Da Chiusaforte
a Stazione per la Carnia
Giungemmo a Chiusaforte alle due del mattino. lo credevo,
e del mio pensiero erano pure molti altri, che la nuova
linea fosse sul Fella, ma quando vidi che degli autocarri
caricavano soldati e che i borghesi cercavano di salvarsi
il più presto possibile, compresi senz 'altro il
disastro accaduto. Lo spettacolo che vidi a Chiusaforte
fu terribile.
In mezzo al buio completo, rischiarato di quando in
quando dal chiarore dei vasti incendi vicini, si vedevano
soldati ubriachi gettati per terra con la bottiglia dell
' acquavite ancora in mano, i borghesi e specialmente le
donne piangevano e si disperavano non essendo state avvisate
prima della nostra ritirata.
Tutti cercavano di poriar via qualche cosa, anzi più che
potevano e caricavano sulle gerle materassi, utensili,
formaggio, vino, viveri, insomma quello che credevano fosse
più utile in quella fuga disastrosa. Gli armenti
abbandonati muggivano e correvano per le vie del paese,.
qualche alpino inseguiva un vitello per portarselo dietro,
altri aiutavano i borghesi a caricare la roba.
Passai col battaglione senza nemmeno sostare nel paese
in subbuglio e si continuò la marcia verso Stazione
per la Carnia. I soldati già stanchi per le faticose
marce del giorno innanzi e digiuni si trascinavano per
la strada come esseri che non abbiano più la forza
di stare in piedi. Ogni mezz ' ora si faceva un alt ed
allora si vedevano i soldati gettarsi per terra ai due
Iati della strada e quasi subito si addormentavano. Allorche
si riprendeva la marcia bisognava gridare, scuoterli e
svegliarli per farli nuovamente camminare. lo avevo tutta
la vista annebbiata; mi pareva che un peso di piombo mi
calasse sugli occhi e mi impedisse di aprirli: camminavo
curvo sotto il peso del sacco alpino inzuppato di acqua
e andavo avanti a caso barcollando e chiudendo gli occhi
di quando in quando...La marcia penosa e dolorosa nello
stesso tempo, continuava ostacolata sempre più dal
maltempo continuo e dalla stanchezza che cresceva ad ogni
istante.
Attraversavamo borgate e villaggi ove il grido d'allarme
lanciato per le valli era già arrivato prima di
noi e le case colle porte spalancate, dai cui vani uscivano
in serpi lunghe ed arruffate, biancheria e masserizie,
indicavano tutti i terribili drammi avvenuti in seno alle
famiglie ancora pacifiche nella sera innanzi e mostravano
10 strazio profondo col quale gli abitanti si erano distaccati
violentemente da esse, lasciandosi dietro tanti cari ricordi,
tanti affetti, tante gioie passate.
Quella mura vuote ed improvvisamente desolate, quelle
mura che poche ore prima racchiudevano tante persone care
e affezionate ad esse e che forse celavano nella modesta
quiete alpina tante trepidazioni provate dai familiari
per i cari lontani, colpivano il cuore come tanti strali
e 10 facevano sanguinare riempiendo di lacrime gli occhi
stanchi.
La guerra, ecco il suo artiglio formidabile! Travolgeva
d'un tratto in un vortice inesorabile con la possanza di
un gigante immane tutte le speranze accumulate in trenta
mesi di lotta, sconvolgeva famiglie, portava la distruzione
in quelle floride regioni, e con la distruzione la fame,
la miseria, la morte ...Tali gli effetti di una ritirata
in guerra.
E avanti, avanti con la nostra marcia, senza trovare
ancora una linea sulla quale fermarsi, una linea adatta
per poter fare un gagliardo dietro front, mostrare ancora
le animose facce al nemico e lanciargli nuovamente il fatidico
grido alpino: " Di qui non si passa! " Eravamo
stanchi, affamati ma possedevamo ancora un fucile, poche
cartucce ed un animo pronto a tutto che poteva all'occasione
sbalordire noi stessi. Quando, quando sarebbe venuto quel
momento? Fra un 'ora, fra un giorno, fra una settimana?
Mistero. Noi non 10 sapevamo, i nostri comandanti non 10
sapevano, forse anche gli stessi capi 10 ignoravano!
La marcia continuava sempre! Gruppetti di alpini si
staccavano, li spingevamo avanti con un cenno, con parole
di conforto, con dolci speranze,. li facevamo accodare
alle compagnie, al battaglione, ma poi a poco a poco quel
gruppo alpino, quel tutto organico composto di tre battaglioni
alpini, due di bersaglieri e sei di fanteria, quella compattezza
mantenuta sino allora cominciava a disgregarsi,. I 'inevitabile
frammischiamento fra i diversi reparti cominciava a dilagare,
i ritardatari si moltiplicavano ed ecco tutte le truppe
sciogliersi inavvertitamente a poco a poco e dividersi
a drappelli che grossi dapprima, si assottigliavano sempre
più strada facendo.
Era il momentaneo, inevitabile dissolvimento di una piccola
armata che si ritirava fra i monti.
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