X e Y ridevano sguaíatamente.
“Brava Y! - Esclamò X battendo
la mano sulla spalla dell'amica - Sei stata grande, veramente
un colpo magnifico!”
“Una cosetta da poco, un trucchetto
vecchio come il cucco - si schermì l'altra.”
“Eh no! Riuscire a svicolare alla chetichella da una radice quadrata con in testa l'esponente fin dal primo passaggio non è una cosa da poco!!”
“Diciamo che è molto efficace perché poi di passaggio in passaggio le cose si ingarbugliano sempre più, diventa tutto un gran pasticciaccio e il poverello colleziona errori su errori, perde la testa e si dibatte come una mosca nella ragnatela.”
“L'ho detto, sei stata magnifica! E così il nostro Carletto è sistemato. E giù tutte due a piegarsi dal ridere con le lacrime agli occhi.”
“Dovreste vergognarvi voi due!”
Il vocione era risuonato alle loro spalle.
X e Y si girarono di scatto: era un grosso Omega maiuscolo che le aveva apostrofate ed ora le osservava con aria severa. Le due ammutolirono guardando Omega con deferenza.
Omega, infatti, incuteva sempre soggezione per via dell'enorme testone e dei piedoni all'infuori e tutti provavano per lui il più profondo rispetto.
“Dovreste vergognarvi! Fare stupidi scherzi ai ragazzi, proprio all'ultimo trimestre, e proprio voi col nobile passato che avete. Dovreste rinverdire gli antichi allori invece di perdere tempo in queste burlette meschine e scipite!”
Omega aveva ragione. Avevano un passato illustre, loro. Avevano conosciuto Cicerone e Sallustio, loro. Avevano declamato con Plauto, filosofato con Seneca, cantato con Virgilio.
I Cesari ed i Papi le avevano pronunciate. Poi si erano trasferite nell'alfabeto volgare, ma si erano subito trovate a disagio. Finché un giorno nell'alfabeto scoppiò la guerra delle lettere.
Come tutte le guerre civili fu incivile ed orribile: vocali contro consonanti scagliate le une e le altre ad azzuffarsi barbaramente all'ultimo sangue. La lotta fu lunga e cruenta: l'H divenne muta dallo spavento, la C , la Q e la K smarrirono il senno e si misero tutte a fare lo stesso verso. Alla vista di tutto quello scompiglio, X e Y disgustate fuggirono e si rifugiarono nei libri d'algebra e qui dopo aver conquistato il rango ambito e misterioso d'incognite si misero, triste divertimento, a terrorizzare i ragazzini delle scuole.
Sì, Omega aveva ragione. Erano due nobili decadute che si stavano comportando come due teppistelle di periferia.
Però X e Y non stettero ad angustiarsi troppo.
“Dopo di tutto abbiamo solo fatto un piccolo scherzo!”- Disse X.
“Non dobbiamo dare retta a quel pancione brontolone - replicò Y - Non gli va mai bene niente! Piuttosto andiamo a farci un giro e a vedere cosa succede nel vasto mondo.”
Sgattaiolarono destramente tra una radice quadrata e l'altra, si fecero largo in mezzo ad una selva di parentesi, scavalcarono un logaritmo e furono fuori del libro, all'aperto. X saltellava agilissima di libro in libro e di scaffale in scaffale e con i suoi quattro arti in continuo movimento sembrava proprio una scimmietta: Y, più lenta, appesantita dalla coda arrancava seguendo l'amica distanziata di qualche lunghezza.
Di salto in salto giunsero sul piano di un piccolo tavolo in cima ad una piletta di quaderni. Si guardarono attorno. Era la tipica cameretta di un ragazzo: un tavolo per scrivere, un armadio a scaffali, un letto.
Su una parete c'era un poster con una moto in corsa, per terra una mazza da baseball ed una maglia con scritto «Diamond Club»
L'attenzione di X e Y si concentrò sul ragazzo che dormiva nel letto. X diede di gomito all'amica e mormorò:
“Quello è il nostro Carletto.”
Il ragazzino, tredici o quattordici anni, capelli neri, smaniava.
Il suo era un sonno terribilmente agitato, forse turbato da incubi: sotto le coperte si dibatteva ed emetteva lamenti e di quando in quando agitava una mano come per scacciare qualcosa.
X e Y osservavano con grande attenzione la scena:
“Mamma mia com'è agitato questo ragazzino! Finirà col cadere dal letto.”
“Veramente! Finirà col picchiare la testa. Chissà cosa lo disturba tanto; a quell'età si dovrebbe dormire come ghiri.”
Mentre facevano questi commenti erano apparsi degli strani esserini piccoli e simili a vermetti di colore blu e rosso che strisciavano sulle coperte del ragazzo in tutte le direzioni. Sembravano animaletti repellenti che si avvoltolavano su loro stessi in un unico formicolio ripugnate al solo guardarlo.
“Che schifezza è mai questa? Cosa sono quei lombrichi ripugnanti?- disse X - ora capisco perché Carletto è così spaventato; con quegli esseri schifosi che gli strisciano sopra, per forza!”
“Zitta!”- Fece Y. -”Zitta e ascolta!”
Oltre i gemiti di Carletto, si poteva udire un rumore più basso, profondo, una specie di rantolo, d'ansito sibilante e, dì sotto il letto, apparve, lentissimo e stri-sciante, un mostro orren-do: una specie d'enorme ameba verdastra e viscida ricoperta da una bava ripugnante, come una lumaca.
Questo essere immondo che cambiava continuamente forma allungando e ritraendo i suoi tentacoli, saliva lentamente e, a poco a poco, avvolse il letto del ragazzo che si dibatteva, preda ormai di un terrore incontenibile. Man mano che avanzava il mostro catturava i vermetti e pareva divorarli, fagocitarli, dato che essi sparivano in quella massa gelatinosa che sembrava avesse il potere di digerirli.
“Che cosa diavolo è questo essere qui?”
“Non saprei proprio, ma certo è una cosa ben brutta e repellente e deve anche essere cattiva e maligna.”
Una macchia biancastra che era nel mezzo di quell'essere informe, cominciò un lento moto di rotazione ed infine si fissò sulle due amiche, come fosse un grosso occhio liquido.
“Sembra che ci guardi, forse capisce.”
Allora il mostro cominciò a sussultare, come uno stomaco in preda al singhiozzo e su quel corpaccio molle ed appiccicoso si produsse una piccola crepa che pian piano divenne uno squarcio da cui usciva un rumore odioso, come uno stridio di lima.
“Sembra una bocca che rida.”- Disse Y.
Il corpo sussultò più forte e dallo squarcio uscì un biascichio:
“Certo che rido, povere sciocche! Rido di voi, rido di Carletto, rido di tutti!”
“Ma chi sei? E chi sono questi vermettí che mangi? E perché ti butti sul letto del ragazzo?”
L'ameba ritrasse i suoi tentacoli, si gonfiò e con gorgoglio catarrale spiegò:
“Questi vermicelli, come li chiamate voi sono gli errori, tutti gli errori commessi da Carletto o meglio da voi che lo avete tratto in inganno; ed io sono la bocciatura, io che mi nutro di errori e che fra non molto, quando sarà maturo, divorerò anche Carletto. Per questa volta no, devo farne a meno, ma prossimamente Carletto sarà mio e così placherò un po' la mia terribile fame.”
Così dicendo iniziò a scendere dal letto scivolando nell'ombra ed in breve sparì.
“Che orrore! Che cosa tremenda e ripugnante! Ed ora cosa facciamo? Mica si può abbandonare quel povero ragazzo in preda a quel mostro insaziabile.”
“Torniamo in fretta e raccontiamo tutto ad Omega. E' vecchio e brontolone ma sa un sacco di cose ed è pieno di autorità. Vedrai che troverà un rimedio.”
Omega ascoltò il tutto in silenzio scrollando ogni tanto il testone:
“Visto cosa avete combinato? Un bel pasticcio davvero! E adesso venite qui dal vecchio Omega per rimediare. Certo ora bisognerà vedere di ricucire lo sbrego.”
Si erano tutti radunati attorno alla figura imponente di Omega. Oltre alle incognite c'erano i parametri, gli algoritmi, c'erano le costanti, gli esponenti, le variabili; la tribù dei logaritmi avendo subodorato che c'era qualche novità aveva inviato una delegazione, lo stesso avevano fatto quelle precisine schizzinose di funzioni trigonometriche.
Omega, dopo aver a lungo ponzato, rialzò la testa e sentenziò:
“E' evidente che la situazione è disperata e che c'è un solo rimedio: da ora in poi i compiti di Carletto dovranno essere perfetti. Siamo tutti d'accordo?”
“Sì! D'accordo, d'accordo! Ci pensiamo noi!”
“Faremo del nostro meglio!”
“Non ci sarà un decimale fuori posto!”
“Bene! - Disse Omega - Non ci resta che aspettare. Nel frattempo ognuno si tenga pronto: le variabili si allenino a saltare da un passaggio all'altro, le costanti a restare immobili, gli algoritmi ripassino le tabelle; seni, coseni e tangenti si esercitino nei loro balletti. Ogni mattina passerò tutti in rassegna e guai a chi sgarra!”
La mattina del compito in classe il sole splendeva nel cielo luminoso, la primavera effondeva il suo tepore sulle nuove tenerissime foglie del giardino, i gatti della scuola si scaldavano sul muretto di cinta; ma l'aula era fredda e scura e tutto lì dentro, dai banchi alla lavagna, alla cattedra, tendeva a confondersi in grigiume uniforme.
Quando entrò l'insegnante fu tutto un tramestio di quaderni e fruscio di foglietti che venivano riposti.
“Questo è il primo compito dopo le vacanze pasquali; ricordo che ce ne sarà ancora uno e poi si chiude. Ragazzi vedete di mettercela tutta perché qui si decide il vostro anno scolastico.”
Fra i banchi fu tutto un intrecciarsi di sguardi preoccupati.
“Bene! Scrivete: problema. Dato un cerchio ed una retta ad esso tangente, trovare un punto tale che.....”
I ragazzi scrivevano attenti in un silenzio di piombo. Omega passò in rivista le sue truppe.
“Siamo tutti pronti? Pronti!”
“Allora avanti. Tocca a noi. Ognuno al proprio posto. Ogni raccomandazione ulteriore è superflua!”
I risultati furono consegnati dopo pochi giorni. I ragazzi videro entrare l'insegnante con i fogli dei compiti e si sentirono attanagliare la bocca dello stomaco.
“Aldovrandi! Sette; qualche esitazione; puoi fare meglio, tu.”
“Della Valle! Sei; in effetti è appena sufficiente. Ti ho proprio aiutato.”
Ad uno ad uno i ragazzi uscivano dal proprio banco e ritiravano il compito che esaminavano con attenzione scuotendo la testa.
“Rinaldini!”
Carletto si alzò e fissò con ansia un punto indefinito sulla lavagna,
“Rinaldini! Mi puoi spiegare cosa è successo? Un compito così ben fatto da te non me lo sarei mai aspettato: perfetto! In tutta la mia carriera non ho mai avuto tra le mani un compito di matematica svolto così bene; con sicurezza, semplicità, eleganza direi, senza alcun ripensamento.
Bravo! Tra l'altro mi è piaciuta la tua scelta di indicare con Omega il punto chiave del problema. Come mai? Di solito usate contraddistinguere i punti con A, B, eccetera.”
“Mah! Non saprei - Disse Carletto - Mi è venuto in mente così....”
“Bene. Tu meriteresti senz'altro dieci, ma visti i precedenti non posso proprio assegnarti una votazione simile: quindi nove più.”
Mormorio di ammirazione ed invidia, scalpiccio fra i banchi. Consegnando il compito, l'insegnante mise una mano sulla spalla di Carletto sorridendo:
“Bravo Rinaldini, si vede che la primavera è arrivata anche per te.“
E mentre Carletto tornava al suo posto e non era ancora convinto di non sognare, il professore mormorò fra sé come se leggesse: «Un punto Omega, di coordinate X e Y. Bello! Mi piace; sì, mi piace proprio!»
Fuori i gatti si stiracchiavano beati al sole d'aprile.
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