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L'arte di tacere: in margine alle critiche sulla Biennale di Venezia 2003
di Andrea Bondanini

 

Casualmente mi é pervenuto un ritaglio di giornale (forse Panorama?) intitolato "Biennale senza testa" firmato da Germano Celant.In esso si critica la sezione storica della Biennale 2003 al museo Correr intitolata "Pittura/painting: da Rauschenberg a Murakami 1964-2003".

Per Celant mancano selezioni qualitative delle opere, prospettiva storica, insomma il curatore Francesco Bonami non ha saputo svolgere il suo ruolo di regista.

E' l'ennesima conferma del mio articolo pubblicato sul numero 43 di Arte Incontro in Libreria (distribuito dalla Libreria Bocca di Milano in Galleria) dove constatavo come invariabilmente l'ultima Biennale (questa volta quella del 2003) é la peggiore.

Sostenevo invece nell'articolo che l'attuale Biennale almeno allo stesso livello delle precedenti, e che comunque le Biennali Veneziane viste nella prospettiva storica del secolo compiuto hanno illustrato bene l'arte contemporanea.

Certo sui più che quindicimila artisti espositori nel suo primo secolo di vita, della Biennale a malapena un migliaio compariranno si e no nei testi di storia dell'arte.

Tuttavia non ci sono state dimenticanze significative, al pùi qualche qualche ritardo, compensato con una retrospettiva.

Allora che si vuole?

Si dimentica che lo scopo della Biennale non sia di selezionare artisti da vendere sempre meglio sul mercato, ma quello di testare che cosa si fa, come si opera nel mondo dei facitori d'arte che vogliono guardare al  divenire del mondo e vogliono parteciparvi consapevolmente, senza escludere né il mercato, né i dissidenti, né i leccaculo che esistono in qualunque settore dell'operare umano.

Che questo mondo di facitori dialoghi con gli utenti e i loro tramiti, critici e storici, è evidente, come è evidente che taluni vogliano prevaricare sugli altri.Ma il quadro della Biennale è vivo e vegeto per questo, e temo che la Biennale morirà il giorno in cui l'ultima non sarà più la peggiore.

Ma veniamo al nostro critico Celant.Perché avrebbe fatto meglio di tacere? Ma semplicemente per la banalità della critica. E' assolutamente evidente che una cinquantina di quadri non possono essere l'immagine di un quarantennio d'arte mondiale, né attraverso la selezione degli artisti né per la qualità delle opere la cui scelta è soggettiva.Fai click sull'immagine per ingrandirlaCertamente Celant avrebbe fatto una selezione diversa ma altrettanto criticabile.

D'altronde la Biennale non è una retrospettiva, è giusto limitare la sezione storica (siamo invasi ora in Italia da mostre storiche - talune valide ma altre insensate).

I quadri della Biennale al Museo Correr vogliono essere solo un piacevole momento di riepilogo storico nella prospettiva del divenire dell'arte.

Talune opere sono molto valide (il Rauschenberg è bellissimo come il Basquiat), altre meno.Semmai andava chiarita l'intenzione di Bonami, ossia il voler ricordare Rauschenberg che introduce l'America come prima protagonista nel mondo dell'arte a partire dal 1964 col premio allora ottenuto in quella Biennale e vedere oggi nel 2003 un futuro di primi nell'Asia di Murakami.

Se Rauschenberg è storia può darsi che l'Asia e/o Murakami si rivelino solo una scelta senza avvenire.Ma il rischio appartiene di dovere ai responsabili delle Biennali se la vogliono mantenere viva.

 

Andrea Bondanini
Ravenna 23 settembre 2003

 


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