Per non appesantire troppo il discorso intorno ad un argomento che volutamente Pareto ha trascurato per non averlo considerato di suo interesse, trascrivo un brano tratto da "Teorie sociologiche classiche" di EnzoRutigliano (Bollati Boringhieri - ISBN 88-339-5655-5 – 2001, dove, al capitolo VII dedicato a Vilfredo Pareto, l'autore osserva che, in base a quanto esprime questo grande sociologo ( in corsivo i brani di altri autori citati dallo stesso Rutigliano ):
il sistema sociale, le società evolvono, mutano ma a due velocità: lentissima e quasi impercettibile per i residui, veloce per le derivazioni .
Infatti, al riguardo Pareto scrive:
(…) Se gli avvenimenti si studiano solo come fatti, lasciando da parte la fede, si conosce tosto che le ere sono nuove solo di forma [nelle derivazioni] mentre nella sostanza [nei residui] sono punti corrispondenti a cime della curva continua del moto. Vi era, ragionando dal tetto in giù, un cristianesimo prima di Cristo, un maomettismo prima di Maometto, una «democrazia» prima della rivoluzione francese, un bolscevismo prima della rivoluzione di Lenin. (V.Pareto - Scritti sociologici-UTET Torino; pag. 936)
(…) Il sistema sociale quindi oscilla e le oscillazioni possono variare in ampiezza e intensità, distinguendosi anche tra principali e secondarie, nonché di breve, medio e lungo periodo. E possibile addirittura precisare, come fa Pareto, il rapporto di causalità tra le oscillazioni:
Le oscillazioni delle varie parti del fenomeno sociale sono in relazione di interdipendenza, al pari delle parti stesse, e sono semplicemente manifestazioni dei mutamenti di queste parti. Se si vuole proprio fare uso del termine ingannevole di causa, si può dire che il periodo discendente è causa del periodo ascendente Glie ad esso fa seguito, e viceversa; ma ciò deve intendersi solo nel senso che il periodo ascendente è indissolubilmente congiunto al periodo discendente che lo precede e viceversa; dunque in generale: che i diversi periodi sono solo manifestazioni di un unico stato di cose e che l'osservazione ce li mostra succedentisi l'uno all'altro, per modo che il seguire tale successione è un'uniformità sperimentale . (V.Pareto - Trattato di sociologia generale - UTET Torino; pag. 936)
Tuttavia, ciò che è importante è che nella sostanza le società cam-biano lentissimanente in quanto i residui cam-biano lentissimamente. Ma cambiano, seppure impercettibilmente ri-spetto alle derivazioni, alle ideologie, alle teorie sociali ecc.
Si ha dunque una teoria ciclica del mutamento sociale che però non ritorna esattamente allo stesso punto di partenza. Dopo un periodo in cui si spinge in avanti l'equilibrio, la sua legge fa sì che si torni a una società caratterizzata dalla persistenza degli aggregati. Ma - e questo è importante - vi torna non allo stesso punto e con le stesse caratteristiche ma con teorie giustificative e ideologie diverse che si spingono verso un livello più ampio di razionalità. Questa maggiore razionalità spinge - seppure impercettibilmente - anche il residuo a modificarsi nella stessa direzione. A voler rappresentare graficamente questa teoria ciclica non avremmo dunque un cerchio bensì una spirale, dove (R) sta per residuo e (R1), (R2), (R3) stanno per il residuo più una maggiore propensione dello stesso residuo a manifestarsi in modo meno elementare, meno cruento, più razionale insomma, man mano che la civiltà procede nella faticosa lotta a controllare se stessa e i propri residui. Insomma, la lotta della cultura per modificare la natura nel senso di una maggiore accettabilità e controllo di ciò che nel nostro vivere in società è conflitto e violenza.
E in effetti, come si può constatare sperimentalmente, certo nel giro di molti secoli, non sono cambiate solo le derivazioni, le ideologie giustificative dei residui bensì anche la manifestazione di questi ultimi si dà sotto forma più razionale, modificata in questa direzione. In conclusione, e considerando i tre elementi base del mutamento: i residui, le manifestazioni di questi e le derivazioni, possiamo dire che i residui (gli istinti, i sentimenti ecc.) non cambiano; le manifestazioni cambiano lentamente; le derivazioni, velocemente. Nella stesura di questo manuale, ci siamo sforzati di tenerci, per quanto possibile, lontani dalle interpretazioni degli autori ricorrendo invece a numerose citazioni dirette. Nel caso della teoria del mutamento sociale in Pareto è difficile trovare citazioni precise che supportino questa interpretazione più dinamica della teoria paretiana dei residui e delle derivazioni. Ci conforta però la lettura che ne fa Julien Freund, uno dei suoi interpreti migliori e più attenti alla lettera del testo:
(…) Se Pareto non accetta la teoria dell'eterno movimento ciclico e dei ricorsi, il motivo risiede nel fatto che, alla luce dell'esperienza, egli constata una lenta e precaria ascesa degli spiriti verso la ragione. Infatti , nella misura stessa in cui i residui noti sono assolutamente immutabili e sono suscettibili di modificarsi, per così dire, dolcemente nel tempo, sebbene: in modo diverso a seconda delle società, il progresso è possibile. Pareto lo riconosce ancora più esplicitamente, allorché dichiara [.] che c'è del vero nell'idea che la ragione rivesta un ruolo sempre maggiore nelle attività umane.
Egli precisa anche che questa idea è sostenuta dai fatti Evidentemente, questo passo può essere interpretato nel senso che una progressiva razionalizzazione della vita. che non implica necessariamente un progresso in senso assiologico. Pareto non precisa come si debba intendere il suo pensiero su questo punto, ma ciò non è molto importante, giacché dal momento elle il progresso è possibile, non si può accettare l'idea che un eterno movimento ciclico, che può ammettere progresso soltanto da un ciclo a un altro in quanto, una volta raggiunto l'apice, l'umanità ritorna alle suo pensiero su questo punto, ma ciò non è molto importante, giacché dal momento elle il progresso è possibile, non si può accettare l'idea che un eterno movimento ciclico, che può ammettere progresso soltanto da un ciclo a un altro in quanto, una volta raggiunto l'apice, l'umanità ritorna alle condizioni di partenza .condizioni di partenza.
E' esatto che Pareto si è rifiutato di esprimere la propria opinione sul progresso, ma lo ha fatto motivando tale rifiuto con l'ambiguità del concetto non se ne può concludere che negasse ogni progresso [.] Comunque sia, egli riconosce all'umanità la possibilità di svilupparsi nel senso di una maggiore razionalità. ( Julien Freund, Vilfredfo Pareto Laterza - Roma - Bari 1976 pag 207 e sg.)
Del resto, il lettore si farà un'idea da sé di Pareto come degli altri autori - come sempre accade. (E. Rutigliano Ibid - pag. 246 - 248)