L'automobile saliva agile le rampe che portavano al passo.
Era una spider rossa, elegantissima, con la capote nera e non v'era bisogno di leggere la targa per capire che veniva dalla città:
non uno schizzo di fango, non un'ammaccatura che turbassero la purezza delle
sue linee.
Ad
un tratto un ostacolo, un meccanismo di classe inferiore osò rallentare
la sua corsa: un camion da cantiere, di quelli grossi, pesanti, che arrancava
stracarico di sabbia su per la salita.
La spider chiese strada col clacson; il camion fece un gargarismo
col motore e una nuvola di fumo nero uscì dal tubo di scappamento.
"Incivile, zotico! - strillò la spider - impara a lasciare il passo ad una signora!"
Il camion proseguì imperturbabile con la stessa andatura lenta, senza modificare di un capello la sua velocità. Al primo breve rettifilo la spider s'intrufolò tra il camion e il bordo della strada ma durante il sorpasso, il bestione, approfittando di una pozzanghera, spruzzò acqua sporca sull'immacolata fiancata della fuoriserie.
"Villano, cafonaccio, maleducato! - urlò la spider - Mi hai preso forse per una macchina da movimento terra?"
Il camion seguì con lo sguardo l'automobile: era una spiderina proprio bella; ne ammirava l'eleganza della carrozzeria, lo slancio con cui superava la salita, la grazia con la quale disegnava i tornanti. Qualcosa d'anomalo dovette succedere nel suo grosso motore perché l'acqua cominciò subito a salire di temperatura.
A sua volta la spider, mentre superava il camion, non aveva potuto fare a meno di ascoltare il battito del motore: un battito lento, forte, regolare e adesso lo sbirciava con la coda dello specchietto retrovisore.
«Guarda quel bestione - pensò - avrà addosso almeno otto o nove metri cubi di sabbia, bagnata per giunta, e non perde una pedalata; instancabile! Che pneumatici che deve avere, che sospensioni! E che motore! »
Sentì una specie di ronzio nel computerino di bordo, cominciò a
sbandare leggermente e dovette rallentare l'andatura.
Si ritrovarono a fianco a fianco nell'officina meccanica
del paese.
"Scusami per poc'anzi - disse il camion -
non avevo capito che eri una principessina. Pensavo che fossi uno
dei soliti fuoristrada cafoni che, quando ti sorpassano ti sbattono
in faccia gas e quattrini."
"E tu impara a guardare nei retrovisori per
capire con chi hai a che fare, zoticone! La spider aveva cercato
di fare la voce sostenuta, ma poi accese tutte le luci di posizione
ed il camion per il sollievo sbuffò fuori l'aria dal compressore."
Un giovanottone era sceso dalla cabina del bestione ed ora guardava con ammirazione la spider e soprattutto la bella signora che le stava accanto con la mano sulla portiera. Una bella signora, molto elegante, raffinata.
Il giovanotto si avvicinò.
"Bella macchina.- Disse guardando la signora. Le piace?"
"Mi piace sì!- Rispose il giovanotto continuando a guardare la signora - Veramente bella, agile, forse un po' esigente. Proprio roba da signori!"
La signora rise e guardando il giovanotto disse:
"Anche lei ha un bel macchinone. Un camioncione
proprio grosso e robusto!" «Ed anche bello!» pensò.
"Per forza, signora. Facciamo lavori di cantiere e pesanti per giunta, per forza che dobbiamo esser forti e robusti! Ma adesso, chissà perché, si è messa a bollire l'acqua e il motore scalda. Un bel guaio."
"Anch'io ho degli inconvenienti: la macchina sbanda un po'. Strano, non l'aveva mai fatto."
"Non si preoccupi signora; il meccanico qui è bravissimo, vedrà che saprà mettere tutto a posto. Probabilmente si tratterà di fare qualche piccola regolazione."
Il giorno dopo si ritrovarono tutti nell'officina.
La signora si avvicinò al giovanotto:
"Ancora problemi?"- Disse sorridendo.
"Altro che problemi! Si è incasinato tutto dentro quell'accidente di camion. L'acqua continua a bollire più di prima, poi sembra diventato matto: fa di testa sua che non si riesce più a guidarlo. E poi ogni tanto, all'improvvíso, si mette a suonare il clacson e col vocione che ha rimbomba tutta la valle."
La signora sgranò gli occhi:
"No! Sbalorditivo! Anche la mia macchina si mette a suonare il clacson senza una ragione, specie, quando ne sente un altro in lontananza. E poi sbanda, non tiene più la strada; se fosse una persona si direbbe che ha la testa tra le nuvole."
Il giovanotto scosse la testa:
"E' per via dell'elettronica Adesso nei motori mettono tanta di quell'elettronica complicata che le macchine sembrano quasi avere un'anima."
Il meccanico uscì da sotto il camion e sentenziò:
"Devi lasciarlo qui. Roba lunga, non ci si capisce niente. Poi c'è sabato, domenica: se ne riparla lunedì o martedì. Anche lei, signora deve lasciarmi la macchina: stessa storia, è un affare serio, e poi è un inconveniente pericoloso, non può viaggiare così!"
La signora s'imbronciò:
"Uffa! E adesso come faccio? Sono abituata ad andare in giro a destra e a sinistra; e sempre in macchina. Stare ferma mi fa soffocare!"
Il giovanotto vinse un momento di timidezza:
"Se accetta, signora, potrei accompagnarla
in giro io, tanto senza camion mica posso lavorare. La mia macchina
non è certo come la sua: è un'utilitaria e anche
vecchiotta ma almeno va."
La signora lo squadrò con un sorriso maliziosetto. «Sembra proprio tagliato giù a colpi di scure - pensò - ma certo è davvero un bel ragazzone».
"Be', la ringrazio, lei è gentile; mi permetta però di pagare almeno la benzina!"
"Farle pagare la benzina? Ma ci mancherebbe altro, non se ne parla nemmeno!"
"Lei è proprio molto gentile. Va bene,
allora andiamo, e dato che siamo nella stessa barca o meglio nella
stessa automobile, possiamo anche darci del tu. Non ti pare?"
Alle loro spalle risuonò un ticchettio. Era il camion che accendeva e spegneva un lampeggiatore. Da dentro la spider uscì un sibilo lungo, leggero, come un sospiro.
"Oh, questa poi!- Esclamò il giovanotto."
"Non hai ancora capito che qui siamo di troppo? Vogliono stare soli questi due! Andiamocene via!"
La signora guardò un attimo le due macchine, poi prese îl giovanotto per mano ed insieme uscirono dall'officina.
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