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Riordinavo una libreria nella vecchia casa di campagna quando,
tra libri ingialliti, riviste da macero, documenti di cui si era
perso il ricordo, misi le mani su un pacco di scartoffie contenute
in una cartella di cartone nero legata con delle fettucce.
C’erano appunti manoscritti, schizzi, ritagli di giornale,
cartoline, e dei quadernetti scritti con una calligrafia regolare,
ordinata. Man mano che le sfogliavo, da quelle carte vecchie di
più di ottant’anni uscivano le vicende di un aspirante
ufficiale (1), un ragazzo di diciotto anni mandato a combattere
in una trincea sulle montagne della Carnia, pochi giorni prima
della rotta di Caporetto. Via via che procedevo, la lettura mi
interessava sempre di più, perché quel giovane ufficialetto,
le cui vicende rappresentavano così bene quelle di tanti
suoi coetanei, si chiamava Oscar Bonomi: era mio padre.
Mi tornarono in mente aneddoti che mi aveva raccontato quando
io ero ancora un ragazzo, poi altre notizie che mi aveva riferito
mia nonna e mi si delineò tutto un filo conduttore. Sistemai
allora in fretta la libreria e mi accinsi a riordinare le tessere
di questo mosaico.
Udine, estate 1917. La città era a meno di quaranta chilometri
dal fronte dell’Isonzo ma la vita vi si svolgeva tranquilla
come in ogni altra città di provincia. Uffici, fabbriche,
scuole, tutto funzionava alla perfezione, nei caffè le “sciantose” rallegravano
le serate degli avventori con le loro canzonette, non c’erano
bombardamenti, i generi alimentari non erano razionati. Il Capo
di Stato Maggiore, generale Cadorna aveva stabilito proprio ad
Udine il suo quartier generale e ciò doveva rassicurare
non poco gli abitanti: “Se hanno piazzato proprio qui l’Alto
Comando vuol dire che possiamo stare tranquilli che il nemico non
potrà mai arrivare fino ad Udine.”
La gente, come in tutto il resto d’Italia non si curava
troppo delle vicende della guerra, forse perché in due anni,
nonostante le tante offensive scagliate da entrambe le parti, il
fronte si era spostato di ben pochi chilometri. I civili non capivano
e non si immedesimavano nei sacrifici dei combattenti, inchiodati
da due anni nelle trincee tra fango e pidocchi, ne avevano ancora
ben chiaro il tremendo tributo umano che i combattimenti esigevano,
sebbene per tutti quei due anni ci fosse stato un continuo stillicidio
di perdite ed ogni offensiva costasse migliaia di giovani vite.
Udine dunque viveva una vita normalissima e i corsi scolastici
proseguivano regolarmente. In aprile, con un certo anticipo sulla
fine dei corsi lo studente Oscar Bonomi aveva ottenuto la licenza
di V° ragioneria in seguito alla quale aveva conseguito il diploma
di ragioniere.
Rag. Oscar Bonomi, classe 1898, nacque a Savona quasi per caso
perché Suo padre Raffaele (chiamiamolo senior, per
non fare confusione con lo scrivente, suo nipote) di origini marchigiane
era un funzionario dell’Ufficio Imposte Dirette, un agente
delle tasse insomma. Il ministero ogni due o tre anni gli cambiava
sede e, per finire, era approdato ad Udine dove da ragazzino
era diventato un giovanotto. Oscar era già stato chiamato
alle armi, ma fu lasciato in congedo in attesa che iniziassero
i corsi per allievi ufficiali di complemento ai quali aveva già fatto
domanda.
Aveva appena ottenuto il diploma e subito, due giorni dopo, frequentava
la scuola allievi ufficiali di complemento Già l’anno
precedente si era arruolato nei “Volontari ciclisti” (2) assieme a vari suoi compagni tra i quali un Etelredo Puppini di
cui era amicissimo, ma la loro attività si ridusse a qualche
allenamento domenicale senza alcun impiego effettivo, mentre ora
era servizio militare in piena regola, e di quelli duri, non in
qualche ufficio, ma nei reparti operativi.
Oscar quindi fu inviato alla scuola allievi ufficiali di Parma.
Ci restò cinque mesi: tempo più che sufficiente per
trasformare un giovane ragioniere in ottima carne da macello. Di
quel periodo ricordava soprattutto la rigida severità dei
sergenti che plasmavano gli allievi con l’osservanza di una
ferrea disciplina. Addestramento pratico modesto: qualche marcia,
un po’di tiri nel greto del fiume Parma in secca, studio
dei regolamenti.
Ben diverso il tirocinio degli Arditi (3).
Un giorno l’allievo
ufficiale Bonomi, sfruttando qualche ora di permesso, andò a
trovare un conoscente di famiglia, un certo Pietro Tarchini di
Sondrio, che era negli Arditi, compagnie d’assalto, e faceva
addestramento in un centro dei dintorni. Appena arrivato fu spettatore
di una vera e propria battaglia con scariche di fucileria, fuoco
di mitragliatrici, assalti alla baionetta, bombe a mano. Dopo poco
passarono due barellieri che trasportavano un ferito; passò pure
un ufficiale che, vista la faccia allibita del giovane allievo
fece: “Paura, eh? Qualche volta ci scappa pure il morto!”
Finito il corso, il 3 di ottobre, Oscar fu nominato aspirante
ufficiale e rimandato al distretto militare di Udine che lo assegnò al battaglione “Val Fella” dell’8° Rgt.
Alpini.
Dopo qualche giorno di licenza partì per il fronte assieme
ad altri giovani colleghi: destinazione la valle Raccolana, in
Carnia. Presero il treno fino a Chiusaforte, dove si fermarono
a dormire e il giorno seguente si incamminarono per raggiungere
la loro destinazione alla testata della valle, dalle parti di
Sella Nevea.
Ma è ora di dare la parola al nostro protagonista. Ricordando
che parla un ragazzo di diciotto anni.
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