Mappa del sito  
La proposta
Servizi
























 

ti trovi in:  Home > Memorie e scritti > Un ragazzo a Caporetto
Da Chiusaforte a Stazione per la Carnia
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

Da Chiusaforte a Stazione per la Carnia

Giungemmo a Chiusaforte alle due del mattino. lo credevo, e del mio pensiero erano pure molti altri, che la nuova linea fosse sul Fella, ma quando vidi che degli autocarri caricavano soldati e che i borghesi cercavano di salvarsi il più presto possibile, compresi senz 'altro il disastro accaduto. Lo spettacolo che vidi a Chiusaforte fu terribile.

In mezzo al buio completo, rischiarato di quando in quando dal chiarore dei vasti incendi vicini, si vedevano soldati ubriachi gettati per terra con la bottiglia dell ' acquavite ancora in mano, i borghesi e specialmente le donne piangevano e si disperavano non essendo state avvisate prima della nostra ritirata.

Tutti cercavano di poriar via qualche cosa, anzi più che potevano e caricavano sulle gerle materassi, utensili, formaggio, vino, viveri, insomma quello che credevano fosse più utile in quella fuga disastrosa. Gli armenti abbandonati muggivano e correvano per le vie del paese,. qualche alpino inseguiva un vitello per portarselo dietro, altri aiutavano i borghesi a caricare la roba.

Passai col battaglione senza nemmeno sostare nel paese in subbuglio e si continuò la marcia verso Stazione per la Carnia. I soldati già stanchi per le faticose marce del giorno innanzi e digiuni si trascinavano per la strada come esseri che non abbiano più la forza di stare in piedi. Ogni mezz ' ora si faceva un alt ed allora si vedevano i soldati gettarsi per terra ai due Iati della strada e quasi subito si addormentavano. Allorche si riprendeva la marcia bisognava gridare, scuoterli e svegliarli per farli nuovamente camminare. lo avevo tutta la vista annebbiata; mi pareva che un peso di piombo mi calasse sugli occhi e mi impedisse di aprirli: camminavo curvo sotto il peso del sacco alpino inzuppato di acqua e andavo avanti a caso barcollando e chiudendo gli occhi di quando in quando...La marcia penosa e dolorosa nello stesso tempo, continuava ostacolata sempre più dal maltempo continuo e dalla stanchezza che cresceva ad ogni istante.

Attraversavamo borgate e villaggi ove il grido d'allarme lanciato per le valli era già arrivato prima di noi e le case colle porte spalancate, dai cui vani uscivano in serpi lunghe ed arruffate, biancheria e masserizie, indicavano tutti i terribili drammi avvenuti in seno alle famiglie ancora pacifiche nella sera innanzi e mostravano 10 strazio profondo col quale gli abitanti si erano distaccati violentemente da esse, lasciandosi dietro tanti cari ricordi, tanti affetti, tante gioie passate.

Quella mura vuote ed improvvisamente desolate, quelle mura che poche ore prima racchiudevano tante persone care e affezionate ad esse e che forse celavano nella modesta quiete alpina tante trepidazioni provate dai familiari per i cari lontani, colpivano il cuore come tanti strali e 10 facevano sanguinare riempiendo di lacrime gli occhi stanchi.

La guerra, ecco il suo artiglio formidabile! Travolgeva d'un tratto in un vortice inesorabile con la possanza di un gigante immane tutte le speranze accumulate in trenta mesi di lotta, sconvolgeva famiglie, portava la distruzione in quelle floride regioni, e con la distruzione la fame, la miseria, la morte ...Tali gli effetti di una ritirata in guerra.

E avanti, avanti con la nostra marcia, senza trovare ancora una linea sulla quale fermarsi, una linea adatta per poter fare un gagliardo dietro front, mostrare ancora le animose facce al nemico e lanciargli nuovamente il fatidico grido alpino: " Di qui non si passa! " Eravamo stanchi, affamati ma possedevamo ancora un fucile, poche cartucce ed un animo pronto a tutto che poteva all'occasione sbalordire noi stessi. Quando, quando sarebbe venuto quel momento? Fra un 'ora, fra un giorno, fra una settimana? Mistero. Noi non 10 sapevamo, i nostri comandanti non 10 sapevano, forse anche gli stessi capi 10 ignoravano!

La marcia continuava sempre! Gruppetti di alpini si staccavano, li spingevamo avanti con un cenno, con parole di conforto, con dolci speranze,. li facevamo accodare alle compagnie, al battaglione, ma poi a poco a poco quel gruppo alpino, quel tutto organico composto di tre battaglioni alpini, due di bersaglieri e sei di fanteria, quella compattezza mantenuta sino allora cominciava a disgregarsi,. I 'inevitabile frammischiamento fra i diversi reparti cominciava a dilagare, i ritardatari si moltiplicavano ed ecco tutte le truppe sciogliersi inavvertitamente a poco a poco e dividersi a drappelli che grossi dapprima, si assottigliavano sempre più strada facendo.

Era il momentaneo, inevitabile dissolvimento di una piccola armata che si ritirava fra i monti.
…………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………….


<<--- da Pecol a Chiusaforte
|

   
   
In questa sezione:
   
Passato remoto, ma sempre presente
Un ragazzo a Caporetto
Una famiglia nella guerra
Favole e raccontini
Amarcord
   
Liber LIber
IBS - Internet Bookshop Italia
 


Torna a inizio pagina