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Amore in officina
di Raffaele Bonomi

I guai dell'elettronica: sorpasso d'amore!

L'automobile saliva agile le rampe che portavano al passo.

Era una spider rossa, elegantissima, con la capote nera e non v'era bisogno di leggere la targa per capire che veniva dalla città:... una nuvola di fumo nero ...
non uno schizzo di fango, non un'ammaccatura che turbassero la purezza delle sue linee.

Ad un tratto un ostacolo, un meccanismo di classe inferiore osò rallentare la sua corsa: un camion da cantiere, di quelli grossi, pesanti, che arrancava stracarico di sabbia su per la salita.

La spider chiese strada col clacson; il camion fece un gargarismo col motore e una nuvola di fumo nero uscì dal tubo di scappamento.

Il camion proseguì imperturbabile con la stessa andatura lenta, senza modificare di un capello la sua velocità. Al primo breve rettifilo la spider s'intrufolò tra il camion e il bordo della strada ma durante il sorpasso, il bestione, approfittando di una pozzanghera, spruzzò acqua sporca sull'immacolata fiancata della fuoriserie.

Il camion seguì con lo sguardo l'automobile: era una spiderina proprio bella; ne ammirava l'eleganza della carrozzeria, lo slancio con cui superava la salita, la grazia con la quale disegnava i tornanti. Qualcosa d'anomalo dovette succedere nel suo grosso motore perché l'acqua cominciò subito a salire di temperatura.

A sua volta la spider, mentre superava il camion, non aveva potuto fare a meno di ascoltare il battito del motore: un battito lento, forte, regolare e adesso lo sbirciava con la coda dello specchietto retrovisore.

«Guarda quel bestione - pensò - avrà addosso almeno otto o nove metri cubi di sabbia, bagnata per giunta, e non perde una pedalata; instancabile! Che pneumatici che deve avere, che sospensioni! E che motore! »

Sentì una specie di ronzio nel computerino di bordo, cominciò a sbandare leggermente e dovette rallentare l'andatura.

 

 

Si ritrovarono a fianco a fianco nell'officina meccanica del paese.

Un giovanottone era sceso dalla cabina del bestione ed ora guardava con ammirazione la spider e soprattutto la bella signora che le stava accanto con la mano sulla portiera. Una bella signora, molto elegante, raffinata.

Il giovanotto si avvicinò.

La signora rise e guardando il giovanotto disse:

 

Il giorno dopo si ritrovarono tutti nell'officina. La signora si avvicinò al giovanotto:

La signora sgranò gli occhi:

Il giovanotto scosse la testa:

Il meccanico uscì da sotto il camion e sentenziò:

La signora s'imbronciò:

Il giovanotto vinse un momento di timidezza:

La signora lo squadrò con un sorriso maliziosetto. «Sembra proprio tagliato giù a colpi di scure - pensò - ma certo è davvero un bel ragazzone».

Alle loro spalle risuonò un ticchettio. Era il camion che accendeva e spegneva un lampeggiatore. Da dentro la spider uscì un sibilo lungo, leggero, come un sospiro.

La signora guardò un attimo le due macchine, poi prese îl giovanotto per mano ed insieme uscirono dall'officina.


 


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