A Rimini fino al 29 dicembre 2002 si tiene la mostra : Il Trecento
adriatico. Paolo Veneziano e la pittura tra Oriente e Occidente
(chiusa il lunedì)
con un bel catalogo edito dalla Silvana Editoriale a cura di Francesca Flores
d'Arcais e Giovanni Gentili.
E' una bella mostra che stimola più di una riflessione
sulla storia dell'arte. Come si sa la tradizione
classica e dunque vasariana della nostra storia artistica vuole fiorentina
la formazione del grande Giotto.
Ma nella mostra esistono due lacerti degli
affreschi staccati di San Zan Decolà a Venezia (n. 8 del catalogo),
che se realmente del 1260 obbligano a ripensare alla formazione di Giotto.
Infatti ci troviamo di fronte ad un maestro ignoto di grandissima
statura, con un senso della prospettiva più vicino a Pier
della Francesca che allo stesso Giotto.Ora già da tempo
molti storici dell'arte propendono per una formazione romana di
Giotto (si veda il recentissimo Giotto e Pietro Cavallini.
La questione
di Assisi e il cantiere medievale della pittura a fresco di Bruno
Zanardi nella edizione Skira).
Questi affreschi di San Zan Degolà di Venezia del 1260 circa e gli affreschi
romani del Sancta Santorum del 1280 (si veda il Sancta Sanctorum edito da Electa)
testimoniano come in Italia all'età romanica segua un ritorno
al mondo bizantino legato alla rinascenza macedone.
Dunque precedente l'opera di Giotto esistono opere non fiorentine
che preludono alle sue e, allo stato attuale delle nostre conoscenze,
mostrano un qualche rapporto con la rinascenza macedone.
Ciò nulla
toglie alla grandezza di Giotto e dello stesso Cimabue, suo tradizionale
maestro, ma l'invenzione prospettica del maestro di San Zan suscita
stupore per l'abilità di esecuzione dell'effetto
prospettico centrale per cui l¹orientamento dell'architettura
gira con lo spettatore, quasi come il Cristo del Mantegna a Brera.
Sinceramente questi lacerti inducono emozione e meraviglia, probabilmente
i pezzi più belli e interessanti per i colti
non specialisti. |