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Lotta nella tormenta
Cesco Tomaselli
dal Corriere della Sera del 17 dicembre 1929

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

 

Lo sfondamento di Caporetto scoperse, da un'ora all'altra, il fianco destro di queste truppe formate da fanti, bersaglieri e alpini, un battaglione dei quali, il VaI Fella, reclutava i propri uomini sul luogo, cosi che questi friulani vedevano la difesa della Patria identificarsi con quella del focolare, della donna, della stalla, combattevano insomma alle porte di casa. La difesa fu accanita. Quando il 27 ottobre, tre giorni dopo Caporetto, queste truppe ebbero l'ordine di ripiegare, la linea ch'esse tenevano era quasi intatta. La resistenza s'era concentrata alla Sella Nevea, alta 2000 metri, una porta della montagna tra i pilastri del Montasio e del Canin: era una di quelle posizioni d'onore sulle quali non c'è che la morte che dispensi dal combattimento.

Dall'altra parte, il generale Krnuss era alquanto nervoso. Dal suo comando tattico dettava rapporti in cui si leggevano tra le righe, l'impazienza e il dispetto.

«Alle due è incominciato l'attacco in Conca di Plezzo. Nevica. I proiettori si sforzano indarno di squarciare con la loro luce spettrale il fitto della nebbia. ..Sul mattino le condizioni atmosferiche sono andate sempre più peggiorando. Più tardi giungono buone notizie dalla vallata, ma sfavorevoli dall'alto dei monti...Le truppe della difesa resistono sempre validamente...».

Il tempo è veramente orribile. La bufera è cessata, ma un vento gelido spazza le creste e fa turbinare la neve sui valichi. Le sofferenze della truppa sono spaventose. Ogni tanto qualcuno stramazza al suolo , fulminato da un colpo di freddo. Tuttavia si resiste. Lo stile dei rapporti di Krauss è sempre più irritato. « La 10° Armata chiede rinforzi d'urgenza a favore del suo distaccamento impegnato sotto Sella Nevea. Il comandante di quell'armata è stato invitato ad agire energicamente; di conseguenza le truppe di quell'estremo distaccamento d'ala, procedendo da rio Seebach, hanno attaccato Sella Nevea, incontrando però seria resistenza rimpetto alle difese degli Italiani al valico. ..» .

Nel frattempo i Tedeschi erano a Cividale e l'indomani sarebbero entrati in Udine. Il ripiegamento era inevitabile. I difensori cominciarono a scendere col cuore gonfio: di tratto in tratto si levavano le grida dei feriti, che supplicavano di non essere abbandonati. Nessuno li avrebbe più raccolti, poveri martiri, nemmeno il nemico: morire di freddo e di fame era ormai la loro sorte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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In questa sezione:
   
Passato remoto, ma sempre presente
Un ragazzo a Caporetto
Una famiglia nella guerra
Favole e raccontini
Amarcord
   
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