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La Stazioncina
di Raffaele Bonomi

Un colpo di fulmine!

Il capostazione sbraitava all'indirizzo di un treno passeggeri che stava arrivando lemme lemme, mentre la campanella della stazione trillava con timbro argentino.

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Il viaggiatore si guardò attorno. Era una tipica stazioncina di paese, di quelle allineate a pochi chilometri l'una dall'altra su una linea importante, di grande traffico. La piccola costruzione era semplice ma ordinata; tutta imbiancata di fresco, con le persiane verde scuro e sulle facciate laterali in grossi caratteri in rilievo era scritto il nome del paese: Casal Boschetto. Ai lati era ingentilita da due piccoli giardinetti molto ben curati con i vialetti coperti di ghiaia, i fiori ben disposti, senza erbacce ed uno dei due aveva anche una piccola fontanella che zampillava, con dei pesci rossi che nuotavano fra le ninfee. Un po' più lontano stava il magazzino con la sua tettoia e il piano di carico e c'era pure una capannuccia con scritto: «Ritirata», ma era mascherata da una siepe di ligustro e da una pergola.

Il capostazione lo guardò in faccia, si tolse il cappello, si grattò la nuca sospirò.

"Dunque, tutto cominciò circa tre mesi fa. Ci fu un guasto sulla linea elettrica e la corrente mancò per più di un'ora. L'intercity si fermò proprio qui nella nostra stazione e da allora non ci fu più pace."

"Cosa successe di così straordinario?"

Il povero capostazione stringeva il bicchierino del caffé, ormai vuoto e guardava nel nulla. Si vedeva che era veramente affranto e il forestiero cercò di fargli un po' di coraggio.

Il forestiero era sceso dall'omnibus 415 e, posata la valigetta. scura, si guardava intorno. Erano passati quattro o cinque mesi dall'ultima sua visita e tutto pareva rimasto come prima: la stazioncina era lì con il suo magazzino, i giardinetti, la pensilina. Ma ad uno sguardo più attento gli parve che qualcosa fosse cambiato, qualcosa di difficile a capirsi e a descrivere; forse era la pergola che aveva i pampini dorati dall'autunno ormai inoltrato o forse le persiane mezzo aperte e mezzo chiuse, o le aiuole con qualche fiore appassito; certo che tutto aveva un aspetto un poco trasandato e certamente meno allegro e smagliante dell'altra volta.

Il capostazione ritto sulla banchina diede un colpo di fischietto, poi alzò la bandierina - verde e il treno si mise lentamente in moto. Il viaggiatore, l'unico sceso dall'omnibus, restò lì in piedi a guardare il treno rimpicciolire a poco a poco e poi scomparire verso l'infinito; allora si incamminò verso l'uscita, ma prima volle incrociare il ferroviere:"Buongiorno!"- disse -"Lei si ricorda di me?"

Il capostazione lo squadrò con attenzione:

Erano arrivati alla macchinetta del caffé, schiacciarono i vari bottoni, mescolarono, cominciarono a sorbirsi l'espresso, poi il capostazione riprese:

Il forestiero si affacciò sulla porta della biglietteria: oltre il magazzino, su un binario di servizio, c'era un grosso locomotore che spingeva lentamente dei carri merci; si fermò, sganciò dei carri poi riprese ed emise un fischio, ma non come quelli di un tempo: un fischio breve, roco, senza alcuno slancio.

Il forestiero era divenuto serio, continuò a guardare il locomotore e disse:"Ma almeno sarà felice di star vicino alla sua stazione."

Il forestiero si fece ancora più serio, gettò il bicchierino di plastica nel cestino dei rifiuti e, prima di salutare il capostazione, mormorò:


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