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Dalle memorie di E. Belzoppi

Ricordo, come cosa molto confusa, un avvenimento, avvenuto in casa nostra nella mia fanciullezza. Parmi che mi trovassi in una carrozza colle mie sorelline, la mamma ed altri. Non so perché mi trovai nelle braccia di un uomo che mi teneva sollevata in alto, come altri sollevavano le mie sorelline, in mezzo a tanti uomini che si affollavano lungo la strada e urlavano forte di gioia.

E ricordo pure che una sera, che la memoria non saprebbe collegare a quel giorno, fu in casa nostra gran festa. Le sale erano illuminate, i candelabri ardevano innanzi agli specchi appesi alle pareti. Tutte le porte erano aperte. Tanti é tanti signori e signore andavano e venivano: si mangiarono dolci, si bevvero liquori.... ecco forse il motivo che mi si impresse. Ma no: fu la ressa straordinaria delle persone che vidi in casa, e gli evviva che si facevano al di fuori, tanta gente che beveva vino e mangiava ciambelle sotto al porticato e nell'andito. Parmi ancora vedere i tanti orci di vino che dispensavano.

Nella mia piccola mente questo avvenimento s'impresse come un bel quadro o meglio coma una fotografia, e fatta grandicella ne chiedeva alla mamma che era quella sera e perché tanta gente. Ella rispondeva: ve lo dirò quando meglio potrete comprendermi.

Un giorno che il tempo era nevoso e una tramontanina che passava le vesti, ci teneva più strette attorno al tavolo di lavoro di mamma, che abitava il suo quartierino d' inverno, dopo un po’ di . silenzio saltai su a dire: Mammina ma che era quella sera lontana tanta gente in casa nostra? Perché tanti dolci, tanto vino davano a chi ne voleva?

Mamma mi guardò: ci guardò tutte che silenziose avevamo gli sguardi fissi in lei, poscia disse: Ormai siete grandicelle e gli avvenimenti della famiglia non devono restarvi celati: ascoltatemi. Era l’agosto del 1834 e babbo si recava in Toscana, dove governava come sapete il Granduca Leopoldo, con certi dispacci che dovevano restare occultava allo Stato non solo Pontificio per il quale doveva transitare, ma anche al Toscano ove l’attendevano vari amici. Quando un governo cerca schiacciare il popolo con varie imposte, con leggi umilianti, quando chiama l' intervento delle armi di altri Governi per sostenersi colla prepotenza, per farsi temere; allora il popolo cerca ribellarsi per scuotere il giogo....e congiura.

Congiura in segreto per atterrare il dispotismo, e si crea in mente un governo libero ove il popolo regni Sovrano e la libertà e l'eguaglianza rendano tutti gli uomini fratelli.

Questo era il sogno di una gioventù inesperta, ma animosa e pronta a soffrire ogni stento, ogni abnegazione pur di conseguirne il fine. Si è veduto il fiore dell'itala gioventù passare per le città carica di ferri, soffocare sotto i piombi di Venezia; poscia tradotta all'ergastolo dello Spielberg colle catene ai piedi condannata sino a 20 anni di carcere duro, lasciarvi la vita.... mentre tutte le carceri dello Stato riboccavano di prigionieri politici.

Quando vostro padre attendeva agli studi a Forlì, féce relazione con Maroncelli che era un caldo patriotta e con molti altri, e si associò ad essi. Nato in suolo libero sentì pietà di tanti infelici e per amore alla patria comune e pietà dei sofferenti offerse il suo cuore, il suo ingegno, l’opera sua. Ora esso tenevasi sicuro; pensava che -come appartenente ad altro Stato, non sarebbe tenuto in sospetto ed avrebbe potuto trattare le cose senza pericolo e senza essere osservato; ma non fu così. Un vile si fece delatore, e mentre il babbo attraversava lo Stato Pontificio passando pei monti a cavallo in compagnia di un fido colono, si vide improvvisamente sbucar d'attorno degli uomini armati, dei soldati pontifici. Non pose tempo in mezzo e colla prontezza disperata di chi vede la morte innanzi agli occhi, estrasse la carta che custodiva, se la pose in bocca e masticatala l'ingoiò.. Soprafatto dai soldati fu levato di sella, gettato a terra e colle ginocchia sul petto, forzato a rigettare la carta con tanto sforzo ingoiata! Oppose la resistenza e da quel poco che rigettò neppure un nome poterono leggere, che - se lo avessero potuto- ogni nome era una vita perduta.

Mamma si fermò per asciugarsi una lacrima e fuvvi un lungo silenzio. Ella taceva ..... forse il pianto che stava per irrompere le impediva la parola, e noi oppresse, addolorate, ripensavamo, senza osare d'interrogarla ancora.

Dopo qualche tempo riprese: lo caricarono di ferri, lo condussero al- forte di S. Leo e dopo qualche giorno passò da Verucchio in mezzo ai soldati, ove vedutolo la signorina Adelaide Ripa, calda d'amor patrio come tutta la sua famiglia ne provò tanto dolore che -- cadde a terra come morta. Poscia lo condussero a Rimini ed infine alle carceri di Forlì ove -stette sei mesi. Mie care quanto soffersi! Se aveste veduto il dolore ... la disperazione .... la confusione del fido Matteo Tamagnini nel tornare senza il suo giovane padrone! Non trovava parole, non sapeva che cosa dire e piangeva come un ragazzo. Mi sentivo spezzare i1 cuore! Eppure dovevo vincermi. Avevo i poveri vecchi genitori che al nome di carcere annettevano disonore, e li vedeva dolorare da mane a sera, non dormire la notte, non mangiare alla tavola per la mancanza di questo unico loro diletto. Mi sostenni un poco, ma finii coll'amalare tanto gravemente da essere anche sacramentata.

Il cognato Ambrogio Stagni mi consolava e il Dott. Giovanni Bergonzi buono ed ardente patriotta collegato con vostro padre mi curava e mi animava alla speranza, ed ambedue scrivevano a Domenico diminuendo lo stato grave nel quale versava per non accrescergli la pena. Finalmente cominciai a riavermi: le speranze che mi facevano concepire la sua liberazione, il desiderio di andarlo a vedere e di giovargli mi animava; e appena il potei, andai, accotnlagra1a da Stagni, a Bologna dal Cardinale Delegato ed esposi l'innocenza del mio caro Belzoppi, pregai pe' suoi vecchi genitori dei quali era l'unico figlio, per tre innocenti creature delle quali era padre.. e per me che avevo bisogno di un sostegno nel compagno che Dio mi aveva dato.

Mi rimandò alquanto sollevata avendo il permesso di parlargli alle carceri di Forlì ove andammo e presentammo al Tenente Colonnello Freddi l'ordine del Delegato.

Se volessi dirvi lo stato mio in quel tempo di aspettativa e nel tempo che fui coli esso, nol potrei! Il Colonnello restò sempre presente, avvolto in un mantello nero sembrava il genio del male teneva in mano l'oriuolo e spirata la mezz'ora accordata ci separò. Partii rammaricata di non avergli detto tutte quello che era necessario, e tutto quello che il mio cuore avrebbe voluto dirgli! Mamma si tacque e pianse alquanto in silenzio, mentre noi esterefatte non pronunciammo verbo, né battemmo palpebre.

Per quel dì e per varii altri non se ne parlò più; ma noi si cercava essere sole colla mamma per apprendere la fine di una storia che c'interessava tanto. Finalmente capitò il destro ed ella proseguì: Passarono sei mesi senza che noi cessassimo di fare ogni possibile per liberarlo; finalmente il Governo Pontificio spinto anche dalla Repubblica, che reclamava il suo cittadino, si persuase di lasciarlo in libertà, non trovando reato grave per poterlo condannare. Prima di partire dalle carceri dispensò ai carcerati i denari del vitto che gli eran dovuti, poiché esso si era sempre mantenuto del proprio, e più d'uno pianse la sua partenza, perché esso che in ultimo era libero pel recinto, ammoniva l'uno, consolava l'altro, ed era amato e rispettato da tutti.

All'arrivo di sì lieta novella la gioia c'inondò il cuore, piangemmo di consolazi-one, e coll'animo altamente commosso ci preparammo per andare ad incontrarlo.

Frattanto l’intero paese si accingeva a festeggiare il ritorno dell'amato e popolare cittadino. Si prese una carrozza ed io, voi tre piccine, l'amico Bergonzi e Stagni andammo ad attenderlo sin oltre il Castello di Serravalle seguiti da una moltitudine di amici e di popolo cui tardava il rivederlo. I vecchi genitori rimasero a casa, la commozione non permise loro di muoversi.

Finalmente apparve: fu un grido unanime di viva Belzoppi, viva il nostro concittadino ...... ci è ridonato ...... sempre con noi.... Poi taluni più affezionati levarono voi di carrozza e sollevandovi sulle braccia al di sopra della folla gridavano: eccole eccole Belzoppi, le vostre figlie, le vostre creature! Intanto i due legni si avanzarono lentamente l'un verso l'altro, e fuvvi chi voleva staccare i cavalli e tirare a braccia. Lo stato mio non saprei dirvelo! Il babbo vostro poté salire con noi, mentre Bergonzi e Stagni occuparono l'altro legno. Oh i poveri vecchi per chi li ha mai visti! Che scena commovente e straziante!...

Alla sera fu una festa generale: tutti volevano vedere il prigioniero della polizia papale, abbracciarlo e parlargli. In casa si fece serata, si passarono dolci e liquori e tutti quei signori e popolani che vennero a trovarlo, mentre sotto il portico e nell'andito si dispensavano vino e ciambelle a tutti quelli che si affollavano attorno alla casa e battevan palma a palma.

Eccovi, mie care, la spiegazione delle riminiscenze confuse di vostra mente delle quali più volte mi chiedeste schiarimenti. Poco dopo il povero nonno Vincenzo fu colpito d'appoplessia che si disse causata dalle emozioni provate.

Povero vecchio! aveva resistito al dolore, nol poté alla gioia ......


Note:
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