Per i più giovani precisiamo che qui i cubisti sono i
pittori del cubismo, e non i ballerini sui cubi delle discoteche,
come lo segnala ora fin il Dizionario Battaglia della lingua italiana
nel suo supplemento.
A Ferrara dal 3 ottobre 2004 al 9 gennaio 2005 vengono esposti
al Palazzo dei Diamanti 59 dipinti cubisti, 3 bronzi, 2 legni,
una arenaria dipinta e 15 bozzetti teatrali che vanno dal 1908
ai primi degli anni venti.
E' una mostra bellissima per la qualità delle opere, molte
delle quali ricordate, quasi al loro apparire, nei testi della
storia artistica. Ed è altresì importantissima per
afferrare il farsi della storia del Cubismo che, assieme al Futurismo
e all'Espressionismo, è lo zoccolo sul quale si costruisce
l'arte del passato secolo: Metafisica, Surrealismo e i vari e successivi
ismi ne sono figli. Movimenti rivali, rivalissimi, nelle parole,
ma differenziati più nelle sfumature che nella sostanza.
E' innanzitutto un fatto di nazione, Cubismo Francia, Futurismo
Italia, Espressionismo Germania. Cubismo e Futurismo poco differenziati:
la proclamata ricerca delle stereometrie nel Cubismo e del movimento
nel Futurismo sono differenze più di terzo che di secondo
ordine, un pochino più a se è il coloratissimo Espressionismo
germanico.
Con questo non è che non ci siano le differenze, l'attribuzione
delle opere alle diverse sfere è piuttosto chiara e facile
anche senza essere esperti titolati.
L'importanza della mostra di Ferrara consiste nell'aver saputo
isolare il Cubismo, rappresentandolo con relativamente poche opere
di altissima qualità. Con ciò non si creda che il
Cubismo, come gli altri due sopraccitati movimenti, sia una entità chiusa
in se stessa, gli scambi avvengono con tutti i gruppi di artisti
interessati alla ricerca pittorica. Nel Futurismo la parte letteraria
ha un ruolo eminente, proclami, indirizzi di ricerca sono all'ordine
del giorno. Il Cubismo invece nasce dall'operare di Picassoe Braque,
che nel loro sodalizio coinvolgono, senza particolari programmi
altri pittori quali Gleizes, Derain, Lhote, Marcoussis tanto per
citarne alcuni.
Ma Cubisti sono anche Duchamps, i futuristi italianiSoffici e
Severini, il solitario Mondrian, il suprematista Malevich, eccetera.
La letteratura cubista è scarsa all'origine, il testo più importante è quello
famoso di Apollinaire nel 1913, come pure i pochi articoli di Soffici
che presenta, con profonda comprensione, il Cubismo nelle riviste
fiorentine tra 1911 e 1914.
La qualità della mostra è accompagnata da un catalogo
di pari qualità. Le schede delle opere sono precedute da
6 eccellenti saggi, che senza la pretesa di una impossibile completezza,
presentano perfettamente il senso del cubismo. Qui purtroppo ne
possiamo solo dare i titoli:
- Il cubismo: la rivoluzione nell'atelier di Marilyn
McCully,
- Il "papier collé": un music hall visivo di
Pepe Karmel,
- Cubismo e tradizione italiana di Alessandro Del Puppo,
- Umoristi e cubisti di Michael Raeburn,
- Helene Kröller-Muller e il cubismo di Piet de
Jonge,
- Il teatro cubista di Erik Näslund.
Inaspettato ovviamente è l'articolo di Michael Raeburn:
pochi sanno dei cubisti illustratori di giornali satirici "per
fame":si trattava di un ripiego per riuscire a ragrannellare
qualche soldo in più vista l'allora scarsa commerciabilità delle
loro opere. Come anche pochi sanno del ruolo di Ardengo Soffici
non tanto per l'aver presentato in Italia artisti parigini, quanto
invece per la sua acuta analisi del cubismo sin nel 1911. Nel visitare
la mostra poi si coglie il cubismo anche come un divisionismo dilatato.
Mi spiego: il divisionismo e Seurat insegna, isola i colori puri
fondamentali, e accostandoli opportunamente, ricrea l'effetto percepito
dall'occhio.
I cubisti prendono un colore e lo dilatano in modo
da evidenziare la realtà stereometrica. Può essere
un colore neutro come spesso in Picasso o Braque, può essere
deciso, come quello dei Fauves. Non è giusto opporre Fauves
e Cubisti nel rapporto colore e non colore.
Nei Fauves la realtà nasce da un solo punto di vista che
elabora e seleziona i toni puri dominanti, nei Cubisti i punti
di vista si moltiplicano e si sintetizzano in un caleidoscopio
dove un tono dominante di colore fagocita gli altri; nel divisionismo
si ha una somma di colori che si fondono per darne uno solo, nel
cubismo un colore ricopre gli altri. E per chiudere una osservazione
pratica: la provenienza delle opere è talmente eterogenea
e spesso "privata"per cui è impossibile immaginare
di rivederle se non attraverso un lunghissimo itinerario: 37 raccolte
in 28 città, dalla Russia all'America.
Ravenna 5 ottobre 2004
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