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Un brutto quarto d'ora
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

Un brutto quarto d’ora

Finalmente dopo due giorni la tormenta era diminuita e le comunicazioni interrotte coi piccoli posti vennero riattivate con fatica a causa della gran neve caduta. Il camminamento nei tratti ancora scoperti era completamente pieno di neve sicchè per percorrerlo bisognava camminare allo scoperto e restare così indifesi dai probabili tiri dell’avversario.

Una corvèe partita dai piccoli posti protetta dalla nebbia raggiunse i baraccamenti passando fuori della trincea. Fummo tutti contenti di vederli salvi e dopo averli caricati di viveri e di liquori li rimandammo ai piccoli posti raccomandando che cominciassero a sgomberare la trincea dalla loro parte. l soldati che erano nel ricovero si misero a lavorare subito di gran Iena per togliere la neve e sgomberare la mulattiera che conduceva al camminamento.

L’indomani mattina mentre una squadra sgomberava la mulattiera fino al comando di battaglione, un’altra lavorava attorno alla trincea. Anche nei tratti coperti la neve spinta dalla tormenta era entrata compatta per cinque metri nella trincea in modo che questa era completamente otturata. lo andavo su e giù sorvegliando i lavori sia dell’una come dell’altra squadra. Quando si alzò Frerejan divisi con lui il lavoro di sorveglianza ed io mi presi quello dello sgombero della mulattiera raccomandando sempre ai soldati di togliere la neve verso la montagna.

Siccome il vento non cessava, la mulattiera appena sgomberata era subito ricoperta di neve. lo non sapevo come mettermi per offrire meno bersaglio al vento che mi tagliava la faccia e non mi faceva respirare. Lo zappatore (9) Tambosco lavorava in modo ammirevole scoprendo lunghi tratti di sentiero e spingendosi molto avanti ai compagni.

Finito 10 sgombero della mulattiera consigliai i soldati a portare della legna ai ricoveri perché si risparmiavano così la pena di ritornare. Tutti accettarono di buon grado la nuova fatica ed io andai a trovare il tenente Beccario e mi trattenni con lui nella calda stanzetta fino all'ora della mensa.

Quando il capitano e gli altri ufficiali della compagnia vennero dal dottore, tutti assieme ci recammo alla mensa di compagnia. L’ascesa alla mia quota era piuttosto faticosa per le circostanze già accennate e giungemmo al baracchino col fiato grosso e col viso rosso dalla fatica. Oderda bloccato dalla neve fu assente e pranzò a Punta Plagnis. Mentre raccolti attorno alla tavola imbandita con fumanti e saporosi cibi, si ascoltava il lieto crepitare della legna nella stufa si udì in lontananza un forte e prolungato boato che scendeva giù per la montagna. Rimanemmo in ascolto coi respiri sospesi.

" E’una valanga. " Pronunziò il capitano in mezzo al silenzio generale. " Cominciano già le loro gesta " esclamò Delù oscurandosi in volto.

Terminammo quindi il nostro pranzo ed il capitano ci raccomandò di sorvegliare attentamente i lavori del camminamento. Mentre stavamo per separarci un soldato della mia quota giunse di corsa ad avvisarci che una piccola valanga era caduta sul camminamento rovinandolo un poco. Subito accorsi in trincea: il corpo sprofondava nella neve fino al petto e coll’aiuto dell’alpenstock giunsi fino al luogo della valanga. La nebbia non mi permetteva di vedere molto lontano, ma scrutando bene la striscia di neve e terra vidi degli strumenti da lavoro giù per la montagna. Dissi ai soldati di lasciarli dove la valanga li aveva trasportati e raccomandai loro di rimettersi prontamente al lavoro consigliandoli di mettersi sparpagliati per non essere di facile bersaglio al nemico.

Rimasi nel camminamento fino alle sedici, ora in cui Frerejan venne a darmi il cambio. Ero da poco ritornato nel mio baracchino ove stavo a scaldarmi quando udii venire dal di fuori alcune grida e qualche esclamazione. Mi affacciai subito sulla porta e domandai ad un soldato il perché di quel frastuono.

" Oh, nulla signor tenente, ma posso dirle che il genio non è adatto per la montagna."

" Insomma che cosa è successo? "

" Un caso divertente. I soldati del genio, comandati dal loro caporale, dopo essere stati finora nella caverna volevano ritornare in baracca. Siccome di montagna non se ne intendono punto, camminavano sulla neve piuttosto lontani dalla roccia in un punto dove quella era molto alta e soffice. Noi che prevedevamo l'accaduto stavamo a guardare. Infatti non avevano fatto pochi metri dalla caverna quando la neve non resistendo al peso cedette ed i nostri quattro genii sono ruzzolati giù per la china formando colla neve una piccola valanga. "

" Dove sono arrivati? "

" Fino al baracchino della mensa. Hanno preso uno spavento, signor tenente, uno spavento! ...ma sono contento, vogliono fare sempre i super uomini ed ora sono rimasti umiliati. "

" Giacchè eravate presenti potevate soccorrerli. "

" Prima ci siamo divertiti un po' " quindi li abbiamo soccorsi, altrimenti sarebbero ancora laggiù. "

" E ora dove sono? "

" In cucina a scaldarsi e a farsi passare la paura coll’odore del rancio. " " Ma nessuno si è fatto male? "

" Macchè, signor tenente, stanno meglio di me: sono loro che vogliono dare molta importanza alla cosa. "

Andai in cucina per vedere quei malcapitati.

" Ecco gli eroi! " esclamò un alpino appena mi vide entrare in cucina. " Ebbene Ciaccheri ( il caporale) che cosa ti è accaduto poco fa? "

" Oh, signor tenente, me la sono vista proprio brutta sa! Che spavento! Che spavento! Mi ero proprio visto spacciato e già mi ero raccomandato a Dio. Avevo paura di arrivare fino in fondo ma per fortuna mi sono fermato con la testa ed il corpo sepolti dalla neve e con una gamba in alto. "

" Che! Facevi la ginnastica mentre ruzzolavi? "

" Eh, lei scherza, signor tenente ma la vita di montagna è molto brutta e non fa per "

me.

" Lo so che è brutta, adesso è nulla, siamo in ottobre, ma quando saremo

nell’inverno inoltrato allora sì che saranno affaracci.

" L’ho bello e visto, signor tenente, entro l’anno io muoio quassù. Così lontano dai miei. " Esclamò tristemente-

" Vieni a suonare la chitarra,. vedrai che la paura ti passerà. "

" Signor tenente non ne ho proprio voglia,. mi lasci riscaldare,. che spavento, che spavento!" continuò tra si

Mi ritrassi nuovamente nel mio stanzino presso la stufa accesa. La tormenta ricominciava. Poco dopo giunse Frerejan pieno di neve e di .freddo. lo misi nuova legna nella stufa e gli preparai tutto perchè si riscaldasse con comodo.

" Voglio bere un po’di strega, così sono al completo. " Esclamò fra due boccate di fumo. " Già, ma L’abbiamo finita a mezzogiorno la strega. "

" Allora cosa c’è da bere ? " "C'è del cognac e del rum. " " Dammeli tutti e due che ne faccio un miscuglio unico. " Mentre sorbiva la sua miscela, gli raccontai il caso toccato ai soldati del genio ed egli li compatì per la loro imperizia di montagna. Passò diverso tempo in un profondo silenzio. La tormenta martellava i vetri del baracchino.

" Si è fatta una brutta giornata. " Esclamò Frerejan. " Andiamo a mensa questa sera? "

" n tempo non 10 permetterebbe ma se venisse il capitano bisognerebbe andarci per non far brutta figura. Vuoi dire che noi attendiamo e se li vediamo venire scendiamo alla mensa. "

" Son quasi le diciotto, stiamo all'erta. " Uscii dal baracchino e ne rientrai poco dopo. " Sono arrivati " dissi " Bisogna andare. "

"Prendi la lampada e vedi se c’è la candela. " " Ce ne sono circa quattro centimetri. "

" Basteranno, andiamo. " Ci sedemmo sulla neve e giù, dopo qualche secondo entrammo contemporaneamente con le gambe dentro la mensa. AI vederci arrivare in quel modo il capitano. rise e si congratulò. Ci riscaldammo ala stufa in attesa dei cibi. Di fuori la tormenta infuriava.

Cappelletti ci portava le vivande dentro le marmitte e dalla cucina veniva giù seduto sulla neve ed al ritorno si aiutava faticosamente con una corda. Quella sera il capitano decise essere L’ultima della mensa, per la qual cosa data la nostra lontananza avremmo sempre mangiato nel nostro baracchino. n tempo trascorso alla mensa jùxxxxxxxx abbastanza ilare. Tre volte la porta rimase bloccata dalla neve accumulata e tre volte Fratocchia e Cappelletti dovettero sgombrarla con un badile per portarci le vivande. n tradizionale sette e mezzo seguì alla cena e verso le venti e mezzo, quando ci parve che la tormenta soffiasse meno violenta ci disponemmo per il ritorno

n capitano e gli altri ufficiali, muniti di lampada scivolarono seduti fino al comando di battaglione ma una sorte diversa capitò a me e a Frerejan. Appena usciti dalla mensa la tormenta ricominciò colla sua furia facendo consumare la candela a vista d’occhio. La neve accumulata dal vento era enorme e non sapevamo se percorrere la mulattiera scomparsa o arrampicarci su per la montagna. Decidemmo senz'altro il secondo modo, forse più difficile ma più breve. Ci aiutammo prima con la corda di Cappelletti ma ad un tratto una raffica più forte di vento spense la lampada e restammo al buio completo.

n momento fu brutto e penoso. n vento era fortissimo, si sprofondava nella neve fino al petto; tutto era buio e non si sapeva con precisione il punto ove si era. Quanto tratto avevamo fatto? Quanto ne rimaneva ancora? Dove eravamo? E furono appunto quelle incertezze che ci fecero perdere per qualche momento la padronanza di noi stessi.

Ma fu un attimo. Inutile alzare la voce; il vento non 10 permetteva. Ad un tratto udii la voce di Frerejan vicino a me: " Su coraggio, io gelo, passa tu di dietro. " 10 esaudii il suo desiderio e cercammo di aiutarci reciprocamente, ma invece di salire verso l'alto cominciammo a scivolare giù per il monte. " Forza o siamo perduti. " disse Frerejan.

Raddoppiammo le nostre energie e trovata la sporgenza di una roccia ci aggrappammo a quella. Come due naufraghi che dopo aver nuotato invano contro gli spumosi frangenti e trovato uno scoglio cercano di tenersi aggrappati e di salirvi sperando di salvarsi, così noi benchè sfiniti dagli sforzi riattaccammo risoluti alla rupe. Dalla forma la riconobbi e: " Frerejan, " dissi "va lungo la roccia e subito siamo a posto. " Infatti dopo altri numerosi sforzi giungemmo davanti ai baraccamenti.

Alcuni soldati vedendo il lume della mensa spento e non vedendoci ritornare stavano fuori dalle baracche con una lanterna in mano. Vedendoci giungere fiacchi fiacchi e pieni di neve si fecero subito d'intorno tutti premurosi. Frerejan aveva tutte le dita colpite da un principio di congelamento. Callegari cominciò a strofinarle .fra le sue mani in modo che il sangue riprendesse la circolazione ordinaria. L’effetto fu quasi immediato e poco dopo il sangue ricominciando a circolare gli produsse dei forti dolori alle mani. 10 avendo i guanti di lana non ebbi alcun inconveniente.

" Dì Frerejan, abbiamo passato un brutto quarto d'ora. "

" In verità molto brutto, tanto più che io avendo le mani gelate non sentivo la tua che mi afferrava quando eravamo vicini alla rupe. Però adesso mi sento molto male allo stomaco. "

" Anch'io ho male allo stomaco,. deve essere stato l'effetto della neve avendo noi mangiato poco fa "

" Voglio mettermi a letto perchè sto proprio male. "

" Prendi qualche cosa di spiritoso che ti metta un po’in forze " " 10 ho una bottiglia di fernet" disse un soldato " se la vuole... " " Prendi, Frerejan, una bottiglia di fernet "

Quando egli ne bevve a sufficienza ne tracannai anch’io più di due dita.

" Ciaccheri, suona la chitarra " disse Frerejan " Così ci tieni allegri. " Ma Frerejan stava proprio male. Un tremito convulso 10 scuoteva tutto e le numerose coperte non bastavano a farlo riscaldare.

Ciaccheri suonò e cantò fino alle ventitre numerose canzonette, alcune delle quali piene di nostalgia che mi empirono la mente di ricordi dolci e tristi. Udine, la mia famiglia ed i miei amori mi passavano a poco a poco davanti alla mente, mentre io ero lontano dai miei cari lassù sperduto a più di duemila metri di altezza. Così andai a riposare con l'animo mesto ed afflitto e finì quella giornata ricca delle emozioni presenti e dei dolci ricordi del passato.


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Udine, estate 1917
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L’arrivo a Cregnedul
Prime giornate
Soggiorno
La natura ad alta quota
Un brutto quarto d’ora.
Ritirata
Verso Pecol
Da Pecol a Chiusaforte
Da Chiusaforte a Stazione Carnia
E' un vero peccato
Hanno visto la battaglia di Pradis
Un parente dell'Imperatore
La lotta nella tormenta
Due Divisioni accerchiate
Il nemico in anticipo
L'ultimo assalto
Mentre sui fronti ...
I prigionieri di Pradis ...
Relazione del
14-12-1918 ...
Non fu congedato ...
Note
P.S.
   
 


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