In fondo
valle, le donne aspettavano coi bambini in braccio, quelle fiere
e dolci donne friulane che chiamano « frut » la loro
creatura. I mariti erano affranti di insonnia e di stanchezza.
Fino a Chiusaforte fecero la strada in compagnia. Si vedevano
le donne curve sotto, la gerla , da cui spuntavano esserini spauriti,
le mani aggrappate allo zaino del babbo. Più tardi, al
ponte di Braulins ch'è a monte di Osoppo, una di quelle
dolenti, affranta di stanchezza, appoggiava la gerla alla spalliera
del ponte. D'un tratto s'ode un urlo disperato. Una cinghia s'era
spezzata e la gerla, capovolgendosi, aveva rovesciato nel fiume
ciò che conteneva: una creaturina di due anni, che fu
vista annaspare con le piccole braccia nel vuoto e sparire in
un attimo nei gorghi vorticosi. Nella disperazione di quella
madre gli spettatori videro la tragedia del Friuli calpestato
e invaso.
Nella notte
dal 29 al 30 la Divisione (36°) passò il Tagliamento
e si schierò, fronte a est, a difesa del fiume, fra Trasaghis
e Mena: aveva alla sua sinistra, da Mena sino al ponte di Tolmezzo,
la 63° divisione del generale Rocca, traslocata in fretta
da Palmanova per chiudere la falla che s’era aperta fra
la conca di Plezzo e le alture di Gemona.
Da quel momento
le due divisioni ebbero in comune la fronte e la sorte. Isolate
dalla pianura, ormai invasa dal nemico, non avevano che una sola
via di scampo: la strada dell’Arzino, che per Pielungo
e Clauzetto porta alla valle del Meduna. Ma il Tagliamento resisteva
a sud o era già stato varcato dagli invasori? Chi aveva
in mano i ponti di Pinzano, di Spilimbergo, e della Delizia ?
La risposta a questi quesiti non sarebbe mai più pervenuta:
giunse invece, nelle prime ore del 4 novembre, un ordine di ritirata,
nel quale si accennava a un precedente ordine non ancora arrivato.
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