| Da casa, giovedì 1° febbraio 2007
Carissimo Oliver,
mi riferisco al tuo intervento "Felice sotto l'ombrello" per ringraziarti dell'attenzione che hai voluto porre nel riportare un episodio che ti ha coinvolto personalmente e per chiarire alcune cose che sono sfuggite alla tua intelligenza canina.
Invero mi trovo nella situazione imbarazzante di chi non sa se in una certa circostanza si è spiegato bene o se non è stato capito; in effetti mi sono spiegato bene, ma tu, elaborando, come il tuo solito, pensieri assolutamente elementari non mi hai capito ed hai travisato completamente il senso delle mie espressioni.
Non è colpa tua, ben s'intende, sono io, invece, che non ho valutato che non puoi capire cosa vuol dire la recitazione, interpretare una parte ed essere attore come tanti tuoi colleghi che spesso vedi alla televisione: come il Commissario Rex, Lassie, Ritintin, i 101 della famosa carica, Lilli e il vagabondo e tutti quei tuoi colleghi e amici che hanno dedicato la loro vita a rappresentare personaggi famosi e non.
Tu, è vero, sai solo rappresentare te stesso e, pertanto, è piu che comprensibile la tua "totale disapprovazione".
Ora, se mi consenti, vorrei solo spiegarti ciò che, volente o nolente, appare dalla visione nelle due immagini del rollover.
Nell'immagine off (quella sovrapposta):
- un fumetto nel quale è scritto ciò che dice una persona (zio Nejib, l'attore nascosto) che regge l'ombrello;
- l'ombrello aperto su te (il protagonista), seduto sul posto a te riservato sul divano;
- tu, ritto sulle zampe posteriori.
Nell'immagine on (quella sottoposta):
- tu che spicchi il salto dal divano ancora coperto dall'ombrello
- ed esclami "Ma va!"
L'ombrello aperto in casa in una giornata serena è simbolo di protezione da qualcosa di diverso dalla pioggia, qualcosa che è spiegato nel fumetto e precisamente:
Lo si capisce dai quattro puntini che la precedono e che prosegue nel far indendere che la felicità ...:
.... sarà il risultato del tuo
FAI DA TE!
Per quanto mi riguarda io
seguo la regola del
QUANDO PIOVE, APRI
L'OMBRELLO
E ASPETTA CHE SPIOVA! A questo punto, non metterti in agitazione e aspetta che finisca prima che tu inizi ad emettere quel tuo ringhio fastidioso che prelude a qualche sonoro abbaio. Non essere impaziente perchè la spiegazione può continuare solo se capisci cos'è una metafora.
Che sia un tropo, non occorre che tu lo sappia e nemmeno che tu sappia che non è una similitudine, ma l'espressione del riparo sotto l'ombrello quando non piove significa doversi proteggere da qualche altro fastidio contro il quale occorre dotarsi di attrezzi idonei materiali e non.
Con ciò avrai compreso appieno il significato di quanto ho voluto che tu rappresentassi quel fatidico giorno di Santo Stefano del 2006!
In verità, tu hai bisogno ancora di capire due situazioni:
-
per te la pioggia non è un fastidio. Questo lo so da come te la spassi seduto in mezzo al pratino avanti casa quando piove. Se in qualche modo fossi dotato del tuo pelleccione e del tuo contropelliccione, dell'ombrello non saprei che farmene: a me serve quando piove e tu lo sai quanto, da quella volta che tornammo a casa zuppi come pulcini ... (non occorre farlo sapere in giro);
-
quale fastidio doveva parare? Nel contesto della rappresentazione nulla si evince in proposito perchè la mia intenzione era rivolta a qualsiasi circostanza che potesse creare qualche disagio dal quale difendersi; e questo è il discorso che qui vorrei approfondire con te.
Tra tutte le traversie che attravarsano questa nostra esistenza, ed anche la tua - incoscientemente - ve n'è una che, particolarmente ci colpisce: quella di essere governati da persone che che considerano i propri concittadini come loro sudditi e agiscono in senso opposto all'interesse collettivo e dei singoli.
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