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Edoardo Salvestrini

 

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Solidale con i beagle



Sabato 22 marzo 2003

Papà, questa mattina, mi ha letto un articolo di Ivo Germano pubblicato su "Il Domenicale" di oggi dove, tra l'altro, dedica uno spazio per prendere le parti dei beagle.
Il testo è di difficile comprensione e francamente non ho capito niente di tutto ciò che papà mi ha letto, ma quando ho sentito che gli umani non possono più permettersi di maltrattare l'insieme delle creature che vivono con loro e che ogni violenza sulla persona umana, sull'animale e sulle cose è illecita, mi sono commosso (gli ho chiesto se la questione riguarda anche la mia pappiera).
Non ho molta simpatia per i beagle, perché li trovo un po' troppo vivaci, ma ciò non toglie il fatto che per la ricerca medica di cui anche noi, esseri viventi, siamo tutti beneficiari, questi miei consimili, anche se particolarmente resistenti al dolore, non possono continuare ad essere sottoposti ad esperimenti che compromettono il loro stesso stato di salute (in quanto a vivacità dei beagle, ho saputo certe cose dalla mia amica Alice che qui non dico e, credetemi, ne combina di tutti i colori riuscendo sempre a farsi perdonare!).
Possibile che si debba ancora maltrattare una creatura vivente con dei sistemi così barbari quando, oggi, la tecnologia consente di ottenere gli stessi risultati senza creare danni alla natura, come nel caso dell'impiego di materiali come il piombo o l'amianto che sono stati sostituiti da componenti più efficaci ed innocui?
Io, di piombo ed amianto non so, ma, per spiegarmi il concetto, papà mi ha fatto vedere, in un prato vicino a casa nostra, una batteria di automobile abbandonata: ho capito che quella era robaccia perchè mi ha impedito di alzare la zampa posteriore sinistra (e non la destra) per spargere il marchio umido del mio passaggio (perchè la zampa sinistra ve lo spiegherò tra qualche giorno)!
Papà, poi, mi ha detto che, nella notte dei tempi, Dio impose alla specie umana e a noi canidi un patto di amicizia: noi aiutiamo gli uomini nella caccia; nella sorveglianza dei loro averi che custodiamo come nostri; nel ritrovamento di in ogni cosa persa; nei servizi di protezione civile nei quali, spesso, la nostra vita è posta a rischio; loro ci ricambiano: con il rispetto nei nostri riguardi; con la cura per il nostro benessere e sostentamento ed infine, sopra ogni cosa, con l'amore che in ogni momento della nostra vita esprimiamo e che vogliamo ricambiato incondizionatamente.
Ed ecco l'articolo che riporto integralmente nello spazio di questa pagina.



Prendiamo le parti dei beagle (*)
di Ivo Germano

I sacrosanti diritti degli animali e la filosofia morale spaemanniana

I recenti esperimenti sui cani di razza beagle, motivati dalla loro forte resistenza al dolore, consentono di valutare la contestualizzazione della bioetica e dell'etica ambientale nella filosofia morale di Robert Spaemann.

La questione circa le modalità del comportamento umano nei confronti dell'ambiente naturale, della fauna e della flora rappresenta uno degli aspetti più particolari del pensiero del filosofo tedesco, fautore dell'interruzione immediata di qualsiasi tipo di esperimento sugli animali.
In nome dell'umanità, non ci sarebbe, infatti, alcuna ragione fondamentale per infliggere sofferenze gratuite a creature sensibili ed esposte al dolore. E così anche per le applicazioni delle scienze naturali, particolarmente, in campo biologico.
A suo avviso, la filosofia morale ha l'obbligo di sostenere i sacrosanti diritti degli animali, giacche la curiosità verso le cose del creato implica la centralità cosmica, non solo dell'uomo, ma pure dell'animale. "II mondo delle creature sensibili va oltre i limiti della razza umana e noi non abbiamo il diritto di costringere altre creature sensibili a una vita che consiste solo di torture e di timore della morte. Non è solo una questione di pietà, non abbiamo semplicemente il diritto di farlo!".
Non possiamo permetterci di maltrattare l'insieme delle creature che vivono assieme a noi. Ben più augurabile, allora, per finalità personali, mantenere un atteggiamento responsabile, non solo, semplicemente, verso gli altri uomini, ma anche nei confronti degli animali.
Spaemann insegna il coraggio di non temere la critica altrui, obbedendo a ciò che la realtà esige dagli uomini verso l'ambiente.
Nella relazione fra etica e diritti degli animali, Spaemann obietta che non è più possibile percepirsi come detentori di diritti, partoriti da accordi specifici, poi che la vita umana si riconosce ontologicamente nel diritto inviolabile della persona e nel valore morale dell'ordine naturale. Ogni violenza sulla persona umana, sull'animale e sulle cose è quindi illecita.

(*) su "Il Domenicale" di sabato 22 marzo 2003

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