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Un parente dell'Imperatore
Cesco Tomaselli
dal Corriere della Sera del 17 dicembre 1929

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

Questa volta son proprio loro. Precede una pattuglia, poi avanza una compagnia: è la Divisione dei cacciatori imperiali, equipaggiata come per una rivista: elmi d'acciaio, sottogola abbassato e fucile a spall'arm. Marciano per quattro: i pastrani rimboccati fanno vedere che ogni soldato ha ginocchiere di cuoio giallo e stivaloni alla russa.

Vogliono acqua. Gli ufficiali ordinano che gli abitanti dispongano sulla soglia dei secchi colmi: passando, ciascuno attinge e riempie la borraccia. La sfilata prosegue, pesante e compatta. Gli ufficiali si danno grandi arie, come se fossero sui marciapiedi dell'Unter den Linden, hanno due dita di colletto fuor dal bavero e si girano tutti d'un pezzo: forse qualcuno porta la bustina. Dei soldati, ve n'ha d'ogni tipo: alcuni sono imbronciati e taciturni, altri hanno la barzelletta pronta per far ridere la squadra. Un «feldwebel» trae dal pastrano un ombrellino da signora e lo agita in aria: --Questo regalare a Cadorna.-

E' mezzogiorno. La coda della divisione ha appena svoltato dietro la chiesa, per la strada che mena a Pradis, e già incominciano a passar le carrette. Piccole a due ruote, trainate da cavalli magri e nervosi. Arriva un generale con lo stato maggiore: i cortili sono invasi da cavalli e da ordinanze, le cucine sono occupate da squadre di cucinieri che fanno fuoco con le sedie e le porte. Dalla strada si ode il passo cadenzato di altri battaglioni che salgono: ogni tanto il fragore di un traino di artiglieria.

Poco dopo il cannone tuona improvvisamente dietro il Monte Pala, ch’è a tramontana di Clauzetto e lo sovrasta. Da un istante all'altro il paese è in trambusto. Soldati di sanità irrompono di corsa" rovistano le case in cerca di tavoli e panconi, abbattono a spalIate le porte del Municipio e della canonica e infiggono sugli stipiti gli stendardi della Croce Rossa. Cominciano ad arrivare feriti, quali in barella, quali sorretti dai compagni. Tutti sono eccitatissimi. Si odono ufficiali imprecare contro gli Italiani.

Che cosa è successo? Un battaglione che marciava da Pradis verso Pielungo è stato preso sotto il fuoco delle mitragliatrici italiane. Tra i morti c'è un maggiore imparentato con la Casa imperiale. Gli ufficiali sono furibondi. Si sono messi intesta che siano stati i borghesi a sparare: tutti gli uomini siano arrestati. Il cannone continua a tuonare. Ora crepitano le mitragliatrici, a raffiche rabbiose: sparano a nastri interi. Ma allora non è più una scaramuccia: allora è una battaglia.

Era infatti una battaglia. Le avanguardie dei cacciatori imperiali s'erano scontrate con le avanguardie di una colonna italiana, formata da due divisioni, la 63° e la 36° che da Pielungo tentavano di aprirsi il passo verso Clauzetto e la pianura.

Ma qui occorre tornare indietro di qualche giorno. L’alba del 24 ottobre aveva trovato la 36° divisione di fanteria del generale Taranto in posizione di difesa a oltranza alle testate delle valli Fella, Dogna e Raccolana: esse sbarravano il valico della Pontebbana e proteggevano ad oriente il Canale del Ferro nel cui fondo scorre la strada nazionale: Chiusaforte è la chiave di questo complicato nodo di valli.

 

 

 

 

 

 

 

 


<<--- La battaglia di Pradis
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In questa sezione:
   
Passato remoto, ma sempre presente
Un ragazzo a Caporetto
Una famiglia nella guerra
Favole e raccontini
Amarcord
   
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