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Energia: il programma di Prodi
 
 

Bozza

 

1. Romano Prodi indica, tra le misure necessarie per assicurare la ripresa economica del Paese, l'eolico, il solare e giudica “una cosa seria” i rigassificatori.

Dopo aver ribadito che al primo posto del programma di governo dell’Unione ci saranno «tutte le misure necessarie per assicurare la ripresa economica del Paese», il Prof. Romano Prodi, leader del centrosinistra, aggiunge che sul versante energetico «non c'è una misura che risolve tutti i problemi, ma ci sono tante misure».

Tra queste indica l'eolico e il solare, dicendosi certo di poter raggiungere l’obiettivo di ridurre del 20% in cinque anni il costo dell’energia elettrica con le energie rinnovabili, il ripensamento delle politiche dei trasporti, ma soprattutto l'industria del risparmio e chiude al nucleare, almeno per i prossimi vent’anni, fino a che non ci saranno
garanzie sulla sicurezza e sullo smaltimento delle scorie radioattive.

 

2. In una recente trasmissione di “Porta a porta”, Prodi ha stimato in centomila i posti di lavoro da dedicare alla produzione di energia da fonte solare.

Tenuto conto che il personale occupato nell’esercizio di una grande centrale termoelettrica difficilmente arriva a cento unità e che quelle idrauliche spesso non sono neppure presidiate o occupano al massimo 10 o 20 persone, ci si rende conto che questi centomila operatori, da utilizzare forse per spolverare quotidianamente i pannelli
fotovoltaici, basterebbero da soli ad affossare l’economicità della fonte solare.

Comunque resta il fatto che in un Paese che non dispone di località con vento teso e costante, 24 ore su 24, come in Danimarca, eolico e solare vengono sostenute soltanto per garantirsi l’appoggio dei “verdi”, fingendo di ignorare che quando il cielo è scuro o il vento manca, queste fonti lasciano il paese al buio e senza energia.

Il professore sa bene che queste autentiche favole, in quaranta anni, non hanno convinto un solo industriale ad investire un dollaro in tali impianti, a meno che i capitali provenissero da sussidi governativi concessi per ridurre le emissioni e tentare di adeguarsi ad impegni incautamente sottoscritti da governi di sinistra.

 

3. Nel campo energetico, l’asso nella manica dell’uomo che aspira a guidare il Paese, si chiama però “risparmio ed efficienza”. Evidentemente, quando guidava l’Europa, non è venuto a sapere che le due fonti di energia, maggiormente impiegate nel continente (per oltre il 70%), sono nucleare e carbone, e che ovunque “risparmio” è antitetico di “efficienza” che solo può essere raggiunta mediante l’effetto scala, al crescere delle dimensioni operative del sistema su cui si agisce e in condizioni di abbondanza di energia a basso costo.

 

4. Per Prodi del nucleare riparleremo tra vent’anni e solo se sicurezza ed eliminazione delle scorie saranno garantite.

Come sicurezza non basta ancora che più di cento centrali abbiano funzionato per quarant’anni senza un solo incidente, mentre quantitativi di scorie, più di mille volte maggiori dei nostri, sono tranquillamente stoccati in tutti i paesi del mondo.

Prodi a Bruxelles non avrebbe sentito che anche i “verdi” di Fischer in Germania, hanno ottenuto di fermare i loro impianti nucleari fissandone, sin da ora, la data di chiusura definitiva tra trenta anni!

Ma Prodi è soprattutto noto come uomo di opinioni ferme e coerenti: ricordiamo in proposito quale era il suo pensiero quando nel 1987 nel Suo brillante e applaudito intervento alla Conferenza Nazionale sull'Energia di Roma, sosteneva : “un eventuale blocco della costruzione di centrali nucleari colpisce non solo l'industria del settore, ma tutta l'industria italiana, che continuerà a scontare un maggior costo dell'energia rispetto ai Paesi concorrenti.

Ogni fonte ha i suoi problemi, sia in condizioni di esercizio normale sia in caso di incidente.

La soluzione qui non sta certo nello stimolare l'una o l'altra paura, ma nel mobilitare le aspirazioni a una migliore qualità della vita per incrementare le nostre capacità di utilizzare al meglio le diverse risorse disponibili”.

 

5. Prodi sa che l’Italia continua a perdere competitività ma sembra ignorare che ciò sia dovuto alle tariffe elettriche quasi doppie nel confronto con quelle dei paesi vicini. Mentre era a Bruxelles, né francesi né tedeschi gli avrebbero svelato che, loro, il petrolio lo acquistano solo per impiegarlo in autotrazione e il gas quasi esclusivamente per usi chimici pregiati e riscaldamento civile.

Da noi , ove “il metano ci da una mano!”, alcuni si illudono che il gas naturale possa divenire il logico successore del petrolio ma la realtà è ben diversa: entro i prossimi 5 o 6 anni, lo sviluppo industriale dei paesi emergenti:Cina, India, Indonesia, Tailandia, ecc., richiederà un flusso di idrocarburi comparabile a quello europeo facendo lievitare rapidamente il prezzo del petrolio, ed ovviamente quello del gas ad esso rigidamente collegato, ben oltre i 100 $ al barile, con imponenti emissioni di anidride carbonica.

 

6. Che intenda il professore quando considera i rigassificatori “una cosa seria” non è dato sapere.

Di certo sappiamo che, dopo più di tre anni di trattative con le autorità territoriali di Livorno, il permesso a costruire questo impianto appare prossimo ma “a condizione“ che esso sorga in mare aperto! Speriamo che quando, ultimato insieme alle navi metaniere e ai gasdotti di collegamento, esso inizierà il proprio ventennio di esercizio, il prezzo del gas sia ancora compatibile con l’economia di gestione.

Allora sarà tardi per rendersi conto che da subito avremmo dovuto avviare i lavori per far ripartire al più presto la produzione di energia nelle esistenti centrali nucleari di Caorso e di Trino Vercellese (riavviabili in 15 – 20 mesi, con una spesa di meno di un decimo di quello che stiamo spendendo nel loro assurdo smontaggio) e per iniziare i lavori di costruzione di nuove unità nucleari, attuabili in circa quattro anni se collocate presso le località già approvate nell’ambito del territorio italiano, e che da subito avremmo potuto creare i “reali” centomila posti di lavoro ipotizzati.

Senza far questo, nessuno potrà evitare al Paese conseguenze devastanti sulla nostra economia, sul nostro reddito e sui nostri impegni per Kyoto.

 

LP
Roma ...........

 

 
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