"Sentilo come fischia! Senti che roba!"-
Il capostazione sbraitava all'indirizzo di un treno passeggeri che stava arrivando lemme lemme, mentre la campanella della stazione trillava con timbro argentino.
"Perché ce l'ha tanto con quel treno?"- chiese l'unico viaggiatore, fermo sul marciapiede con una piccola valigetta scura ai suoi piedi.
"Perché? E mi chiede perché? Perché è un dannato, quel maledetto, ecco cos'è! Si rende conto che è un intercity e dovrebbe passare di qui a centocinquanta. all'ora? E invece se ne arriva a passo d'uomo, che nemmeno un merci stracarico..."
"Ma non se la prenda tosi; del resto è colpa del macchinista, mica del treno. Le pare?"
"No, che non mi pare!"- Il capostazione aveva ripreso a sbraitare mentre il treno sfilava adagio adagio davanti a loro, emettendo un fischio lacerante. - "No, che non mi pare! I macchinisti sono due e sono brave persone, li conosco bene, sono due lavoratori seri e non farebbero mai di queste carnevalate. E' lui, il treno o meglio il locomotore, che rallenta apposta per farsi bello di fronte a questa civetta di una stazione, che il diavolo se la porti pure lei!"
Il viaggiatore si guardò attorno. Era una tipica stazioncina di paese, di quelle allineate a pochi chilometri l'una dall'altra su una linea importante, di grande traffico. La piccola costruzione era semplice ma ordinata; tutta imbiancata di fresco, con le persiane verde scuro e sulle facciate laterali in grossi caratteri in rilievo era scritto il nome del paese: Casal Boschetto. Ai lati era ingentilita da due piccoli giardinetti molto ben curati con i vialetti coperti di ghiaia, i fiori ben disposti, senza erbacce ed uno dei due aveva anche una piccola fontanella che zampillava, con dei pesci rossi che nuotavano fra le ninfee. Un po' più lontano stava il magazzino con la sua tettoia e il piano di carico e c'era pure una capannuccia con scritto: «Ritirata», ma era mascherata da una siepe di ligustro e da una pergola.
"Civetta?"- chiese stupito il viaggiatore.- "Cosa intende dire? E' una stazioncina graziosa e molto ordinata, ma non vedo proprio come possa civettare."
Il capostazione lo guardò in faccia, si tolse il cappello, si grattò la nuca sospirò.
"Lei è forestiero ed è naturale
che non conosca la storia, ma la gente di qui sa tutto e sa anche
che sto diventando pazzo; sì, questa maledetta stazione
mi porterà alla follia. Venga signore, le offro un caffè,
alla buona, alla macchinetta automatica., così le racconterò tutta
la storia e mi sfogherò un po'.
"La ringrazio, ma io devo prendere l'omnibus 417, per tornare in città."
"Oh! Quello è pieno di reumatismi, arriverà al minimo con mezz'ora di ritardo. Abbiamo tutto il tempo."
"Dunque, tutto cominciò circa tre mesi fa. Ci fu un guasto sulla linea elettrica e la corrente mancò per più di un'ora. L'intercity si fermò proprio qui nella nostra stazione e da allora non ci fu più pace."
"Cosa successe di così straordinario?"
"Scoppiò il colpo di fulmine. La stazione si incantò a guardare il locomotore, che in effetti è il più nuovo, bello e potente in esercizio sulla rete ferroviaria; mentre lui, lo gnoccolone, si estasiava a rimirare la facciata della stazione che aveva spalancate le finestre come fossero degli occhioni sgranati. Cominciarono a chiacchierare fitto fitto, che sarebbe pure proibito dal regolamento il quale vieta nel modo più assoluto che il materiale rotabile abbia contatti verbali col materiale fisso."
"E cosa si dicevano?"
"Si diedero subito del tu. Lui le disse come la trovasse affascinante con la sua semplice grazia e quanto fossero deliziosi i suoi due giardinetti; lei rispose complimentandosi con lui per la sua ferrea robustezza, per la forza con la quale trainava tutto il treno, per la velocità con la quale divorava le distanze. I macchinisti ai finestrini del locomotore, il personale di terra sulla banchina, eravamo tutti stupefatti ad ascoltare il dialogo di quei due che se la intendevano della più bella.
Lui proseguì dicendo che avrebbe pensato molto a quella piccola soave stazioncina sperduta nell'immensità della pianura; lei socchiuse le imposte, il gorgoglio della fontanella si affievolì fino a diventare un sussurro e replicò che con tutto il suo viaggiare chissà quanto mondo aveva visto e quante stazioni importanti aveva frequentato e che certo avrebbe ben presto dimenticato quella. piccola stazione di paese conosciuta così, per caso. Il locomotore assicurò che non era così, che sarebbe tornato non una ma mille altre volte, che non l'avrebbe mai dimenticata."
"E poi?"
"E poi? Poi tornò la corrente, i macchinisti riavviarono i motori, ma ci volle del bello e del buono a far ripartire il bestione. Alla fine ci riuscirono e quello si avviò di malavoglia, adagio adagio fin oltre il ponte che c'è sul fiume, poi schizzò avanti come un disperato. E da quel giorno, come già le dissi, non abbiamo più avuto pace, specialmente io; ma anche i macchinisti, e così pure quelli della direzione di compartimento."
"Straordinario! E quali furono le conseguenze?"
"Le ha sotto gli occhi, caro signore. Il treno, che passa due volte al giorno, quando arriva rallenta a passo d'uomo e fischia che ti stordisce mentre la stazione vuol essere sempre più elegante e aumenta tutti i giorni le sue pretese. Non ci sto più dietro: in pochi mesi ho dovuto farla imbiancare, ho fatto verniciare le imposte, riordinare i giardinetti. Il ghiaino dei vialetti l'ho steso io personalmente col rastrello, pretende sempre fiori freschi; una spesa che non le dico. L'amministrazione per un po' ha pazientato e chiuso un occhio ma ora ha bloccato i fondi e devo provvedere di persona, pagando di tasca mia. Si rende conto?"
"Mi scusi sa, ma basta non darle retta e chiudere i cordoni della borsa."
"Già, la fa facile, lei. Crede che non abbia provato? Sa cosa succede? Succede che si imbroncia e si mette a fare i dispetti: non trasmette più le segnalazioni, spegne la macchinetta dei biglietti e quello che è più grave sabota le manovre degli scambi. Può far capitare degli incidenti gravissimi, e la responsabilità è la mia. Sono alla sua mercè e non so come uscirne."
Il povero capostazione stringeva il bicchierino del caffè, ormai
vuoto e guardava nel nulla. Si vedeva che era veramente affranto
e il forestiero cercò di fargli un po' di coraggio.
"Ognuno ha i suoi triboli, sa! Io, per esempio devo lavorare come un ciuco e alla fin fine non mi resta attaccato un gran che: quasi tutto lo verso a mia moglie e, come vede, non ho nemmeno i soldi per comprare e mantenere una macchina. Ma alla fine tutto si aggiusta in un modo o nell'altro e vedrà che anche questa strana storia andrà a posto."
"Casal Boschetto! Stazione di Casal Boschetto!"
Il forestiero era sceso dall'omnibus 415 e, posata la valigetta. scura, si guardava intorno. Erano passati quattro o cinque mesi dall'ultima sua visita e tutto pareva rimasto come prima: la stazioncina era lì con il suo magazzino, i giardinetti, la pensilina. Ma ad uno sguardo più attento gli parve che qualcosa fosse cambiato, qualcosa di difficile a capirsi e a descrivere; forse era la pergola che aveva i pampini dorati dall'autunno ormai inoltrato o forse le persiane mezzo aperte e mezzo chiuse, o le aiuole con qualche fiore appassito; certo che tutto aveva un aspetto un poco trasandato e certamente meno allegro e smagliante dell'altra volta.
Il capostazione ritto sulla banchina diede un colpo di fischietto, poi alzò la bandierina - verde e il treno si mise lentamente in moto. Il viaggiatore, l'unico sceso dall'omnibus, restò lì in piedi a guardare il treno rimpicciolire a poco a poco e poi scomparire verso l'infinito; allora si incamminò verso l'uscita, ma prima volle incrociare il ferroviere:"Buongiorno!"- disse -"Lei si ricorda di me?"
Il capostazione lo squadrò con attenzione:
"Ma certo! Lei è il viaggiatore che si era interessato alle vicende della stazione"- il tono era molto più gioviale e sollevato della volta prima - "vicende di casa nostra, vicende paesane; abbiamo anche bevuto un caffè ed io le avevo raccontato tutta la storia."
"Appunto. Ora vorrei offrirglielo io un caffé, così lei mi racconta come è andata a finire, cosa è successo dopo."
"Dopo? E' presto detto: si sono sposati!"
"Prego?"
"Sposati! Beh, certo non sono andati dal prete o allo stato civile, ma...."
Erano arrivati alla macchinetta del caffé, schiacciarono i vari bottoni, mescolarono, cominciarono a sorbirsi l'espresso, poi il capostazione riprese:
"La passione proseguì sempre più violenta. La stazione continuava ad aumentare le sue pretese; volle persino i gerani alle finestre e dei poster nella sala d'aspetto. Lui, il bestione, transitava sempre più adagio fischiando che forava le orecchie; e il bello era che non potevano nemmeno dirgli nulla perché con la forza che ha ricuperava il tempo perso e arrivava a destinazione in perfetto orario. Finché un giorno passò il segno: si mise a far vibrare il pantografo emettendo delle scintille così forti che provocarono la rottura della linea elettrica con conseguente fermata di tutto il traffico ferroviario. Allora la direzione decise di farla finita. Ad una riunione convocata d'urgenza appositamente ci fu qualcuno che propose la condanna a morte, cioè la demolizione e il riutilizzo dei componenti come pezzi di ricambio, ma alla fine prevalse una sentenza più clemente: lavori forzati a vita, da scontarsi qui nel nostro scalo, così sarebbe potuto stare vicino all'amato bene."
"Una sentenza molto umana, direi"- fece il viaggiatore continuando a sorbire il suo caffé. "Terribile, caro signore, terribile. Lo può vedere, là in fondo, che sta lavorando."
Il forestiero si affacciò sulla porta della biglietteria: oltre il magazzino, su un binario di servizio, c'era un grosso locomotore che spingeva lentamente dei carri merci; si fermò, sganciò dei carri poi riprese ed emise un fischio, ma non come quelli di un tempo: un fischio breve, roco, senza alcuno slancio.
"Guardi che roba!"- il capostazione scuoteva la testa - "guardi come si è ridotto, come un piccolo diesel da manovra. E dire che aveva tutta una carriera davanti! Pensavano di promuoverlo addirittura al traffico internazionale, e invece..."
Il forestiero era divenuto serio, continuò a guardare il locomotore e disse:"Ma almeno sarà felice di star vicino alla sua stazione."
"E' questo il più tremendo, signore, è proprio questo. A vederlo fare lavori così umili, questa zoccola di stazione si è disamorata e lo umilia in tutti i modi dicendo che anche i treni locali e gli omnibus sono meglio di lui. E lo comanda a bacchetta mandandolo a prendere i vagoni a destra e a sinistra a volte anche senza scopo e lo strapazza per un nonnulla. E neanche pensare poter tornare agli antichi splendori perché la sentenza della direzione è inappellabile. Capisce ora la tragedia?"
Il forestiero si fece ancora più serio, gettò il bicchierino di plastica nel cestino dei rifiuti e, prima di salutare il capostazione, mormorò:
"Purtroppo non solo ai locomotori capitano queste cose." |