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Dal 20 maggio 2006 ho creato il mio diario di rete, il mio weblog, ovvero come comunemente viene chiamato il

Gli argomenti proposti dagli amici

LP propone di trattare un argomento, particolarmente significativo in questi tempi di crisi energetica che da anni colpisce il nostro paese.

Riporto alcuni suoi interventi che, osservata la particolare delicatezza della materia e rilevata l'urgenza di diffondere argomentazioni utili a far cadere falsi pregiudizi che arrecano danni incalcolabili alla nostra economia, inserisco provvisoriamente in questa pagina in attesa di collocarli in modo più visibile.


Pietro Bondanini
Roma 14 maggio 2006
 

ENERGIA: IL PROGRAMMA DI PRODI

1. Romano Prodi indica, tra le misure necessarie per assicurare la ripresa economica del Paese, l'eolico, il solare e giudica “una cosa seria” i rigassificatori.

Dopo aver ribadito che al primo posto del programma di governo dell’Unione ci saranno «tutte le misure necessarie per assicurare la ripresa economica del Paese», il Prof. Romano Prodi, leader del centrosinistra, aggiunge che sul versante energetico «non c'è una misura che risolve tutti i problemi, ma ci sono tante misure».

Tra queste indica l'eolico e il solare, dicendosi certo di poter raggiungere l’obiettivo di ridurre del 20% in cinque anni il costo dell’energia elettrica con le energie rinnovabili, il ripensamento delle politiche dei trasporti, ma soprattutto l'industria del risparmio e chiude al nucleare, almeno per i prossimi vent’anni, fino a che non ci saranno
garanzie sulla sicurezza e sullo smaltimento delle scorie radioattive.

 

2. In una recente trasmissione di “Porta a porta”, Prodi ha stimato in centomila i posti di lavoro da dedicare alla produzione di energia da fonte solare.

Tenuto conto che il personale occupato nell’esercizio di una grande centrale termoelettrica difficilmente arriva a cento unità e che quelle idrauliche spesso non sono neppure presidiate o occupano al massimo 10 o 20 persone, ci si rende conto che questi centomila operatori, da utilizzare forse per spolverare quotidianamente i pannelli
fotovoltaici, basterebbero da soli ad affossare l’economicità della fonte solare.

Comunque resta il fatto che in un Paese che non dispone di località con vento teso e costante, 24 ore su 24, come in Danimarca, eolico e solare vengono sostenute soltanto per garantirsi l’appoggio dei “verdi”, fingendo di ignorare che quando il cielo è scuro o il vento manca, queste fonti lasciano il paese al buio e senza energia.

Il professore sa bene che queste autentiche favole, in quaranta anni, non hanno convinto un solo industriale ad investire un dollaro in tali impianti, a meno che i capitali provenissero da sussidi governativi concessi per ridurre le emissioni e tentare di adeguarsi ad impegni incautamente sottoscritti da governi di sinistra.

 

3. Nel campo energetico, l’asso nella manica dell’uomo che aspira a guidare il Paese, si chiama però “risparmio ed efficienza”. Evidentemente, quando guidava l’Europa, non è venuto a sapere che le due fonti di energia, maggiormente impiegate nel continente (per oltre il 70%), sono nucleare e carbone, e che ovunque “risparmio” è antitetico di “efficienza” che solo può essere raggiunta mediante l’effetto scala, al crescere delle dimensioni operative del sistema su cui si agisce e in condizioni di abbondanza di energia a basso costo.

 

4. Per Prodi del nucleare riparleremo tra vent’anni e solo se sicurezza ed eliminazione delle scorie saranno garantite.

Come sicurezza non basta ancora che più di cento centrali abbiano funzionato per quarant’anni senza un solo incidente, mentre quantitativi di scorie, più di mille volte maggiori dei nostri, sono tranquillamente stoccati in tutti i paesi del mondo.

Prodi a Bruxelles non avrebbe sentito che anche i “verdi” di Fischer in Germania, hanno ottenuto di fermare i loro impianti nucleari fissandone, sin da ora, la data di chiusura definitiva tra trenta anni!

Ma Prodi è soprattutto noto come uomo di opinioni ferme e coerenti: ricordiamo in proposito quale era il suo pensiero quando nel 1987 nel Suo brillante e applaudito intervento alla Conferenza Nazionale sull'Energia di Roma, sosteneva : “un eventuale blocco della costruzione di centrali nucleari colpisce non solo l'industria del settore, ma tutta l'industria italiana, che continuerà a scontare un maggior costo dell'energia rispetto ai Paesi concorrenti.

Ogni fonte ha i suoi problemi, sia in condizioni di esercizio normale sia in caso di incidente.

La soluzione qui non sta certo nello stimolare l'una o l'altra paura, ma nel mobilitare le aspirazioni a una migliore qualità della vita per incrementare le nostre capacità di utilizzare al meglio le diverse risorse disponibili”.

 

5. Prodi sa che l’Italia continua a perdere competitività ma sembra ignorare che ciò sia dovuto alle tariffe elettriche quasi doppie nel confronto con quelle dei paesi vicini. Mentre era a Bruxelles, né francesi né tedeschi gli avrebbero svelato che, loro, il petrolio lo acquistano solo per impiegarlo in autotrazione e il gas quasi esclusivamente per usi chimici pregiati e riscaldamento civile.

Da noi , ove “il metano ci da una mano!”, alcuni si illudono che il gas naturale possa divenire il logico successore del petrolio ma la realtà è ben diversa: entro i prossimi 5 o 6 anni, lo sviluppo industriale dei paesi emergenti:Cina, India, Indonesia, Tailandia, ecc., richiederà un flusso di idrocarburi comparabile a quello europeo facendo lievitare rapidamente il prezzo del petrolio, ed ovviamente quello del gas ad esso rigidamente collegato, ben oltre i 100 $ al barile, con imponenti emissioni di anidride carbonica.

 

6. Che intenda il professore quando considera i rigassificatori “una cosa seria” non è dato sapere.

Di certo sappiamo che, dopo più di tre anni di trattative con le autorità territoriali di Livorno, il permesso a costruire questo impianto appare prossimo ma “a condizione“ che esso sorga in mare aperto! Speriamo che quando, ultimato insieme alle navi metaniere e ai gasdotti di collegamento, esso inizierà il proprio ventennio di esercizio, il prezzo del gas sia ancora compatibile con l’economia di gestione.

Allora sarà tardi per rendersi conto che da subito avremmo dovuto avviare i lavori per far ripartire al più presto la produzione di energia nelle esistenti centrali nucleari di Caorso e di Trino Vercellese (riavviabili in 15 – 20 mesi, con una spesa di meno di un decimo di quello che stiamo spendendo nel loro assurdo smontaggio) e per iniziare i lavori di costruzione di nuove unità nucleari, attuabili in circa quattro anni se collocate presso le località già approvate nell’ambito del territorio italiano, e che da subito avremmo potuto creare i “reali” centomila posti di lavoro ipotizzati.

Senza far questo, nessuno potrà evitare al Paese conseguenze devastanti sulla nostra economia, sul nostro reddito e sui nostri impegni per Kyoto.

 

LP
Roma ...........

 


Chernobil: l'anomalia italiana

Mentre negli altri paesi europei l’anniversario dell’incidente di Chernobil passa senza far più notizia, in Italia per una decina di giorni, giornalisti e politici montano una vasta campagna scandalistica contro l’impiego pacifico dell’energia nucleare, travisando e distorcendo la storia di questo impianto, diffondendo opinioni false e dannose per il Paese utili solo ai loro interessi di parte.

Per ristabilire un minimo di verità dei fatti, siamo costretti a tornare sull’argomento precisando aspetti trascurati ad arte.

 

Il progetto

Normalmente non viene ricordato che Chernobil impiegava un tipo di reattore progettato a fini militari e adattato per uso civile in una ventina di esemplari utilizzati esclusivamente all’interno dell’Unione Sovietica.

Il corpo di tale reattore è costituito da grafite ed è raffreddato con acqua. Se la grafite sale di temperatura e raggiunge gli 800 °C, forma con il vapore una miscela esplosiva. Per questo le autorità atomiche occidentali avevano sconsigliato l’uso di questo tipo di reattore facendo presente che da noi, per motivi di sicurezza, tale reattore non avrebbe potuto essere approvato.

Infatti, reattori come quello di Latina che pure usano grafite, vengono raffreddati da un gas inerte, l’anidride carbonica, che non può assolutamente esplodere. Il reattore di Chernobil inoltre mancava di un contenitore esterno in cemento armato che, in caso di incidente, avrebbe impedito fughe di radioattività all’esterno era semplicemente sormontato da un tetto metallico a capriata.

 

L’incidente

L’esercizio di questi impianti era affidato a tecnici diretti da funzionari di partito. La squadra incaricata di svolgere l’esperimento che portò all’incidente non venne coordinata con gli operatori del reattore e, quando si verificò l’esplosione, questa non trovò ostacoli a sollevare il tetto e a creare una colonna di calore che, arrivata sui 1000 metri di altezza, con l’aiuto dei venti in quota, sparse radioattività su tutto l’emisfero Nord della terra ma sopratutto all’interno dell’Unione Sovietica: Ucraina, Bielorussia e Russia furono le regioni maggiormente contaminate. Gli ordini da Mosca, dettati più da prudenza che da piani d’azione studiati in precedenza, furono l’evacuazione degli abitanti in un raggio di 30 Km dal reattore e l’arrivo di una forza lavoro di oltre 600.000 uomini, di cui 330.000 soldati, chiamati “liquidatori” che, lavorando un’ora a testa per limitare l’esposizione, cercarono di spegnere l’incendio e versarono, con l’aiuto di elicotteri, boro, sabbia e cemento sul serbatoio squarciato, realizzando il famoso “sarcofago” che preoccupa sempre di più col passar del tempo la comunità internazionale.

Con l’intervento di massa dei liquidatori, aumentò di molto il numero delle persone seriamente contaminate, condannate a vivere con difficoltà alla tiroide e il rischio di cancro. Sull’incidente Mosca tacque per circa 90 giorni. Infine, alla conferenza di Vienna di fine agosto, l’accademico sovietico Prof. Legasov, capo della delegazione russa e progettista dell’impianto, descrisse in dettaglio il disastro, chiedendo il parere e l’aiuto degli occidentali. Per la gestione delle aree contaminate, vennero adottate le raccomandazioni internazionali, disponibili in inglese, ma talune difficoltà di interpretazione crearono malintesi di vario genere. Con il declino del potere centrale seguìto alla caduta del “muro” e con la miseria imperante nelle aree rurali delle tre regioni, la gestione della contaminazione fu intermittente. Ormai però, per quanto attiene agricoltura e allevamento del bestiame, essa può dirsi stabilizzata.


Conseguenze alle persone

Negli anni successivi all’incidente, la valutazione delle sue conseguenze fu affrontata congiuntamente dalle maggiori organizzazioni scientifiche russe, ucraine e bielorusse e dalle autorità atomiche, sanitarie e umanitarie mondiali. Il “Rapporto sull’impatto di Chernobil” emesso ed aggiornato periodicamente dal Forum Internazionale su Chernobil, anche nelle sue ultime stesure sempre consultabili su internet (1), in estrema sintesi indica i seguenti danni alle persone:

a) fino al 2005, le morti attribuibili all’esposizione a radiazioni sarebbero meno di 50.

 

b) sempre alla stessa data, le persone che corrono il rischio di morire per esposizione a radiazioni sarebbero ancora le 4000 circa segnalate una decina di anni fa. Trattasi di decessi potenziali che potranno avvenire o meno se i metodi di cura della malattia tiroidea non miglioreranno nel tempo e se, per detti individui, non interverranno prima altre cause di morte (cuore, diabete, altre malattie, incidenti di varia natura e via dicendo).
Se il DNA di un individuo segnala una sua predisposizione all’infarto, non gli impedisce di morire prima per altre cause.
Delle 4000 stimate subito dopo l’incidente, almeno 9 bambini sono deceduti in poco tempo e sono inclusi in a).

 

c) dopo quasi 20 anni, la malattia che per gravità di impatto ha superato quella alla tiroide risulterebbe quella mentale ai suoi diversi livelli.
Le evacuazioni di massa dall’area di Chernobil e dalle grandi aree contaminate, specie Bielorusse, nonché le successive ricollocazioni organizzative, hanno generato comprensibili stati di disperazione degenerati poi in fatalismo paralizzante.
Il fenomeno ha colpito circa 350.000 persone. Ambiziosi piani di riabilitazione hanno dovuto essere abbandonati quando i finanziamenti si sono interrotti per incertezze politiche.
Gli abitanti soffrono della mancanza di informazioni mediche e di orientamento sul loro futuro di vita, sul lavoro,etc.
Anche i sussidi distribuiti quasi sempre a pioggia senza un’analisi dei bisogni individuali hanno generato vasto scontento fra la popolazione.
Falsi allarmismi

Ad ogni anniversario, politici e giornalisti senza scrupoli pubblicano articoli e servizi pieni di morti senza verificarne la fondatezza o analizzarne le cause al fine di denigrare l’energia di fonte nucleare.

Individui privi di adeguata preparazione scientifica creano associazioni che raccolgono ingenti finanziamenti destinandoli prevalentemente alle regioni colpite da Chernobil quando l’ex URSS è disseminata di villaggi e da popolazioni colpite ben più gravemente dalla industria nucleare bellica.

Non considerano che per la dittatura del proletariato la deportazione o il sacrificio di popolazioni intere non era rilevante se rivolto a costruire una “società nuova” e che l’industria bellica si sviluppava quanto necessario senza preoccuparsi molto della salute dei sudditi: impianti di riprocessamento per il plutonio e perfino test nucleari avvenivano in regioni interne poco popolate ma pur sempre abitate.

A cominciare da Kyshtym nel lontano 1957, decine e decine di villaggi erano stati distrutti dalle contaminazioni radioattive e abbandonati dagli abitanti colpiti da malformazioni di ogni genere.

La mostra di questi orrori, organizzata da Greenpeace dal 12 Aprile al 14 Maggio nelle principali città italiane sarebbe meritoria se non indicasse questi eventi come parte delle celebrazioni per il 20° anniversario di Chernobil per convincere i visitatori ad opporsi all’uso delle centrali nucleari in Italia Anche la televisione di stato partecipa alla sceneggiata ricordando ripetutamente i “500.000 morti” di Chernobil.

Rai 3 è arrivata a presentare in Geo & Geo del 26 Aprile, ore 18, un documentario prodotto da Massimo Bonfatti, infermiere piemontese dedicatosi alla Bielorussia, che cita dosi rilevate in loco e riscontri scientifici con cui non superebbe il primo esame di fisica.

Alla conduttrice, terrorizzata, che chiede: - ma le centrali nucleari odierne sono più sicure di Chernobil? – l’ambientalista di turno, Giuseppe Onufrio, che si qualifica Direttore Campagne Greenpeace, risponde: - quelle sicure arriveranno non prima del 2025/2030!

Ma come si fa ad ignorare che Chernobil non è una centrale civile ma solo una centrale militare e che, a suo tempo, il vertice marxista, quello della famosa “dittatura del proletariato” , ha ignorato l’avvertimento degli occidentali che qualificavano quei reattori come “non licenziabili” in occidente?

Perché non si dice ai lettori che il Prof. Legasov dopo due anni si è suicidato?

E’ grave che la tragedia di Chernobil venga usata da molti opinion maker per mettere in dubbio la sicurezza dell’energia nucleare quando oltre 350 centrali hanno funzionato e funzionano in tanti Paesi del mondo, da 30 e più anni, senza il minimo incidente.

L’unica fuga radioattiva, prodottasi nel vecchio reattore di Theee Mile Island in USA, restò comunque all’interno del contenitore. Per inciso, ricordiamo che i contenitori delle centrali occidentali non resistono soltanto ai kamikaze ma anche all’urto di un aereo.

Altro alfiere della solidarietà umana è Alberto Bonifazi istruttore dei Vigili Urbani di Terni, fondatore nel 1992 dell’associazione Aiutiamoli a vivere che si occupa dell’accoglienza temporanea di bambini della Bielorussia (oltre 300.000 sino ad ora) e della costruzione in quella regione di acquedotti (in un paese coperto dalla neve per la maggior parte dell’anno), di orfanotrofi e di scuole. Pur complimentandoci con lui per questa missione, chiediamo se a questi bambini, i primi di loro hanno ormai trenta anni, sia stato detto che colpevole di ciò era esclusivamente la mentalità emergente dalla dittatura.

Gli altri impianti tipo Chernobil funzionano ancora: solo le altre tre unità di Chernobil sono state fermate grazie al contributo UE.

Il costo dell’assistenza alle popolazioni devastate è enorme e, nella situazione, è comprensibile che una parte di esso finisca in alcolici. Ad esse non serve altro assistenzialismo ma incentivi per incoraggiare l’iniziativa privata. E’ avvilente che le scolaresche, con 200 €, facciano i “viaggi del brivido” guidati attorno a Chernobil e non visitino i Gulag.

Quel che accade in Italia è oggetto di scherno negli altri paesi Europei che riducono il loro debito pubblico grazie alla nostra dabbenaggine, capace di tener ferme le nostre centrali nucleari svenando le nostre famiglie con energia che costa il doppio che altrove e che dona agli arabi annualmente, per gli idrocarburi che ci forniscono, più del doppio dell’importo del cuneo fiscale auspicato da Prodi.

Ulteriore motivo di perplessità: l’annuale chiasso su Chernobil in genere è favorito dai Verdi, cioè da politici saldamente ancorati all’arco delle forze comuniste, uniche eredi delle istituzioni responsabili di tali impianti.

Nessuno risponde del danno economico arrecato alle famiglie ammutolite, di quello che le industrie sono costrette a subire sino a chiudere, al paese che dalla rinuncia al nucleare ha tratto e trae il maggior contributo all’ampliamento del proprio deficit pubblico.


Ambientalisti in ritirata

Ma i tempi cambiano! E’ di questi giorni infatti il pentimento tardivo di ambientalisti illustri.

Patrick Moore, grande fondatore di Greenpeace votato, prima di tutto, alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica del nostro pianeta, ha invitato tutti i suoi amici a riconoscere l’enorme errore commesso nei confronti dell’energia nucleare vera, unica, concreta difesa contro l’effetto serra.

Chicco Testa, presidente per tanti anni di Lega Ambiente, l’uomo che con il blocco della via Aurelia e le barricate all’ingresso del cantiere di Montalto di Castro costrinse l’ENEL a fermare la costruzione della omonima centrale nucleare gettando alle ortiche più di otto mila miliardi di lire di allora, dopo essere stato nominato da Prodi anche presidente dello stesso ente per molti anni, dice: - sono un antinucleare pentito – rendiamoci conto che in Cina e in India l’alternativa non è “nucleare o nulla” ma “nucleare o centrali molto più inquinanti per l’effetto serra”: Queste le centrali che, in contrasto con gli impegni da loro sottoscritti a Kioto, costringono il nostro Paese a utilizzare danneggiando la nostra economia in modo irreversibile.


LP
Roma ....................


(1) http://www.iaea.org/NewsCenter/Focus/Chernobil/ìndex.html

 

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