricordare Rauschenberg che introduce l'America come prima
protagonista nel mondo dell'arte a partire dal 1964 col
premio allora ottenuto in quella Biennale e vedere oggi
nel 2003 un futuro di primi nell'Asia
di Murakami.
Se
Rauschenberg è storia può darsi che l'Asia e/o Murakami
si rivelino solo una scelta senza avvenire.Ma
il rischio appartiene di dovere ai responsabili delle Biennali
se la vogliono mantenere viva.
Andrea
Bondanini
Ravenna
23 settembre 2003
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