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Il Reggente Belzoppi
(dal discorso del Prof. Franciosi)

Mortogli appena il padre nel 1831, il Consiglio Principe e Sovrano si affrettò nominarlo suo membro e ad affidargli più delicate mansioni ed i più gravi uffici.

Così incominciò la seconda parte della nobile esistenza che seppe condurre a compimento come una nuova missione e un dovere nuovo. Perocchè Egli fu una di quelle anime complesse ciecamente dotate della più alta umana pietà. Il nostro paese era più che mai rifugio di emigrati politici.

Di questi ve ne erano di due sorte: dei dotti e degli onesti, degli ignoranti e omicidiari. La casa Belzoppi, per i precedenti storici di Domenico, e per la speciale cortesia, incominciò ad essere il ricetto dei primi, perchè era aperta ad essi coll’espansione dell’ospitalità che cerca lenire al povero proscritto, i dolori dell’esilio. Un’aura di democratica fratellanza spirò adunque per molti anni in quel salotto dove si parlava degli avvenimenti politici, delle rinascenti speranze, e dove si passavano le più belle serate allietate dalla gentilezza e dalla bontà. In quante lettera dei proscritti, ritornati in patria, si rammenta con affetto questo ameno soggiorno ......

Ma venne il tempri che il mazziniano Belzoppi dalla teoria dovè passare alta pratica, dall’idealismo alla realtà.

Nel settembre del 1838 fu designato per la prima volta Capitano Reggente. Allora alla sincerità del patriottismo cercò di accoppiare l’abilità politica, nella quale diede sempre luminose prove nel ben trattare le cose sia interne che esterne.

Noi sappiamo come sia difficile reggere le sorti di una piccola repubblica dove il popolo pretende. dai capi sempre più di ciò che possono fare. Io non nego solere talora avvenire che facciano meno di quel che dovrebbero, e che forse in alcuna cosa s’ingannino.

Ma se i mezzi sono scarsi anche l’azione governativa è lenta e ristretta, o talvolta nulla, donde nascono giudizi avventati ed erronei perciocché ciascuno di noi sa che chiunque qui salga alla Magistratura suprema, fosse anche uno dei più celebrati politici, è costretto di regolare l’azione governativa giusta la durata del suo ufficio, giusta i costumi di questa popolazione e la copia dei mezzi che il paese somministra. La onde nelle reggenze di Domenico Maria Belzoppi non ci possiamo aspettare fatti straordinari, benché Egli abbondasse di quel senno pratico che si richiede a reggere lo Stato, e ardentemente desiderasse di migliorare le condizioni della sua patria. Però, dati i suoi precedenti storici e la sua cultura, da lui si pretese più dell’usato; per cui nacquero conseguenze non liete come vedremo più avanti. La stessa Musa del tempo rappresentata dall’abate Antonio Papi ne cantò le mirabili gesta che Egli sgombro di ogni vil temenza e fornito di acuto senno e di civil prudenza doveva appunto operare.
E noi toccheremo i principali fatti delle sue cinque reggenze e dimostreremo quali furono i concetti fondamentali che ne dominarono la vita pubblica.

Reggente la prima volta (dall’ottobre 1838 all’aprile 1839, cercò di consolidare l’indipendenza della Repubblica col promuovere trattati coi vari governi italiani e ottenne miglioramenti non pochi anche a vantaggio della finanza pubblica nella rinnovazione della convenzione per i sali e tabacchi coi governo del Papa. Persuaso Egli, data la nostra piccolezza e la niuna forza materiale, che la nostra esistenza dovesse ricevere un appoggio dalla forza politica, si adoprò a tutto potere di ricomporre ad accrescere una cotal forza. E ciò torna ad onore del suo grave e perspicacie giudizio, per quanto l’esperienza avesse già provato che ogni volta che la forza politica si era lasciata qui illanguidire o cadere, lo Stato n’aveva ricevuto grandissimo detrimento.

Dall’Aprile all’ottobre 1842 fu Reggente per la seconda volta col grado di nobile conferitogli ne1 1840 per le sue qualità personali, e da valente giurista qual’era pensò di prevenire i delitti migliorando le leggi ed accrescendo la forza morale della punitiva giustizia.

Le sue proposte riforme alle vecchie leggi penali preludevano così al famoso Codice Zuppetta, e il decreto per abolizione per l’avvenire dei fidecommessi, veniva a rendere sempre più umani i rapporti della famiglia a sostegno della tesi che un popolo è prospero e felice quando è retto da umane leggi e da libere istituzioni regolate secondo le norme della ragione e dei tempi. Durante questa seconda sua reggenza furono aggregati al patriziato sammarinese molti illustri personaggi dello Stato Pontificio per salvarli dalla galera perché cospiratori; e fu fatta una legge sull’asilo da darsi agli inquisiti esteri che erano sotto processo e che venivano a ricoverarsi in Repubblica per non subire il carcere preventivo. Durante l’istruttoria poi, quelli che avevano la previsione di essere condannati, si- cercava di mandarli in salvo in America per la Toscana dove vigeva un governo più mite e dove si trovava l’Avvocato Ronchivecchi, cittadino onorario di questa Repubblica, residente in Livorno, che si prendeva cura del loro imbarco. Va pure ricordato come in questo semestre venisse inaugurato nella Pieve - auspice il Belzoppi - il marmoreo monumento ad Antonio Onofri padre delta Patria con la speranza forse che quella severa effige potesse di continuo richiamare al dovere i cittadini traviati o ribelli. Fu in questa occasione che Antonio Papi dedicò un mirabile sonetto al Reggente Belzoppi dicendolo di acuto ingegno di vigile prudenza e di saldo cuore, che molti e grandi servigi prestò alla Repubblica da essere paragonato al suo primo nocchiero Antonio Onori.

Reggente per le terza volta dall’Ottobre 1845 all’Aprile 1846, si diede attorno più che mai senza punto compromettere la nostra indipendenza per salvare coll’asilo moltissimi di quei congiurati che avevano preso parte al mal riuscito moto di Rimini. Fu in questa contingenza che i Sammarinesi trovarono tempo e modo di ospitare quella turba sventurata di esuli seguaci di Livio Zambeccari e di Pietro Renzi, che invano cercavano di iniziare la rivoluzione italiana, con parziali moti da Bologna a Rimini. E’ appunto in quel tempo che il Nizzardo Ribetty, il romagnolo Costa, i riminesi Serpieri, Lettimi e Santi - quest’ultimo intrepido compagno di Giuseppe Mazzini nella fondazione della Giovane Italia - vennero a fondere in un nascondiglio di questo Borgo, palle e munizioni per l’insurrezione riminese. Per cui il nostro governo tormentato di continuo dal cardinal Gizzi prolegato di Forlì, il quale pretendeva la consegna dei profughi, dové giuocare una doppia politica; per salvare lo Stato contro 1e minacce dei governi pontificio ed austriaco si fecero dei decreti di espulsione di alcuni esteri, mentre d’altra parte dal Reggente Belzoppi e da altri primari cittadini si riempivano le case di questi profughi inquisiti politici, se ne aggregavano molti altri patriziato ed alla cittadinanza, ed altri si allontanavano a mezzo di passaporti e fogli di via attraverso la solita Toscana, e si facevano imbarcare a Livorno per la Francia e l’Inghilterra in attesa di migliori eventi. Se non ci fosse stata un’azione concorde di governo e di popolo questo glorioso fatto che fece meravigliare lo stesso Massimo D’Azelio nel suo scritto “Gli Ultimi casi di Romagna” non si sarebbe davvero avverato. Da tutto ciò chiaro apparisce non solo la sapienza civile con cui il Belzoppi coadiuvato dall’esperto Segretario di Stato Giambattista Bonelli, regolava le pubbliche faccende ma ancora l’amore grandissimo onde erano accesi questi due egregi cittadini verso la loro terra natia. E non solo l’amavano essi, ma procuravano di farla amare dagli altri specialmente dagli esterni; ond’erano laboriosissimi nel procacciarsi a tener vive le relazioni al di fuori ; e le avevano nelle città dello Stato pontificio e nei ducati, e nel regno di Napoli e nel Lombardo Veneto ed in Toscana; delle quali relazioni si giovavano per acquistare protezione a favore di questa Repubblica. Perocchè devesi pur considerare, che nei gravi frangenti, in cui essa talvolta si trovò, non poco contribuirono a conservarla immune da ogni grave pericolo, le pratiche e gli uffici autorevoli di cittadini emeriti che contava all’estero.

Console Reggente il Belzoppi per la quarta volta nel fatidico anno 1849 allorché, per dirla col Poeta, 1’Italia antica e la moderna battevano alle nostre porte; allorché quattro eserciti inseguivano e stringevano l’Eroe; allorchè i suoi legionari sfiniti dalla fame e dalla fatica, dimandavano pane e un po’ di riposo, e qui sul nostro suolo deponevano le armi, e qui cessava la prima guerra dell’indipendenza; chi di voi non sa Egregi Cittadini qui convenuti per onorare la memoria di quel Reggente che seppe appunto sottrarre dall’ira pontificia ed austriaca i prodi della gloriosa repubblica Romana vinti e non domi assicurarono colla salvezza di quelli la libertà del nostra Patria, chi non sa, dico, che come operasse il nostro governo grave circostanza?

E chi non sa che il merito precipuo così saggia politica fu opera del Belzoppi del Bonelli, del Borghesi,del Belluzzi e di altri maggiorenti coraggiosamente coadiuvati da intrepidi popolani che col sacro dovere dell’asilo loro salva l’eterna nostra libertà? O ci basta ricordare lo spartano saluto cui il Reggente Balzoppi accolse 1’Eroe; “Ben venga il rifugiato, questa terra ospitale vi riceve, o Generale, sono preparate le razioni poi vostri soldati, vostri feriti saranno curati; voi ci dovrete il contraccambio risparmiando questa terra temuti mali e disastri.”

I fatti non smentirono le oneste parole del Reggente galantuomo, dietro l’esempio tutta la popolazione si diede torno perché l’ospitalità riuscisse perfetta.. Questi nostri luoghi oltreché darvi le sofferenze di Anita e il furore dei rimasti, ci rammentano le ambasciate fatte fare dal Belzoppi a mezzo del Bonelli e del Braschi per ridurre a più miti consigli gli Austriaci invasori del nostro territorio, la consegna delle armi qui depositate, gli aiuti di passaporti e di denaro, il passaggio dell’arciduca Ernel, le trattative col medesimo compiute per questa casa mentre nei nascondigli da medesima si tenevano occulti i ricercati a morte dal governo teocratico, gli ultimi avanzi della gloriosa Costituente romana, le ultime voci della patria morente. Oh! Rammentiamoci quei nomi indimenticabili: Allocatelli di Cesena, Pettini di Forlì, Guiccioli di Ravenna, Colocci di Iesi, Savini e Venturini di Bologna, Manfredini di Modena, Giovanni Erguaz dell’isola del fondatore della nostra Repubblica, Zavoli di Rimini, Mariani di Sogliano, Ripa di Verucchio.

La soluzione non era facile in così gravi contingenze della patria nostra se al governo della medesima non ci fossero stati uomini quali veramente erano.

Lasciamo il giudizio ad uno storico di quella fazione che non sempre giudicò a dovere gli eroismi di Giuseppe Garibaldi e i fatti storici del Risorgimento Italico. Dice il Tedesco Jonas: “Grande fu Garibaldi in quella contingenza, grande fu la piccola Repubblica Sammarinese, e i nomi di Domenico Belzoppi e di Giambattista Bonelli possono essere e incisi nei fasti della storia».

Durante questa quarta reggenza fu riordinato il Collegio Belluzzi e furono riformate le pubbliche scuole coll’aggiunta di nuovi insegnanti in modo che l’istruzione riuscisse più ampia e più agevolata; e più profondo e meglio disciplinato fosse il sentimento nell’animo dei cittadini. Così pure durante questa reggenza - dopo la burrasca garibaldina - fu dimandato appoggio e protezione- alla più grande delle re-pubbliche: gli Stati Uniti d’America, a mezzo del suo rappresentante in Roma per rafforzare la nostra indipendenza che aveva corso grave pericolo di fronte alle pretese austriaco papali.

Il Belzoppi fu Capitan Reggente per l’ultima volta nel 1853 nell’anno funesto per lotte civili e per atroci misfatti. Dietro il lacrimevole caso del segretario Bonelli, il Belzoppi. con l’aiuto e col consiglio dell’illustre Borghesi mostrò animo invitto e risoluto tanto che, fattosi come centro dell’azione governativa, potentemente si adaprò affinché la Repubblica non precipitasse in più terribili disastri. La corte di Roma avvisò che fosse giunto il tempo per annettersi il territorio nostro e convenne col governo toscano per occuparlo militarmente sotto mentito colore di stabilirvi l’ordine. Il ricordo dell’invasione austro-papale del giugno 1851 era troppo recente. Il Belzoppi era troppo geloso dei patrii diritti; e sebbene tenesse ancora ospiti in sua casa alcuni liberali delle Legazioni Pontificie, fu d’avviso, al sopraggiungere in Repubblica di emigrati tristi e malvagi, di limitare -il diritto di asilo a chi realmente lo meritasse. Ore ci per scongiurare la minacciata invasione, seppe col Borghesi ricorrere al governo di Francia e procurarsi quella protezione. quella forza morale tanto necessaria a tener alto il prestigio della piccola Repubblica, salvaguardandola dai nemici interni ed esterni; di qui l’invidia di pochi e malevoli che presero a perseguitarlo; di qui gli odii e i livori di certi perpetui ringhiatori di libertà. Alcuni demagoghi di corte vedute latrarono che Domenico Belzoppi, di conserto con altri primari cittadini, minasse la repubblica. La mala voce si sparse presso il popolo minuto con libelli anonimi e con beffardi irrisioni. Si mise in forse l’onestà dei suoi intendenti, anche perchè, infierendo in quell’anno la carestia, fece fare provviste di cereali all’estero colla-garanzia personale di molti consiglieri.

Tanto che offeso e amareggiato fu costretto, appena uscito di reggenza. andarsene esule per il quieto vivere della famiglia, ritirandosi a vita privata nella sua villa di Verucchio. I più continuarono ad amarlo e a stimarlo sebbene lontano perché conoscevano qual fosse stata la sua condotta nelle pubbliche e private faccende e quanti dolori avesse dovuto soffrire per la giustizia e per la libertà. Ma nulla valse a calmare là furia del vento contrario, non il tesoro i tanti meriti di lui, non il tesoro delle sue civili virtù.

 


Note:
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