Comincia a far
giorno. Senza un grido i primi plotoni scattano e si lanciano all'assalto.
Si scatena un inferno. Fiammelle di mitragliatrici lingueggiano
d'ogni intorno, squadre intere cadono in riga, falciate dalle raffiche
a ventaglio. Una compagnia va all'attacco otto volte di seguito.
La mischia è generale, coinvolge fanti de149° e del
36° fanteria, alpini di parecchi battaglioni, in testa i friulani
del Vai Fella e del Gemona, bersaglieri, cavalleggeri, artiglieri.
Come ricordarli tutti ?(14) Il combattimento è nuovo per
i nostri, si svolge su terreno aperto, senza trincee e senza reticolati, è l'urto
classico di chi vuoi liberarsi da una stretta mortale, è la
battaglia di Leonida alle Termopili: ma il nemico ha avuto tempo
per scegliersi le difese, spara da posizioni dominanti, è,
in una parola il padrone della situazione.
Il combattimento
dura tutta la giornata. Alle sedici i nostri sparano gli ultimi
caricatori, quelli tolti dalle giberne dei morti. Il fuoco ha un'ultima
ripresa, poi cessa. Nel silenzio, che le ombre della sera fanno
più greve, echeggiano i comandi dei graduati tedeschi che
incolonnano i nostri prigionieri. A notte una gran pace regna sulla
montagna. --Ma se gridassero meno questi Italiani ! -brontolano
i Prussiani, che hanno acceso il fuoco per scaldarsi: canterebbero
volentieri un bel coro, ma i lamenti dei nostri feriti lacerano
le orecchie in maniera assai molesta. Se disturberanno ancora,
li faranno star zitti con un paio di fucilate: «perché noi
--dice un appuntato a un prigioniero -di pane ne vediamo pochino,
ma di cartucce ne abbiamo da sterminare l'universo ».
Basta. E' venuta
anche per i morti di Pielungo e di Pradis l'ora della pace. Sul
poggio di Vai del Ros, a fianco della strada che va verso Pielungo,
un cimitero di guerra riconcilia nel sepolcro caduti della 63° e
della 36° Divisione, Prussiani della Deutsche Jager Division
e Austriaci della 22° Divisione Schutzen.
Rari e frettolosi
devono esservi i pellegrinaggi, a giudicare dallo stato dell'opera:
la piramide commemorativa ha i fianchi screpolati e l'intonaco
cadente, parecchie croci sono spezzate, in altre non c'è più la
tabella di riconoscimento, non un fiore orna i tumuli, la pace
di quei morti è disadorna. Li consola ogni tanto la pietà dei
montanari, parecchi dei quali furono spettatori della battaglia.
Vi salimmo un
mattino di domenica. La burrasca faceva gemere i rami e la pioggia
infracidava il pendio ch'era una pena stare in piedi. Non c'era
nessuno: neanche la pia fanciulla di Pradis che Enrico Fruch, poeta
friulano aveva visto un giorno inginocchiata sotto il muretto. « Mitutis
jù lis dalminis ( zoccoli) di fùr ---Preave une fantate
sot il mùr. » Non c'era nessuno: ma la terra, intorno,
pregava.
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