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L'ultimo assalto
Cesco Tomaselli
dal Corriere della Sera del 17 dicembre 1929

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra


Comincia a far giorno. Senza un grido i primi plotoni scattano e si lanciano all'assalto. Si scatena un inferno. Fiammelle di mitragliatrici lingueggiano d'ogni intorno, squadre intere cadono in riga, falciate dalle raffiche a ventaglio. Una compagnia va all'attacco otto volte di seguito. La mischia è generale, coinvolge fanti de149° e del 36° fanteria, alpini di parecchi battaglioni, in testa i friulani del Vai Fella e del Gemona, bersaglieri, cavalleggeri, artiglieri. Come ricordarli tutti ?(14) Il combattimento è nuovo per i nostri, si svolge su terreno aperto, senza trincee e senza reticolati, è l'urto classico di chi vuoi liberarsi da una stretta mortale, è la battaglia di Leonida alle Termopili: ma il nemico ha avuto tempo per scegliersi le difese, spara da posizioni dominanti, è, in una parola il padrone della situazione.

Il combattimento dura tutta la giornata. Alle sedici i nostri sparano gli ultimi caricatori, quelli tolti dalle giberne dei morti. Il fuoco ha un'ultima ripresa, poi cessa. Nel silenzio, che le ombre della sera fanno più greve, echeggiano i comandi dei graduati tedeschi che incolonnano i nostri prigionieri. A notte una gran pace regna sulla montagna. --Ma se gridassero meno questi Italiani ! -brontolano i Prussiani, che hanno acceso il fuoco per scaldarsi: canterebbero volentieri un bel coro, ma i lamenti dei nostri feriti lacerano le orecchie in maniera assai molesta. Se disturberanno ancora, li faranno star zitti con un paio di fucilate: «perché noi --dice un appuntato a un prigioniero -di pane ne vediamo pochino, ma di cartucce ne abbiamo da sterminare l'universo ».

Basta. E' venuta anche per i morti di Pielungo e di Pradis l'ora della pace. Sul poggio di Vai del Ros, a fianco della strada che va verso Pielungo, un cimitero di guerra riconcilia nel sepolcro caduti della 63° e della 36° Divisione, Prussiani della Deutsche Jager Division e Austriaci della 22° Divisione Schutzen.

Rari e frettolosi devono esservi i pellegrinaggi, a giudicare dallo stato dell'opera: la piramide commemorativa ha i fianchi screpolati e l'intonaco cadente, parecchie croci sono spezzate, in altre non c'è più la tabella di riconoscimento, non un fiore orna i tumuli, la pace di quei morti è disadorna. Li consola ogni tanto la pietà dei montanari, parecchi dei quali furono spettatori della battaglia.

Vi salimmo un mattino di domenica. La burrasca faceva gemere i rami e la pioggia infracidava il pendio ch'era una pena stare in piedi. Non c'era nessuno: neanche la pia fanciulla di Pradis che Enrico Fruch, poeta friulano aveva visto un giorno inginocchiata sotto il muretto. « Mitutis jù lis dalminis ( zoccoli) di fùr ---Preave une fantate sot il mùr. » Non c'era nessuno: ma la terra, intorno, pregava.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Passato remoto, ma sempre presente
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