Lettori!
Invitati dai nostri compagni del Partito Repubblicano Sammarinese, sorto non é molto rigoglioso per tralci novelli a compilare un numero unico nella solenne occasione delle onoranze che doverosamente si tributano a G. Garibaldi e a G. Verdi nonché al concittadino patriota Domenico M. Belzoppi dal Senato e dal popolo della Repubblica, volenterosi ci siamo dati al lavoro colla speranza di fare a voi tutti opera gradita. Se questa speranza sarà delusa, pazienza! noi non ce ne rammaricheremo, poiché ci conforta l'animo l'aver fatto del nostro meglio col chiamare a collaborare nel nostro "31 Luglio„ uomini già provati all'arma della penna e conosciuti nel mondo letterario e giornalistico; ai quali si devono i meriti di questo giornale ed il nostro sincero ringraziamento.
Già vediamo però errare ironici sorrisi sulle labbra di molti concittadini, dinanzi alla temerità e alla presunzione di pochi giovani, che, nientemeno, hanno preteso di costituire un partito, ma non ce ne facciano alcun caso perché conosciamo l'abitudine dei più, i quali purtroppo sono sempre soliti a Volgere in giuoco le cose anche le più serie e a sghignazzare quand'anche dovrebbesi piangere.
Un fatto è certo: i repubblicani hanno riunite le loro poche fronde e per far ciò hanno avuta piena ragione. Quale sia, che. del resto tutti devono conoscere, non è d'uopo parlarne qui, ma sarà nostro oggetto, se potremo realizzare il desiderio, che da tempo nutriamo, di fondare un periodico, dove agli amici e agli avversari politici svolgeremo tutto il nostro programma.
Ma noi, compilatori di questo numero unico, avremmo terminata l'opera nostra, altro non restandoci che affidarla al vostro giudizio, se non credessimo opportuno adempiere un dovere.
Il Partito Repubblicano Sammamarinese, che é stato l'iniziatore delle solenni onoranze ai due immortali della gran Madre Italia Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Verdi, i quali, e ciò ridonda in gloria del nostro paese, sono nel novero dei cittadini onorari; il Partito Repubblicano che primo seppe esumare dall'oblio, in cui era stata condannata da chi aveva tratto l'interesse di farla dimenticare, la fiera figura, di Domenico Maria Belzoppi, del baldo carbonaro cui nei tempi perigliosi per l'Italia e per S. Marino bastò l'animo di salvaguardare questa e di aiutare quella, il Partito Repubblicano che tanto si è adoperato perché questa manifestazione di genuina italianità fosse resa più dignitosa dall'intervento del magniloquente Innocenzo Cappa; il Partito Repubblicano Samma-rinese, oggi, a voi ospiti gentili qui convenuti dalla forte Romagna solatia che ancora sente gli aneliti di Anita morente e lo sdegno dell'Eroe che lasciò la nostra terra ospitale per scampare dall'ira nemica, dalla Marca ,montuosa che si rispecchia nell’Adriaco mare, dall'Umbria che sui monti digradanti in cerchio ostenta intatti boschi verdeggianti da tutta Italia, a voi, come quelli che parlate la nostra medesima lingua, che avete i medesimi nostri costumi, le medesime sante tradizioni, che sentite, le stesse ansie che sentiamo voi, che palpitate per lo stesso ideale: la grandezza d'Italia, a voi tutti, ospiti cari, manda il saluto affettuoso e cordiale, manda il fraterno saluto.
E a voi giovani sammarinesi coetanei nostri, che oggi concorrete nella sala del Comune ad ascoltare il verbo del sommo oratore repubblicano, un augurio: possa la rievocazione dell'eroismo e della costanza dei Grandi che fecero l'Italia, e delle virtù dei nostri umili padri, ritemprarci alla concordia e ricordare a noi, se mai gli adulti lo avessero dimenticato, che nostro sacro dovere è di custodire dai nemici d'oltre confine e dai traditori interni questo cimelio repubblicano, pel cui valore, che noi sammarinesi non mai abbastanza sappiamo apprezzare, da tanti intensamente ci è invidiato.
San Marino 31 Luglio 1913.
Giuliano Gozi Edoardo Angeli
La lettera dell'On. CAPPA
Onorevoli Amici,
Non collaboro al vostro numero unico che con queste poche righe di saluto, che invio in attesa della cara parentesi di vita a me preparantesi in S. Marino.
Mai ora della vita internazionale fu più propizia a fare intendere come la grandezza spirituale dei popoli non derivi dall'ampiezza del territorio che essi occupano. La tesi imperialista che tanto spiaceva a Giuseppe Garibaldi, l'Eroe mite del quale parleremo insieme per dire una volta ancora grazie alla terra generosa, all'onesta Repubblica da cui fu ospitato (e sia musica la nostra parola come la poniamo sotto gli auspici di una gloria dei suoni!), la tesi della conquista, che si insanguina nei campi di Oriente, si giustificano spesso in una pretesa missione di civiltà.
Ed io che vi scrivo, signori, ho voluto talora credere a questa giustificazione. Ma quale civiltà si leva alta dal sangue fra le stragi balcaniche? Quale era la missione di civiltà nel 1849 della Francia, dell'Austria, dell'Europa intera ortodossa, allorché voi, grandi di anima in sublime picciolezza di territorio, vi preparavate ad ospitare l'Eroe, più cavallereschi della cavalleresca gente francese, più veramente cristiani che gli uomini sgovernanti col pretesto della croce?
Di ciò noi diremo innanzi alla dignità repubblicana sammarinese.
Ora abbiatemi fraternamente
Vostro
INNOCENZO CAPPA
Luglio del 1913 Milano
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