A Milano
alla Galleria 70 in via Moscova 27 ( tel. 026597809 ) si tiene
una
mostra fino al 24 dicembre, di una ventina di opere di Gilgogué,
un artista francese nato nel 1947 in Normandia.
Ad un
osservatore distratto potrebbe sembrare uno dei tanti artisti ncora
figurativi, che elaborano le lezioni degli artisti del primo Novecento
che hanno rinunciato alla prospettiva e alla rassomiglianza fotografica.
Ma solo
che uno abbia occhi per vedere viene colpito dalla grande forza
del colore e dalla varietà dei quadri. La perfetta armonia
con la quale Eugenio Bitetti, il responsabile della Galleria 70,
ha allestito la mostra fa si che il primo impatto dà la sensazione
di trovarsi di fronte ad una unica opera d'arte composta di tanti
quadri in semplici cornici chiare o scure a
secondo le necessità ottiche dell'opera d'arte e dell'insieme
nel quale è collocata.
Poi quando
si guardano i singoli quadri, le varietà di espressione e l'inventiva del'artista fanno sì
che non ci si accorgerebbe che la mostra è composta di solo
teste, se non fosse per l'indicazione del cataloghino.
Infatti
i poverissimi mezzi sono i cartelloni pubblicitari strappati, le
pagine o le copertine stampate dei libri, persino i cartoni per
le bottiglie come "Le cri du vin" tecnica mista su imballaggio
per bottiglie qui riprodotto. Se invece di essere l'artista serissimo
che è, inizierebbe a
dar spettacolo con i suoi strappi e le sue ricerche di materiali
eterogenei; invece preferisce una solitaria raccolta dove la sua
incredibile fantasia e inventiva sa utilizzare il materiale che
trova, scoprendo le forme col grattare i colori sottostanti.
Per finire il suo
uso dei colori ad olio si limita a poche, ma magistrali pennellate,
che strutturano perfettamente il quadro. Ma la sua inventiva non
si ferma alla raffigurazione perché quasi tutte le opere
hanno titoli azzeccati e ricchi di umano umorismo.
Dunque
un artista che potrebbe appartenere ai concettuali, all'action painting,
all'arte povera, ma che in tutto quello che fa conserva l'autentico
valore estetico dell'arte. Purtroppo la limitata scelta di quadri
qui offerta non permette di cogliere la sua vera dimensione, al
"Cri du vin" mancano i valori spaziali e le ombre dovute
alle ondulazioni del cartone, agli altri la corretta intensità
dei colori delicatissimi, e mancano i quadri dai colori forti e
violenti ove rossi, blu, gialli intensi sanno convivere meravigliosamente.
Ravenna, settembre 2003
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